NBA Now – incertezze in alta classifica

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EASTERN CONFERENCE – Il record negativo di Cleveland è certamente la grande sorpresa di questo avvio di stagione: la serie di sconfitte con compagini nettamente più deboli troverà sicuramente una fine: chi sa se Lue resterà sulla panchina. Certo la panchina appare più debole e ricca di veterani più adatti a giocarsi dei Play-off da “dentro o fuori”, ma come giustificazione non basta.
I Magic trascinati da Gordon e un attacco per ora stellare sono la sorpresa in positivo, mentre meno sorprendenti sono una solida Detroit allenata da Van Gundy e i vincitori della scorsa regular season, quei Boston Celtics che dopo il tremendo infortunio di Hayward sono ritornati subito in carreggiata con un’organizzazione in crescendo di pari passo all’inserimento di Irving. Milwaukee trascinata da Giannis Antetokoumpo in formato MVP promette spettacolo e una squadra giovane e fresca pronta a farsi un giro di giostra ai Play-off. Toronto e Charlotte pronte a galleggiare come previsto in zona alta; a sorprendere in positivo sono le vittorie di Indiana Pacers e New York Knicks, meno sorprendenti i fanalini di coda Atlanta, che forse non ci si aspettava così tanto male, e Chicago, che invece ci si aspettava esattamente così.

RocketsNets
WESTERN CONFERENCE – Nel competitivissimo Ovest ci sono tante squadre che giocano bene, alcune completamente impossibilitate ad arrivare fra le prime 8 (Lakers, Sacramento, Dallas…) e una serie infinita di punti interrogativi. La partenza anonima di Golden State assomiglia soltanto alla quiete prima della tempesta, per ora meritato il primo posto di Memphis con un Marc Gasol in continua evoluzione. Potrebbe funzionare, e per ora sembra farlo, la bomba a orologeria Houston con l’accoppiata stranamente assortita Harden/Paul: non arrivare fra le prime tre in stagione sarebbe un mezzo fallimento. San Antonio paga il post-Duncan (ha-ha…) e soprattutto l’infortunio di Leonard: la squadra è di alto livello e sempre ben allenata, ma manca di quella qualità e incisività che le permetterebbero di dire la sua in eventuali Finals. Interessanti esperimenti in quel di Minnesota: materiale da crescere ne abbiamo in abbondanza come Towns, Wiggins, e gli stessi Butler e Teague, ma finora di organizzazione ne stiamo vedendo ben poca, anche difensiva nonostante un certo Thibodeau come
Head Coach. Nonostante la partenza della stella Hayward e di conseguenza meno qualità, Utah rimane una delle realtà più belle da vedere e Rubio una gioia per i palati fini. Non sembra brillare, per ora, lo strano terzetto di Oklahoma composto da Russell Westbrook, Paul George e Carmelo Anthony, ma niente di più strano se anche da quelle parti si puntasse a una sorniona regular season per tentare il tutto per tutto nelle finali.

 

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