Bologna, 100 milioni per questo? Le ragioni dietro una squadra che non decolla

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BOLOGNA – Sfiora i 100 milioni l’importo investito finora dal Chairmain Saputo nel Bologna, fra acquisto, patrimonializzazione del club e cartellini di giocatori. Una cifra davvero importante, in un lasso di tempo tutto sommato breve (a novembre saranno 3 anni), ma, se da un lato si corre (ammodernamento dello stadio, rinnovamento del centro allenamenti di Casteldebole, attenzione alle categorie giovanili) dall’altro, in campo, i rossoblu hanno corso molto meno, mettendo a segno paradossalmente record negativi di rilevanza storica sotto l’egida della società più ricca di sempre.

UN PROGETTO CHE SUL CAMPO NON DECOLLA – Dopo un primo anno di Serie A vissuto fra alti e bassi, le aspettative dei tifosi e della società sono state disattese sul campo, con i rossoblu “protagonisti” di un secondo campionato a dir poco anonimo, che non ha fatto altro che mettere i bastoni fra le ruote a un progetto sulla carta davvero promettente per i felsinei. In un paio di stagioni il valore di alcuni acquisti di rilievo dal punto di vista economico, come ad esempio Rizzo (6 milioni) o Donsah (8 mil), è drasticamente calato, imponendo un rallentamento al processo di crescita tecnica del gruppo, che necessita di sistematiche cessioni “eccellenti” per decollare.

Presentati alla stampa i lavori di ristrutturazione dello stadio 'Dall'Ara' alla presenza del Presidente Joey Saputo, Bologna, 28 agosto 2015.ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Ma se sul campo i risultati non arrivano, il meccanismo si rompe e allora la società è dovuta correre ai ripari, spostando l’impegno di risorse (limitate proprio a causa della mancati introiti da valorizzazioni di giovani) dall’acquisto di giovani promettenti, al puntellamento di criticità evidenziatesi in due anni di Serie A, da qui gli acquisti di Poli, De Maio, Gonzales e Palacio. Accorgimenti ineccepibili, sempre sulla carta, che cozzano però con la realtà, quando davanti al tuo fedele pubblico (già quasi 14000 gli abbonati), perdi 3-0 contro una squadra di categoria inferiore, uscendo dalla Coppa Italia, senza passare dal “via”.

TRA CAPRI ESPIATORI E COLPEVOLI – Quando le cose non vanno come si vorrebbe, si vede tutto grigio, ma è un fatto che il Bologna al momento abbia volato al di sotto delle sue possibilità, in particolare dal punto di vista dei risultati(leggi alla voce: 100 milioni investiti). E se i risultati non arrivano le colpe sono condivise fra società, allenatore e giocatori.

fenucciFenucci e Winterling si stanno muovendo piuttosto bene per aumentare di anno in anno il fatturato societario, perché, si sa, il fatturato non scende in campo ma più è alto, più trofei trovi in bacheca. Spesso però l’ad e il responsabile marketing peccano di sensibilità nei confronti della tifoseria (leggi alla voce “logo della discordia”). Fenucci, in particolare, è puntualissimo ed esaustivo nel commentare i numeri del bilancio societario, ma quando i suoi giocatori “fatturano” più rossi diretti di quanto facciano insieme la seconda e la terza squadra di questa speciale classifica, sarebbe quanto meno opportuno alzare un attimo il tono di voce ed evidenziare questa anomalia. Un comportamento non dovuto, ma che di certo avrebbe lanciato un messaggio di compattezza alla squadra e ai tifosi.

Donadoni 125735169-a391eecd-a82f-48c8-8bfd-b75a4be74109da un anno all’altro, dal canto suo, si è trovato dall’essere osannato da mezza Italia, all’essere accusato da buona parte dei suoi stessi tifosi: principale colpevole di un campionato anonimo e incapace di dare la scossa ad una squadra apparse troppe volte remissiva alle prime difficoltà. Dall’uso con il contagocce del promettente Donsah, al continuo impiego di Torosidis al posto di Kraft o Mbaye, giocatori non di prima fascia ma di sicuro più vendibili del greco, il tecnico negli ultimi mesi ha mostrato qualche criticità di troppo nel tenere in mano le redini della squadra che troppe volte, come denunciato da Donadoni stesso, non riesce a seguirne i dettami. Probabilmente con un Diawara davanti alla difesa era tutto un po’ più semplice.

Se una squadra in campo non brilla, tra i colpevoli rientra di “diritto” anche il direttore sportivo. Dopo una prima annata con Corvino alla guida, il Bologna ha preferito virare su Bigon, che in tre sessioni di mercato ha cercato di imporre la sua filosofia, dovendo però convivere con le scelte le suo predecessore. I dispendiosi investimenti imposti da Corvino ormai due stagioni fa, non hanno al momento dato i risultati sperati dal punto di vista delle plusvalenze (escluso Diawara) e l’attuale ds non ha quindi potuto agire liberamente. Con Bigon sono arrivati sotto le Due Torri giocatori importanti, da Krejci a Dzemaili, ma anche qualche buco nell’acqua, come Sadiq, o ancora oggetti misteriosi, come Petkovic e Valencia. Sulla carta il ds ex Napoli si è saputo muovere tutto sommato bene, non riuscendo però a risolvere concretamente i vari problemi sul campo. Petkovic lo scorso gennaio lo si riteneva davvero pronto per supportare o sostituire Destro? Lo stesso Destro, va ancora ritenuto perno inamovibile della squadra? Gonzale e De Maio sono gli uomini giusti per colmare le lacune difensive evidenziate lo scorso anno? Le risposte a queste domande arriveranno nei prossimi mesi e saranno positive solo se il Bologna sarà in grado di ottenere sul campo risultati convincenti.

joeyI RISCHI DI UN ENNESIMO CAMPIONATO SOTTOTONO – Le aspettative nei confronti di questa società non possono che essere alte e non potrebbe essere altrimenti se la famiglia del patron, è bene rimarcarlo ogni tanto, è tra le 300 più ricche al mondo e, da quando Joey è presidente del Bologna, il patrimonio netto della famiglia Saputo è incrementato di oltre 800 milioni di dollari (683 mil € al cambio odierno), raggiungendo i 5,5 miliardi nella moneta d’oltreoceano. Grazie a una società così solida il Bologna può dormire sonni tranquilli, ma è fondamentale che i tifosi e, soprattutto, lo stesso patron non si disaffezionino della squadra, per questo un altro campionato al di sotto delle aspettative e avaro di soddisfazioni come lo scorso, potrebbe essere rischioso e rallentare ulteriormente un progetto che prosegue tutt’ora, con buona pace di parte della stampa locale. Saputo è ricco ma non “scemo”, citando l’ex presidente Zanetti, perciò difficilmente investirà ulteriori grosse cifre, se non di fronte ad un miglioramento del valore del Bologna stesso. Stadio e diritti tv sono perciò una partita fondamentale, come lo saranno le prossime 38 partite di campionato. Il Bologna c’è, è ora di dimostrarlo sul campo.

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