Di Napoli – Inter, delle verità inconfutabili e del bel gioco

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Il post Napoli-Inter è stato il trionfo della non obiettività. Sembrava che prima della partita si fosse deciso da che parte stare aldilà del risultato e della prestazione e che poi opinionisti e colleghi vari ,anche illustri, così come tanti tifosi abbiano mistificato la realtà pur di non cambiare la loro corrente di pensiero ed esaltare quello che volevano esaltare.

Si è letto e sentito da più parti dire che “Il Napoli ha dominato, l’Inter ha solo difeso ed è stata salvato solo da un super Handanovic” oppure ” si è giocato solo in una metà-campo, l’Inter ha avuto fortuna”.

Ora non si sa da quando avere una fase difensiva che funziona quasi alla perfezione o avere un portiere che in certe partite si esalta sempre e compie parate importanti sia “fortuna”.

Statistiche alla mano la partita è stata di un equilibrio a dir poco incredibile: 4 tiri nello specchio per il Napoli contro i 2 dell’Inter, 8 tiri fuori a 7, 2 fuorigioco fischiati all’Inter contro gli 0 del Napoli, 7 corner a 5 per i Nerazzurri, 17 cross a 14 per gli Azzurri, 41 palle perse a 42 a favore degli uomini di Sarri, 38 quelle recuperate da quelli di Spalletti contro le 36 dei napoletani, 3 occasioni nitide da rete contro 2 a favore dei padroni di casa, 9 dribbling riusciti a testa, 4 quelli sbagliati dai napoletani, contro 1 solo sbagliato dagli interisti, per un totale di 14 a 13. Gol: 0 a 0.
E questo sarebbe un dominio incontrastato e una squadra che domani l’altra? Assolutamente no.

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Fonte: Sky Sport Italia

E chi ha guardato la partita, senza nemmeno guardare le statistiche, lo sa. I numeri, freddi e inconfutabili, servono solo a smentire i bugiardi, quelli che vogliono costruirsi una verità tutta loro.

Perché a dirla tutta, la verità, probabilmente quelli sono commenti di persone che non vogliono vedere la realtà, di gente che forse pensava che l’Inter sarebbe stata asfaltata senza se e senza ma: l’Inter invece ha dimostrato di esserci, eccome, e di saper tenere testa a quella che al momento è la migliore squadra del campionato, se è vero che fino a sabato sera la corsa del Napoli era stata inarrestabile con 8 vittorie in 8 partite.

Gli uomini di Sarri, è vero, venivano da una trasferta impegnativa in Champions League col Manchester City, ma che gli Azzurri quest’anno sarebbero stati impegnati in tre competizioni si sapeva, si sapeva quale fosse il calendario da luglio, eppure la rosa è rimasta pressoché identica e pure abbastanza corta.

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Se è vero che i partenopei hanno un 11 titolare collaudato e di qualità è anche vero che i ricambi, a parte un paio, non sono all’altezza e si poteva investire meglio nelle campagne acquisti scorse, invece i quasi 100 milioni intascati dalla cessione di Higuain in due tranche sono stati usati in parte per giocatori che poi la differenza non l’hanno fatta, se è vero che Pavoletti – 25 milioni- è stato quasi sempre in panchina prima della cessione al Cagliari e Milik -42 milioni- è stato, suo malgrado, molto sfortunato con due infortuni gravissimi sofferti nel giro di un anno ( anche qui,nonostante non sia lo stesso arto interessato, andrebbe valutato perché questo giocatore subisce infortuni così seri a ripetizione).

Sarri è un ottimo allenatore e lo sta dimostrando, ma gli ottimi allenatori per fare il salto di qualità e diventare GRANDI allenatori non possono essere integralisti: il Napoli per consacrarsi deve saper variare il suo stile di gioco anche in base all’avversario, al momento della stagione e al tipo di partita che si viene a presentare. Callejon e Mertens sono stati ingabbiati troppo facilmente dai difesori interisti, così come Allan non ha avuto la solita libertà di cui gode a centrocampo. Gli unici che ci hanno creduto davvero di fronte a Skriniar e soci sono stati Hamsik e Insigne, i più insidiosi, che però hanno finito presto l’ossigeno: se Sarri non inizia fare un po’ di turnover e non si decide a cercare alternative di gioco, questo Napoli in primavera rischia di scoppiare, almeno che a gennaio non arrivi qualche rinforzo. Gente come Zielinski, Mario Rui, Diawara, Ounas e Giaccherini è spesso parcheggiata in panchina e potrebbe far rifiatare i titolari più spesso, specie in partite con avversari minori. Invece pare che senza il suo fidato 11 titolare Sarri abbia paura di non sapersi imporre.

NAPLES, ITALY - OCTOBER 21: SSC Napoli player Pepe Reina and FC Internazionale player Sami Handanovic hug each other after the Serie A match between SSC Napoli and FC Internazionale at Stadio San Paolo on October 21, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Non è quindi assolutamente colpa dell’Inter se il Napoli ha avuto un calendario simile e non ha saputo affrontarlo: proprio la stessa Inter, con altri giocatori e un altro allenatore, sette anni fa ha vinto un triplete giocando un Roma- Inter decisivo per il campionato tre giorni prima dell’andata dei quarti di finale di Champions, e ha sfidato la Juve prima a Torino e poi in casa tre giorni prima di partite fondamentali di Champions quali l’ultima del girone da dentro o fuori col Rubin Kazan e la semifinale di andata col Barcellona di Guardiola, quello dei veri marziani. Ricordiamo tutti come è finita quella partita, e con quale autorità e classe l’Inter l’affrontò.

Sarebbe l’ora di smetterla di addurre scuse se i risultati non sono quelli sperati, così come sarebbe l’ora di essere più obiettivi ed equilibrati nei giudizi: il Napoli è un’ottima squadra e gioca un calcio godibile e a tratti esaltante, perché giocato in velocità e spesso con tocchi di prima, grazie ai giocatori tecnici e brevilinei di cui dispone e alla sagacia tecnico-tattica di Sarri. Ci sono però dei momenti in cui il gioco deve sapersi evolvere, e forse Sarri non si aspettava un Inter così cazzuta e organizzata l’altra sera, ma conoscendo Spalletti e avendo visto la rabbia con cui i Nerazzurri hanno vinto certe partite quest’anno poteva anche metterlo in preventivo.

Erano anni che dalle parti di Appiano Gentile non si vedeva una squadra che sapeva coprire così perfettamente gli spazi e che sapesse affrontare ogni partita con la giusta concentrazione e cattiveria, forse a qualcuno costa ammetterlo, visto che ormai era abituato a commentare i cali di tensione e disastrosi e la disorganizzazione totale delle ultime Inter.

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Esaltare oltre i suoi meriti Handanovic, che sì è un buon portiere e compie sempre un paio di parate imporanti a partita, vuol dire voler togliere meriti a Spalletti e agli altri che scendono in campo: il vero miracolo dello sloveno a Napoli è stato quello sul quasi autogol di Miranda allo scadere, per il resto si può lodare il tempismo sul gran tiro di Zielinski o sulla parata di piede su Mertens, ma la stessa era stata indotta da un suo piccolo errore, ovvero la respinta sui piedi dell’avversario. Per il resto ordinaria amministrazione o quasi. Così come quella di Reina, chiamato al miracolo su Borja Valero a fine primo tempo, pronto su Icardi poco prima e incerto a inizio secondo tempo sulla discesa di Vecino, quando Albiol ha salvato miracolosamente sulla linea con Borja dietro pronto a insaccare. Sempre per far capire quanto equilibrio ci sia stato in campo.

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Dire “Eh ma non vale l’Inter ha Handanovic che li salva” equivale a dire “Eh ma non vale il Napoli ha Mertens che segna a raffica” o andando indietro di trenta anni “Non vale, il Napoli ha Maradona” Ma che discorsi sono? I grandi giocatori ci sono per fare la differenza, sennò non sarebbero GRANDI.

Asserire che “Il Napoli gioca il più bel calcio d’Italia e forse d’Europa” è fazioso, e non voler ammettere che il meccanismo quasi perfetto a volte si inceppa ancora di più.

Il bel calcio e il bel gioco, da sempre, sono un fatto di preferenze, di gusti, come scegliere il gusto del gelato o il condimento per la pasta. C’è chi impazzisce per il possesso palla a ubriacare l’avversario, magari con tocchi di fino, e chi al fraseggio infinito preferisce la sostanza e le ripartenze veloci a bruciare l’avversario. Non si può dire quale dei due sia oggettivamente meglio, anche per arrivare in porta con quattro o cinque passaggi servono tecnica, visione di gioco e tattica sublimi, altrimenti rischi di schiantarti sui difensori avversari o di perdere il pallone banalmente.

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C’è da tenere conto, poi, che il Napoli è una squadra che ormai gioca a memoria, visto che tecnico e giocatori sono gli stessi praticamente da tre anni, mentre l’Inter è stata rinnovata pesantemente negli ultimi due e Spalletti siede sulla panchina nerazzurra solo da qualche mese.

Il San Paolo era un grande test di maturità per i Nerazzurri, che non hanno nemmeno una grande tradizione da quelle parti, e si può dire che sia stato ampiamente superato: poi se qualcuno vuole parlare ancora di catenaccio e contropiede faccia pure, sicuramente ci saranno altri numeri e fatti pronti a smentirli.

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