SPROFONDO ROSSO

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ADDIO MONDIALE?- La Ferrari e Sebastian Vettel, con il karakiri di Singapore, danno quasi certamente addio ai sogni di titolo mondiale. Se il campionato costruttori era già ampiamente compromesso, anche quello piloti ha avuto uno sviluppo probabilmente decisivo con il 25-0 inflitto da Lewis Hamilton al tedesco, per di più sull’ultima pista della stagione, sulla carta, favorevole alla Ferrari, come si era visto anche dalle qualifiche. L’incidente al via, visto da tutte le angolazioni possibili, ha sicuramente una componente di fatalità che rientra nella dinamica delle corse automobilistiche, ma le principali responsabilità, a nostro avviso, sono da attribuirsi a Vettel e al muretto Ferrari. Con lo scroscio di pioggia che ha bagnato la pista pochi minuti prima del via, al box di Maranello sapevano che andava in fumo il vantaggio di partire dal lato pulito della pista, e in generale aumentavano i rischi al via; inoltre, a fianco di Vettel c’era Verstappen, pilota notoriamente irruento e già protagonista di vari incidenti, non in lotta per il titolo ma solo per la vittoria, e quindi propenso presumibilmente a correre maggiori rischi dei ferraristi. Con tutte queste premesse, il buonsenso e l’esperienza di un 4 volte campione del mondo, in piena lotta per il titolo, dovevano indurre Vettel, che non aveva bruciato l’olandese sullo scatto, a restare largo e a dare la priorità a superare indenne la prima curva, a costo di perdere la posizione. Invece il tedesco, è partito diritto, ha visto Verstappen non abbastanza indietro e solo a quel punto ha scartato verso l’interno sperando di indurlo ad andare a sua volta verso sinistra e-o a rallentare. L’olandese invece, non ha alzato il piede (non si capisce perché avrebbe dovuto), e non poteva andare verso l’interno neanche volendo, perché alla sua sinistra c’era Raikkonen, che ha indovinato, nel giorno sbagliato, la miglior partenza della stagione, non visto dal compagno. A quel punto il contatto tra tre macchine appaiate, con quella di Vettel in traiettoria obliqua. è stato inevitabile. E il fatto che da regolamento Vettel avesse il diritto di effettuare quella manovra, non elimina la sostanza, cioè il poco acume tattico del tedesco.  E qui si vede anche la mancanza di pianificazione del box Ferrari; le Mercedes, il vero avversario in ottica mondiale, partivano in terza fila, quindi sembrava logico, a maggior ragione con partenza bagnata, dare ordine a Raikkonen di preoccuparsi solo di tenere dietro Hamilton e Bottas, piuttosto che di guadagnar posizioni. Non dicendo nulla al finlandese (già penalizzato dal muretto, ricordiamo, almeno due volte quest’anno a favore di Vettel) lo si autorizzava implicitamente a fare la sua corsa, e lui giustamente ha tentato di guadagnare posizioni, buttandosi all’interno di Verstappen. Noi crediamo che se al posto di Arrivabene ci  fosse stato Ross Brawn, le cose andavano diversamente, ma tant’è. Inutile poi prendersela con l’olandese della Red Bull, l’unico dei 3 a mantenere una traiettoria rettilinea; stretto a sandwich tra le due Ferrari, poteva solo smaterializzarsi, oppure rallentare per farle passare, prima ancora dello scarto a sinistra di Vettel. A noi quest’ultima sembra una considerazione dettata dal tifo, piuttosto che da un’analisi a freddo, e comunque è facile parlare col senno di poi seduti su un divano. Certamente, come detto, c’è anche una componente di fatalità, in pista si deve decidere in un centesimo di secondo, la tensione e l’adrenalina, specie al via, sono altissime,  ma gli errori ci sono stati.

PROSPETTIVE- A questo punto, guardando le caratteristiche dei 6 circuiti rimanenti, dove tornano a contare la potenza e il carico aerodinamico nelle curve veloci, e quindi dare un vantaggio la Mercedes grazie, tra  l’altro, al suo passo lungo,sembra difficile riaprire il discorso mondiale. A Vettel , staccato di 28 lunghezze da Hamilton, infatti non basterà lottare alla pari con le Mercedes, che sarebbe già molto, ma dovrà star loro davanti con regolarità. La Ferrari porterà in Malesia l’ultima evoluzione della Power Unit, che si suppone dovrebbe aumentare cavalli e velocità di punta, ma in compenso  dovrà sottostare ai limiti più restrittivi del consumo di olio, a differenza dei rivali che hanno omologato il quarto e ultimo motore prima che entrassero in vigore (peraltro sarà loro difficile completare ben 9 gran premi con la stessa PU montata in Belgio, ed è probabile che, avendo un largo vantaggio da amministrare, decidano di montarne una quinta e subire penalità in griglia, avendo davanti circuiti dove i sorpassi non sono impossibili, piuttosto che rischiare una rottura in gara). Inoltre, ci sarà la variabile Red Bull, che sembra aver ridotto (come tutti gli anni) il divario dai due top team nel corso della stagione; potrebbe essere anche un vantaggio per la Ferrari, ma sta di fatto che è Vettel a dover recuperare e vincere sempre, e si troverà di fatto 4 macchine da battere, mentre in Mercedes possono permettersi di gestire il vantaggio. A meno di guasti meccanici (una sola volta quest’anno una Mercedes si è ritirata per motivi tecnici, quella di Bottas in Spagna), o incidenti,  sembra assai improbabile che il discorso mondiale possa riaprirsi.

LA GARA– Una volta eliminati 3 protagonisti, per Lewis Hamilton, anche fortunato al via e abile nello schivare il liquido perso dal radiatore di Vettel dopo la prima curva, è stata poco più di una passeggiata. Ci si aspettava di più da Ricciardo, che invece mai ha impensierito seriamente il britannico, e se ha contenuto il suo distacco finale a 4.5 secondi è solo grazie alla Safety Car, che per due volte ha ricompattato il gruppo. Gara grigia anche di Bottas, che a sua volta non si è mai avvicinato alla Red Bull superstite e finito terzo per mancanza di avversari. Grande prestazione di Sainz con la Toro Rosso, quarto e primo degli “umani”, davanti ad un ottimo Perez con la Force India, ancora una volta a punti con entrambe le vetture su una pista in teoria molto difficile. Sfortunatissimo Alonso, coinvolto senza colpe nella carambola al via, mentre Vandoorne ha ottenuto un buon settimo posto, dimostrando che, se ce ne fosse ancora bisogno, i problemi della McLaren sono dovuti più all’inefficienza del motore Honda piuttosto che a carenze del telaio, e avallando la scelta fatta dal team di Woking di abbandonare la casa giapponese e passare nel 2018 ai motori Renault (mentre la Toro Rosso farà il percorso inverso, dopo una sola stagione con i francesi). Renault che ha visto la miglior prestazione della stagione di Palmer, sesto, pungolato dalla chiara dimostrazione di sfiducia del team che gli offerto addirittura una buonuscita per lasciare da subito il sedile a Sainz. Record negativo invece per Hulkenberg, ritirato e al 129esimo Gran premio senza mai salire sul podio. Deludenti ancora una volta le Williams, con Stroll ormai stabilmente davanti a Massa, e le Haas, con Grosjean nono e almeno protagonista di qualche bel duello. Infine, quasi grottesca la prestazione delle Sauber; oltre che essere di gran lunga le vetture più lente del lotto, al muretto hanno lasciato il povero Wehrlein in pista, ormai quasi asciutta, con le gomme full-wet per ben 4 giri.

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