F1, la Ferrari può ancora sognare il titolo?

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FINE DEI SOGNI?- Dopo avere iniziato la stagione da protagonista assoluta, con 3 vittorie nelle prime 6 gare e soprattutto una raggiunta parità tecnica, quando non superiorità, nei confronti della Mercedes, la Ferrari ha subito un riavvicinamento della scuderia di Stoccarda. Il vantaggio nella classifica piloti di Sebastian Vettel su Lewis Hamilton si è ridotto ad un solo punto, mentre in quella costruttori le frecce d’argento hanno preso il largo con 330 punti contro 275. Questa inversione di tendenza è dovuta a diversi fattori, tecnici ma non solo. Vediamo di capire se il sogno mondiale è già finito oppure se i tifosi della Rossa possono ancora sperare

SVILUPPO– l’alta competitività della Ferrari ad inizio stagione era dovuta essenzialmente ad un progetto tecnico molto migliore di quello delle annate precedenti, sul piano telaistico e del carico aerodinamico in particolare; è stata fatta la scelta di impostare una vettura con maggiore aderenza (carico) a discapito dell’efficienza aerodinamica (resistenza all’avanzamento), supponendo di compensare la conseguente minore velocità di punta con il potenziamento della PU, che si immaginava potesse competere con il formidabile motore Mercedes. Questa superiorità, emersa chiaramente fino al gran premio di Monaco, è andata scemando per due fondamentali ragioni; lo sviluppo degli avversari, che hanno portato un consistente pacchetto di aggiornamenti già in Spagna, riducendo di 5 kg il peso della W08 e migliorando la gestione dei pneumatici,  e soprattutto due modifiche regolamentari “imposte”  più o meno velatamente dalla FIA alla Ferrari; la rimozione del fondo flessibile, o meglio la chiusura laterale per evitarne il movimento, che adattandosi alle pieghe dell’asfalto creava un effetto suolo aggiuntivo, e il divieto di usare l’olio motore come additivo per la benzina, che (ma sono solo indiscrezioni, per quanto autorevoli) pare aumentasse la potenza della PU. A tutto questo si aggiunge che lo sviluppo dei tecnici di Maranello, almeno finora, non è stato all’altezza non solo della Mercedes ma anche della Red Bull, situazione purtroppo identica a quella della scorsa stagione; a Silverstone, per esempio, dovevano esserci 10-15 CV in più di potenza che invece non si sono visti; per questa ragione Vettel non ha potuto superare Verstappen in breve tempo, ed anticipando la sosta per saltarlo ha poi compromesso i suoi pneumatici nel finale. E’ presto per tirare conclusioni e affermare che da qui a fine stagione la Mercedes tornerà lo schiacciasassi degli anni passati, ma serve rapidamente uno scatto in avanti dei progettisti di Maranello (e di certo la migrazione di James Allison, fino all’anno scorso in Ferrari e ora a Stoccarda, non aiuta), per contrastare la stella a 3 punte nella seconda metà delle stagione, considerando anche la natura dei circuiti. E qui veniamo al secondo punto

PISTE- La gara di Silverstone, con le attuali prestazioni dei top team, era presumibilmente la peggiore in assoluto per la Ferrari, con curve ad alto e medio carico, e 2 lunghi rettilinei. Il passo lungo della Mercedes sembra fatto apposta per questo tipo di pista, e inoltre la rimozione del fondo flessibile, già attuata dal GP d’Austria, ha ridotto il carico aerodinamico della Rossa in misura significativa. Da qui a fine stagione ci saranno almeno altri 4 circuiti con caratteristiche simili a quello inglese; Belgio, Malesia, Giappone e Brasile. In due occasioni la Ferrari dovrebbe essere favorita, a Budapest, domenica prossima, e a Singapore, piste con prevalenza di tratti lenti e curve a bassa velocità di percorrenza, che dovrebbero sfavorire il passo lungo della Mercedes. A Monza, dove conta quasi esclusivamente la potenza,  la Ferrari dovrebbe portare un nuovo motore, diversamente la PU tedesca sarà inavvicinabile. Le altre 3 gare (USA, Messico e Abu Dhabi), oltre ad essere troppo lontane nel tempo per non tener conto degli inevitabili aggiornamenti sulle vetture, hanno caratteristiche più varie che non consentono di fare previsioni. Complessivamente, in teoria la Mercedes sembra favorita su una quantità maggiore di circuiti rispetto alla Ferrari, tenendo conto, ripetiamo, degli attuali rapporti di forza.

PILOTI- il fattore umano, e quello episodico, in una stagione con prestazioni cosi vicine tra le migliori macchine, non sono meno importanti di quello strettamente tecnico.  Sebastian Vettel, straordinario nella prima parte della stagione,  non ha capitalizzato a sufficienza il vantaggio che la vettura ancora gli dava, sia per semplici episodi di gara (la SC in Cina per l’incidente di Giovinazzi, o l’ala danneggiata in Canada da Verstappen), sia  per errori suoi, come la partenza sbagliata di Silverstone o la ruotata ad Hamilton a Baku (che da regolamento poteva costargli la squalifica, non solo 10 secondi di stop) senza la quale avrebbe certamente vinto. Il tedesco 4 volte campione del mondo, dopo un inizio scoppiettante, sembra soffrire la pressione del duello ravvicinato con la Mercedes e con Hamilton, pilota quest’ultimo poco sportivo e provocatore, ma che sembra più a suo agio in queste situazioni e anche più abituato (vedi le ultime due stagioni contro Rosberg). Sebastian facilmente si innervosisce e interpreta semplici situazioni sfavorevoli  di gara come scorrettezze avversarie.  Inoltre, lui e la Ferrari non sembrano poter contare al 100% sull’apporto di Kimi Raikkonen, comunque meno di quanto possono fare in Mercedes con Bottas, che ha già vinto due gare, a Barcellona ha deliberatamente rallentato Vettel,  e in generale, oltre a portare più punti, si è sempre trovato più avanti durante la gara del connazionale ferrarista, a sua volta penalizzato da due incidenti alla prima curva (Spagna e Canada), ma che certamente è stato spesso discontinuo e autore di gare opache. Del resto, tra due mesi Iceman compie 38 anni, e probabilmente il meglio di sé lo ha già dato (tra l’altro , è ancora l’ultimo campione del mondo con la rossa, nel 2007); se si vuole vincere il mondiale, senza avere una superiorità schiacciante come la Mercedes 2014-16 o la Red Bull 2010-13, serve l’apporto di tutti, piloti in primis.

CONCLUSIONI- L’inversione di tendenza è evidente, ma siamo appena a metà stagione. Il pacchetto messo in pista dalla Ferrari è grande qualità, a differenza degli anni passati. Certo, se si starà fermi a guardare, il mondiale resterà una chimera, ma siamo convinti che gli ingegneri di Maranello lavoreranno giorno e notte durante la pausa estiva per sviluppare la macchina, e anche che gli episodi non potranno sempre girare contro, come è successo finora nella maggior parte dei casi: e quando le prestazioni sono molto vicine, gli episodi possono essere decisivi, cosi come le prestazioni dei piloti. Tutto questo, a condizione di non fallire l’appuntamento di Budapest domenica prossima

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