Sportedelica: “Ma non era questa la strada giusta?”

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Ciao, siamo i kenioti Chumba, Kipkemei Mutai e Metto, l’etiope Dawud e due “lepri” ed abbiamo perso la Venicemarathon perché abbiamo sbagliato strada.

No non siamo ad un gruppo di podisti anonimi ma a Venezia, la scorsa domenica (22 ottobre) in occasione della 32esima edizione della nota maratona. Qualcuno avrà già sentito questa storia ma mi è sembrato carino raccontarla a chi non ne sa niente, perché è una di quelle storie che in questi “tempi moderni” può apparire assurda.

I FATTI – Siamo intorno al chilometro 30, la metà gara è passata da un po’, la stanchezza probabilmente comincia a farsi sentire, specie nel gruppo di testa, composto da tre kenioti ed un etiope. Gli inseguitori ci sono, ma un po’ arretrati (e sarà la loro fortuna). Un piede davanti all’altro con una sola cosa in testa: il traguardo. Davanti ai sei atleti le moto che dovrebbero garantire la loro sicurezza durante il percorso. Peccato che il percorso glielo abbiamo fatto sbagliare. Una sosta all’imbocco di una ciclabile sembra indicare quella via ai maratoneti che senza indugio si immettono nella pista ciclabile, ma qualcosa non torna… perché invece degli inseguitori alle loro spalle appaiono delle auto?
Semplice, perché non era quella la direzione giusta, gli atleti, con gli sguardi piuttosto smarriti, vengono fatti ritornare sui propri passi, metri e metri percorsi inutilmente e quando i chilometri totali sono quelli di una maratona capirete che anche un metro in più può essere quasi fatale.

Certo non lo è stato fisicamente, per carità, ma moralmente non è stata una passeggiata. Gli inseguitori non potevano certo fermarsi e hanno proseguito la strada che li ha portati al traguardo… posizionandosi davanti ai sei “dispersi”. E sapete chi si è piazzato davanti a tutti? Un italiano (di origini eritree ma a noi non interessa), Eyod Faniel, che fa registrare anche il suo miglior tempo sulla distanza ed il miglior tempo italiano dell’anno. Adesso vi chiederete di tutto questo racconto se la stranezza stia nel vedere sei atleti persi per strada o un italiano che vince la maratona di Venezia dopo 22 anni dall’ultimo trionfo azzurro, quello di Danilo Goffi. Non lo so, effettivamente entrambe le notizie sono “inconsuete”.

Ma sapete quale è stata la domanda che alla fine mi sono fatta e alla quale non avrò mai risposta (se non vengo contattata dai diretti interessati)? Eccola: ma se i comuni mortali quando hanno un accumulo di rabbia vanno a scaricarsi i nervi con una bella corsa, i maratoneti arrabbiati per il fatale errore dopo il traguardo cosa avranno fatto?

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