San Siro il palco, il derby la pièce: è stato Icardi show, Milan ancora k.o.

MILANO – È stato il derby di chi sa fare la differenza quando più conta, e’ stato il derby di Mauro Icardi, che fino ad aprile scorso nelle stracittadine milanesi non era mai riuscito a fare la differenza e ora invece riesce a deciderli con una tripletta e una prestazione sontuose. 

ICARDI TOP PLAYER – L’argentino era a secco su azione da un altro big match, quello di fine agosto con la Roma, e quest’anno si sta dimostrando l’uomo in piu’ dell’Inter quando il gioco si fa duro, qualità in cui a volte aveva peccato negli anni scorsi, sparendo a volte nei momenti cruciali della stagione. 

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Non sappiamo se sia merito di Spalletti, di una sua maggiore consapevolezza e maturità, dell’entusiasmo di far parte di nuovo della rosa dell’Argentina, con cui ha festeggiato la qualificazione al mondiale qualche giorno fa, ma Mauro Icardi sta tirando fuori una cattiveria in certe partite impressionante. Ha anche voluto rendere omaggio al compagno di nazionale Messi, Maurito, con quella maglia sfilata e poi sollevata verso i tifosi e la curva – con cui sembra al momento aver raggiunto un armistizio, ieri tutto il secondo verde lo ha applaudito quando ha lasciato il posto a Santon – dopo un gol al novantesimo in una delle partite piu’ importanti, come Leo al Bernabeu qualche mese fa. 

L’INTER NEL SEGNO DI SPALLETTI – Al di là di Icardi, che si sta rivelando al momento il top player di cui ogni squadra che punta in alto ha bisogno la’ davanti, l’Inter si è dimostrata ancora una volta una squadra compatta e letale, che sa colpire nel modo e nel momento giusto, e che pur concedendo a volte un po’ troppa libertà agli avversari riesce a non subire troppo e a non andare in affanno, dimostrando una forza mentale che negli anni scorsi era sempre mancata: il crollare nei momenti clou e’ stato uno dei tratti distintivi dell’Inter delle ultime stagioni e Spalletti, uomo dall’intelligenza e dalla sensibilità sublimi, deve aver lavorato molto su questo aspetto. 

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Il secondo posto e le tante vittorie acciuffate negli ultimi momenti dall’Inter non sono solo frutto degli episodi, della fortuna, se e’ vero che ieri Candreva ha colpito una traversa e che la smanacciata di Handanovic sul secondo gol rossonero deriva da un rimpallo sfortunato sul palo. L’Inter, semplicemente, non ci sta a non vincere, vuole portare a casa i tre punti, sempre, e il fatto che non ci sia riuscita solo a Bologna in otto partite non puo’ essere frutto solo del caso, visto che la fortuna aiuta gli audaci. 

MILAN ANCOR INDIETRO – Il Milan invece sembra essere un insieme di giocatori discreti che pero’ non sanno bene cosa fare in campo: una squadra senza mordente e convinzione, che vive solo sulle fiammate di due dei suoi giocatori migliori – Suso e Bonaventura- e di qualche facile entusiasmo, vedere a tal proposito i primi venti minuti del secondo tempo di ieri, dove l’ingresso del solo Cutrone, uno che ha talento da vendere e gioca con la spensieratezza e la cattiveria di un ragazzino che non ha nulla da perdere, ha portato fiducia e ottimismo, durati poco pero’: il tempo di permettere al solito Suso di segnare un gran gol e poi di permettere all’Inter di riandare in vantaggio con un grande combinazione fra Perisic e Icardi, che riescono a infilare la difesa del Milan come un coltello nel burro, dopo che l’argentino aveva strappato di cattiveria un pallone al connazionale Biglia a centrocampo. 

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Basta poco a questo Milan squagliarsi, ricorda quasi l’Inter degli anni scorsi, una squadra molto umorale e mal organizzata, sfilacciata in ben 80 metri di campo, che pur facendo vedere cose buone non riesce quasi mai a portare a casa il risultato. Si può migliorare così come non possono essere casuali tre sconfitte nelle ultime tre partite e quattro nelle prime otto di campionato dopo aver investito ben 200 milioni sul mercato, con 9 gol subito nei big match, 13 in totale: numeri raccapriccianti per chi diceva di puntare addirittura allo scudetto. 

Montella avrà tempo fino alla sosta di novembre, fra un mese, per sistemare la situazione, nel mezzo due partite abbordabili contro Genoa e Chievo, ma anche il big match con la Juve fra due settimane, e la trasferta a Sassuolo che per i rossoneri e’ sempre stata insidiosa, Allegri qualche anno fa perse il posto proprio dopo una rocambolesca sconfitta al Mapei Stadium. 

NUOVE DIMENSIONI – Nel frattempo a Milano – e non solo – oggi ci si e’ svegliati con stati d’animo diametralmente opposti: da una parte gli interisti che sognano in grande e si preparano alla grande sfida da primato col Napoli di sabato prossimo, dall’altra i milanisti che stanno iniziando a vivere in un piccolo incubo e si sono visti strappare ieri un punticino prezioso, più per il morale che per la classifica, nel peggiore dei modi, con un rigore ingenuo al novantesimo quando ormai l’obiettivo sembrava raggiunto. 

Quello che è fuori discussione e’ che entrambi i tecnici dovranno lavorare ancora sodo: Spalletti per far continuare a sognare gli interisti e Montella per portare di nuovo il Milan nella dimensione che gli compete. 

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