F1, analisi della debacle Ferrari a Monza

vettel (1)

DOMINIO– che per la Ferrari la pista di Monza fosse la peggiore del calendario si sapeva, e purtroppo che coincidesse con la gara di casa cambia poco. Non ci si aspettava però un dominio cosi netto da parte della Mercedes, specie dopo la gara di Spa,  dove Sebastian Vettel ha lottato fino all’ultimo giro con Hamilton per la vittoria; sembrava di essere tornati agli anni passati. Il 4 volte campione del mondo non poteva andare oltre il terzo posto, e per fortuna che le Red Bull sono partite molto indietro nello schieramento, causa penalità dovuta alle sostituzioni di varie componenti meccaniche, perché diversamente le rosse avrebbero concluso, nella migliore delle ipotesi, al quinto e sesto posto. La pista di Monza è atipica, e nessuno dei 6 circuiti rimanenti è simile al tracciato brianzolo, a cominciare dalla prossima gara a Singapore. Ma i 36 secondi di distacco di Vettel da Hamilton al traguardo, il minuto abbondante (!!) di Raikkonen, il tremare per la rimonta di Ricciardo, e la rossa che fa fatica a saltare le Force-India anche col DRS, dipingono una brutta figura davanti a decine di migliaia  di tifosi entusiasti e speranzosi di vedere un ben altro spettacolo. In attesa di vedere di nuovo le rosse lottare per la vittoria, cerchiamo di capire le ragioni della disfatta di ieri

MOTIVAZIONI- Hamilton e Bottas hanno passeggiato, grazie alla superiorità della PU tedesca, al passo lungo e all’efficienza aerodinamica, tutte caratteristiche che sui circuiti veloci danno un chiaro vantaggio iniziale. In più, ci sono stati fattori contingenti che hanno ulteriormente penalizzato la scuderia di Maranello; anzitutto i ritardi nella messa a punto dell’evoluzione 4 della PU, già portata dalla Mercedes a Spa, per (pare) problemi di affidabilità a banco che hanno consigliato di rimandarne il debutto, inizialmente previsto per la gara di Monza; anche perché, con un motore evoluto, la Ferrari avrebbe dovuto sottostare ai nuovi limiti per il consumo di olio, 0.9 litri /100 km, anziché 1.2 come era fino al Belgio, e questo avrebbe in buona misura vanificato l’incremento di cavalli; tanto valeva attendere maggiori sicurezze di affidabilità, e spremere al massimo il nuovo motore nelle ultime 3-4 gare, magari puntando sul fatto che la Mercedes è si arrivata prima nello sviluppo, ma dovrà usare l’evoluzione 4 per 7 corse, seppur potendo ruotare componenti vecchie e nuove. Poi, la scelta di una configurazione aerodinamica troppo carica ha ulteriormente ridotto le velocità di punta sui rettilinei, tanto che i ferraristi non solo erano lontanissimi dalle Mercedes, ma più lenti anche delle Red Bull (addirittura Ricciardo, con DRS, aveva 18 KM-h in più di Raikkonen), dotate di un motore meno potente della Ferrari ma che hanno scelto un assetto ben più scarico (praticamente giravano senza ala posteriore, oltre ad aver portato, da Spa, una vettura con passo più lungo di 3 cm), e facevano fatica anche con vetture si nettamente inferiori come Force India e Williams, ma spinte  dalla formidabile PU di Stoccarda, e anch’esse dotate di un assetto aerodinamico molto scarico. Infine, la pioggia del sabato ha impedito ai tecnici di Maranello di raccogliere quelle informazioni indispensabili, sommate al lavoro del venerdi, al bilanciamento e al settaggio ottimali per la qualifica e la gara, come era successo negli altri weekend, durante i quali si era visto invece un netto miglioramento delle prestazioni.

PROSPETTIVE– restano 7 gare, e nessuno dei circuiti rimanenti ha caratteristiche paragonabili a Monza. Il prossimo, Singapore, è il più tortuoso e dunque il più favorevole alla Ferrari. E’ improbabile che a Maranello decidano di portare qui l’evoluzione 4 della PU, su una pista dove la potenza non è determinante; più probabile che succeda nella corsa successiva, in Malesia. Questo, come Giappone e Brasile, ed in misura minore Messico, Texas e Abu Dhabi, sono circuiti  dove è richiesto un buon compromesso tra potenza e carico aerodinamico nei tratti veloci, e aderenza meccanica e trazione in quelli più lenti. Dunque, il peggio per la Ferrari sembrerebbe passato, anche se la brutta figura di ieri resta, specie perché avvenuta in casa propria. E comunque, il ritorno della Red Bull (sempre molto efficace nello sviluppo nonostante un motore non all’altezza) vicino ai due top team rimescolerà senz’altro le carte, cosi come servirebbe una maggior continuità da parte di Kimi Raikkonen, complessivamente meno valido di Bottas come seconda guida, tanto che, se il mondiale piloti è ancora apertissimo, quello costruttori sembra invece già assegnato. L’importante è che a Maranello continuino a lavorare e a crederci, perché la disfatta di ieri rimanga solo un incidente di percorso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.