Ljajic, Niang, Belotti: è un Toro pieno di casi (e di rimpianti)

Sinisa Mihajlovic, allenatore del Torino
Sinisa Mihajlovic, allenatore del Torino

FERRARA – Per l’ennesima volta in questo campionato il Toro sciupa una buona occasione di portare a casa i tre punti: in doppio vantaggio dopo soli dieci minuti con Falque (capocannoniere granata con sette centri), i ragazzi di Mihajlovic smettono presuntuosamente e incomprensibilmente di giocare, dando modo alla fame della Spal di alimentare la rimonta. Questa arriva prima con Viviani su punizione e poi, nella ripresa, con Antenucci su rigore assegnato via VAR. In pieno recupero poteva comunque arrivare la vittoria granata, ma uno sfortunato Belotti centra il palo di testa; in tutta onestà, però, il Toro non avrebbe meritato la vittoria….

I CASI DEL TORO: LJAJIC… – Come si diceva nel titolo, sembra un’annata funestata dai “casi”: con la complicità degli infortuni, alcuni di quelli da cui ci si aspetta di più stanno deludendo. Uno di questi è sicuramente Adem Ljajic: prima è arrivata la punizione di Mihajlovic che lo ha mandato in tribuna per due ritardi consecutivi in allenamento, poi l’episodio dell’infortunio muscolare contro il Napoli, quando il serbo ha rassicurato sulle proprie condizioni per poi uscire qualche minuto dopo a cambi ormai finiti, lasciando il suoi in dieci. Il valore del giocatore non si discute: lo ha dimostrato anche con il Napoli, ispirando l’azione conclusa da Belotti per l’1-4. Eppure la continuità e l’atteggiamento continuano a lasciare a desiderare. Ora è infortunato ma Cairo and company non sembrano contenti e nessuno può escludere una sua partenza a gennaio…

NIANG… – Il senegalese è arrivato a Torino come scommessa da vincere dopo i difficili trascorsi al Milan; una scommessa costosina però, visiti i 17 miliardi sborsati da Cairo per assicurarselo. Qui lo scarso rendimento è ancora più incomprensibile: il potenziale fisico e tecnico del ragazzo sono davvero alti, eppure di errori grossolani se ne contano a bizzeffe e ad ogni partita incoraggiante ne segue almeno una deludente (esempio: quella vittoriosa a Roma in Coppa Italia e quella di ieri pomeriggio con la Spal).

Mihajlovic gli ha dato molte opportunità ma il rischio che la pazienza finisca è alto, anche perché il “rivale” Berenguer ha cominciato a giocare discretamente: anche con la Spal quel poco prodotto dal Toro nella ripresa c’è stato con lui in campo (e con Niang sostituito).

…E BELOTTI – Il Gallo è forse il “meno caso” dei tre: l’impegno e la corsa ci sono sempre. Non si può però restare sorpresi dalla fatica con cui Belotti trova la porta e da quella ancora più grande nel buttarla dentro. Aspettarsi 26 gol anche quest’anno era probabilmente eccessivo, ma anche vederne realizzati 4 a metà campionato è assai poco per un’attaccante così. Sembra andargli tutto storto: prima l’infortunio, poi la disfatta in Nazionale, ora il pallone che entra poco e malvolentieri…tornerà quello che conosciamo tutti? Chi vivrà vedrà…

PROVA DI MATURITÀ NON SUPERATA – Quella con la Spal era stata definita giustamente da Mihajlovic un test di maturità: finito il periodo di sfide con le grandi in campionato con alcuni segnali incoraggianti (i pareggi a San Siro e la vittoria sulla Lazio), espugnato l’Olimpico con la Roma in Coppa Italia, il Toro era chiamato a una prova cinica e concentrata contro una squadra sicuramente più debole ma comunque gagliarda e vogliosa di salvarsi. La prova non è stata superata come si diceva all’inizio…

Ora i ragazzi di Mihajlovic sono decimi a 24 punti: l’Europa League è ancora alla portata ma con questa discontinuità è difficile arrivarci.

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