Bologna, ti sei rinforzato o indebolito?

andrea-poli

STRATEGIA– la sessione estiva di mercato del Bologna si è chiusa senza particolari acuti; non sono arrivati nomi altisonanti, e sono rimasti tutti i giocatori migliori (a parte Dzemaili che era già volato in Canada a maggio). Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? La premessa è che il budget triennale messo a disposizione da Saputo si è sostanzialmente esaurito, e le risorse disponibili per gli acquisti erano molto limitate. Si è quindi puntato su giocatori esperti e low-cost, cercando di intervenire dove la rosa appariva più debole, specialmente in difesa. Forse si attendevano offerte più attraenti per i pezzi migliori dell’organico, per eventualmente disporre di un tesoretto da reinvestire sul mercato, ma nessuna di quelle pervenute è stata ritenuta congrua da giustificare qualche cessione, e quindi, dopo le operazioni iniziali, ben poco è successo. Dopo una stagione con poche luci e molte brutte figure, e una salvezza conquistata più per demeriti altrui che meriti propri, si è fatta una scelta conservativa, puntando (evidentemente) sulla crescita degli elementi più talentuosi della rosa, nonché sulla speranza di subire meno infortuni e meno situazioni dubbie (diciamo cosi) con gli arbitri. Di sicuro, dopo gli entusiasmi degli anni passati, una stagione ed una campagna di mercato come queste di certo non contribuiranno ad accrescerli.

DETTAGLIO– premesso che di denari da investire ce n’erano pochi, il Bologna ha comunque speso, in tutto, 9.5 milioni di euro, per gli acquisti di De Maio, Gonzales e Falletti, e per i riscatti di Taider ed Helander, mentre Palacio e Poli sono arrivati a titolo gratuito, e Keita, acquisto last-minute, in prestito. Nulla invece è arrivato dalle cessioni; tralasciando gli elementi rientrati alle società di appartenenza per fine prestito (Viviani e Sadiq) si tratta infatti di prestiti (Oikonomou, Rizzo  Ferrari e Falco, solo il primo con obbligo di riscatto per la Spal), o a titolo definitivo ma gratuito (Mounier e Gastaldello). Quindi, pur in un mercato low cost, la società ha comunque investito quasi 10 milioni di Euro, probabilmente dando per scontata almeno una cessione che, come si è detto, alla fine non è arrivata essenzialmente per mancanza o insufficienza di offerte; resta comunque il fatto, inoppugnabile, che a differenza delle precedenti gestioni (esclusa quella di Giuseppe Gazzoni), non è stato ceduto nessuno dei pezzi migliori, e che non sia accaduto perchè le offerte sono state ritenute troppo basse non cambia la sostanza; questa società può permettersi di tener duro e di dire di no, anche alle grandi, a meno che non arrivino offerte irrinunciabili. Non si tratta di un dettaglio da poco, è bene ricordarlo

REPARTI- La difesa, il reparto più carente l’anno passato, specie al centro, è stata profondamente modificata; si tratta di capire se De Maio e Gonzales faranno meglio di Gastaldello ed Oikonomou; noi abbiamo qualche dubbio, specie sull’ex-palermitano. Ci si augura che la salute di Maietta, unico elemento imprescindibile del reparto, sia migliore di quella degli anni passati (difficile, vista l’età). I terzini invece sono rimasti tutti, compreso Masina che da una settimana sembrava aver le valigie in mano, e al quale, a questo punto, bisognerà rinnovare per forza il contratto, attualmente in scadenza nel 2019. A centrocampo ben poco è cambiato; Poli a titolo gratuito è senz’altro un affare, anche se rimpiazzare Dzemaili, il miglior giocatore rossoblu della passata stagione nonché autore di ben 8 reti, non sarà facile. Non è stato acquistato un regista, anche perché a lungo Donadoni sembrava puntare sul modulo 4-2-3-1 che non lo prevede; il poco convincente precampionato e il rovescio in Coppa Italia col Cittadella pare abbiano fatto tornare il tecnico al 4-3-3, che invece ne avrebbe molto bisogno. Ci sono varie soluzioni (Nagy, Pulgar, il rientrante Crisetig) ma sembrano comunque ripieghi. Per noi, voluta o subita che sia stata, un’ottima notizia è la permanenza di Donsah, uno dei pochi centrocampisti “verticali” della rosa, al contrario di tanti compagni di reparto che, troppo spesso, si affidano al fraseggio in orizzontale. In attacco, infine, l’unico cambiamento significativo è l’arrivo di Palacio; sicuramente l’ex interista potrà dare esperienza e tasso tecnico, ma ricordiamo che viene da due stagioni di panchina, e che probabilmente è stato preso per giocare degli spezzoni di gara, nonché, eventualmente, essere usato come vice-Destro. La crescita dell’ex romanista (che sicuramente non viene da una stagione esaltante, nella quale ha comunque realizzato 11 reti), nonché di Di Francesco e Verdi (che l’anno scorso, ricordiamo, ha perso quasi metà campionato per infortunio), tutti e 3 potenzialmente giocatori da nazionale, può essere l’elemento fondamentale per questa squadra.

CONCLUSIONE- La rosa del Bologna non sembra né rinforzata né indebolita in misura significativa, almeno sulla carta. L’anno scorso, per l’evidente gap tra alcune squadre e il resto della serie A, il problema salvezza non si è di fatto mai posto; quest’anno, fermo restando che sembrano esserci almeno 4 squadre più deboli dei rossoblu (le 3 neopromosse più il Crotone, con un punto interrogativo per la Spal che potrebbe essere una sorpresa), ce ne sono altre sostanzialmente di pari livello (Udinese, Genoa, Chievo e Cagliari, con i sardi rinforzati e i friulani indeboliti) mentre la altre con cui un paragone è possibile (delle big non parliamo neppure), anche se alcune di esse appaiono molto indebolite come Atalanta e Fiorentina, sembrano avere qualcosa in più. Dunque, l’obiettivo del Bologna sembrerebbe una tranquilla salvezza, fatta salva l’esplosione di uno o più talenti, che è comunque la priorità assoluta, in attesa che il progetto stadio-prati di Caprara-casteldebole decolli ed incominci a produrre fatturato. Almeno per questa stagione, non crediamo sia possibile aspettarsi di più.

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