L’Inter di Spalletti non fallisce il debutto in Viola

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Nel mondo dello spettacolo il viola è un colore malvisto: si dice che indossare in scena vestiti di quella tinta porti molta sfortuna. Quindi anche per Spalletti, che domenica faceva il suo esordio ufficiale alla guida della squadra nerazzurra, l’esordio “in Viola” poteva nascondere qualche insidia. Il banco di prova era piuttosto importante e delicato: dopo un’estate caratterizzata da un mercato attendista e decisamente ponderato, fatto di nomi interessanti ma senza nessun colpo sensazionale (nonostante l’accostamento a più di un giocatore di rango elevato) che aveva fatto storcere più di un naso alla tifoseria interista, e nonostante un precampionato partito con una sconfitta, ma poi dipanatosi a suon di vittorie di livello internazionale (sotto i colpi dei nerazzurri sono cadute, tra le altre, anche il Chelsea di Conte e il Bayern di Sor Carletto), forse il migliore disputato dai nerazzurri da diversi anni a questa parte, le attese al varco della prima partita VERA per Spalletti e i suoi uomini erano elevatissime.

BUONA LA PRIMA – E invece la banda del buon Luciano non ha steccato la prima. E lo ha fatto in modo decisamente convincente. Certo, la Viola attuale non era, forse, il banco di prova più insormontabile che si potesse parare dinnanzi: diverse assenze ed un mercato di smobilitazione dei grossi calibri (due finiti, tra l’altro, proprio in nerazzurro e alla loro prima partita da ex) sembravano già costituire un buon vantaggio per la squadra di casa. Ma bisogna ricordarsi che giusto un anno fa i nerazzurri guidati da De Boer venivano sbeffeggiati, alla prima, da un Chievo che poi non sarebbe certo stato uno dei protagonisti della stagione e che quella sarebbe stata la prima tappa di un calvario che, fatta eccezione per la parentesi rappresentata dal match con la Juve, avrebbe rappresentato uno dei periodi più bui della recente storia interista. Ma quella fu tutta un’altra storia, tutta un’altra dimensione…

PRIMA REGOLA: IDEE CHIARE – In realtà il paragone con la passata stagione è uno dei modi migliori per apprezzare ancor di più ciò che si sta vedendo allo stato attuale: dopo un’estate disastrosa, passata più tra capricci da bar e dichiarazioni da giornali sensazionalistici, con una confusione organizzativa e, probabilmente, anche preparatoria manifestata dalle sconfitte a ripetizione e culminata con l’abbandono del Mancio alla panchina nerazzurra, la squadra milanese si presentava al via del campionato in uno stato confusionale assoluto, con un nuovo allenatore alla guida sbattuto sulla panchina senza avere nessuna esperienza del calcio italiano, senza conoscere la squadra e con poche parole di italiano nel suo carniere. Il risultato fu sotto gli occhi di tutti fin da subito, con le figuracce in serie della squadra nerazzurra ed una classifica che fin da subito parlò chiaramente di quello che sarebbe stato il destino dell’Inter in campionato. E i tifosi, a ottobre (quasi un record), avevano già finito di sperare in qualcosa di soddisfacente per la stagione. La caratteristica principale di questa stagione, invece, è proprio stata, fin da subito, la quadratura della situazione, l’impressione palpabile che Spalletti avesse le idee chiarissime fin dall’inizio e, grossi colpi o meno, avesse in mente un puzzle da far girare nel miglior modo possibile qualsiasi fossero le tessere che, man mano, gli venivano messe a disposizione. Certo, se avesse avuto dei pezzi da 90 da inserire tutto sarebbe stato più facile, ma, storto appena un po’ il naso per non aver visto approdare in nerazzurro quei grossi colpi in cui anche lui sperava, non si è fatto turbare più di tanto ed ha spremuto la rapa che aveva in mano in quel momento, facendola girare al meglio delle sue possibilità. Così si è battuto il Chelsea nonostante l’autogol capolavoro di Kondogbia (che la scorsa stagione sarebbe stato, probabilmente, l’inizio della fine), si è regolato il Bayern senza appello e si è dato poche speranze a tutte le altre squadre incontrate.

LE COSE BUONE… – Con la Viola la sensazione è stata proprio questa. Detto di tutti i dubbi, comunque, della vigilia, è stato il campo, poi a parlare. E non che Lucianone non se la sia giocata a rischio, perché quel Nagatomo titolare sembrava la classica pistola carica sul comodino: dopo gli inizi brillanti del giapponese in maglia nerazzurra, purtroppo negli ultimi tempi il piccolo difensore aveva subito una pesante involuzione, tanto da renderlo protagonista di più di un episodio negativo nel corso della passata stagione, con pesanti svarioni che l’avevano reso decisamente inviso alla tifoseria. Vista sfumare la “speranza” di vederlo partire in estate, ai più poteva sembrare un enorme azzardo il vederlo in campo titolare alla prima, seppur motivata dall’assenza momentanea dei titolari del posto. E, invece, il giapponese non ha fatto danni, e, salvo qualche svarione ormai fisiologico, ha condotto in porto la sua prestazione (e mettiamoci pure l’assist nell’azione del rigore). Attorno a lui la squadra ha girato al meglio palesando sul campo la linea di demarcazione netta con la scorsa stagione. Dove lo scorso campionato si ballava paurosamente in difesa, ed ogni discesa avversaria era un rischio per le coronarie, ora il reparto sembra aver trovato una sua compattezza con l’innesto di uno Skriniar in stato di forma eccellente, che manifesta grande concentrazione, senso della posizione perfetto e dona la tranquillità necessaria a Miranda (quella che ormai con Murillo accanto era diventato un lontano miraggio) perché anche lui torni ad esprimersi ai suoi livelli. Dove lo scorso anno regnava l’approssimazione a centrocampo e le idee sembravano tremendamente confuse, con l’arrivo di Borja Valero e l’apporto di Vecino, l’ordine sembra tornato a farla da padrone e i bei fraseggi della squadra, soprattutto nella prima metà del primo tempo, ne sembrano la testimonianza. La partenza, poi, dell’oggetto misterioso Kondo, divenuto un vero e proprio peso irrecuperabile negli ultimi giorni, ha liberato psicologicamente anche il tifoso, e la sicurezza di avere uno come Gagliardini nella rosa delle scelte fa suonare tutta un’altra musica. In attacco, invece, le cose continuano a girar bene, soprattutto se uno come Icardi riparte da dove aveva finito, ovvero segnando, e Perisic, archiviate le idee di partenza, sembra essersi convinto a calarsi in pieno nella parte e, oltre a sfornare assist, si concede anche il lusso del gol.

…E QUELLE MENO – Certo, non son tutte rose e fiori. La tenuta della squadra per l’intera durata della partita è stata ancora una pecca piuttosto evidente: dopo i primi 20′ in cui l’Inter ha fatto ciò che ha voluto della Fiorentina, il lento ritorno dei Viola si è fatto pian piano sentire e, seppur senza far danni, le occasioni di Simeone, il palo interno con rimbalzo in campo e qualche altra occasione chiusa con le maniere forti (e qualche brivido fugato dalla VAR) sono stati campanelli d’allarme da non sottovalutare, visto che solo il 3-0 ha donato, poi, una nuova tranquillità. Su questo Spalletti dovrà lavorare, come sull’innestare al meglio possibile nell’ingranaggio anche i nuovi arrivati Dalbert e Cancelo, due di cui si dice un gran bene per quello che riguarda la spinta offensiva sulla fascia, ma che lascerebbero un po’ a desiderare in copertura. Si diceva anche di Maicon, quindi resta da vedere come trovare i giusti equilibri. Anche perché, archiviati i facili entusiasmi, si è appena all’inizio e, anche se l’aria sembra ben diversa, sono i risultati quelli che contano. I malumori per il mercato al risparmio (per di più se paragonato a quello delle avversarie…) sono ancora lì che ribollono, e i recenti insulti sul profilo Instagram di Zhang (che hanno costretto a bloccare i commenti per i post successivi) sono lì a testimoniarlo. A Spalletti ed ai suoi uomini il compito di fugare i dubbi, e trasformarli sono in chiacchiere da bar, con i risultati sul campo. Banco di prova importante il prossimo in arrivo, in cui Lucianone sfiderà il suo passato e l’Inter si troverà impegnata nel confronto esterno con una delle pretendenti al titolo. Nulla di definitivo, come per la prima vittoria, ma un esame importante da non fallire.

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