L’anno (e il derby) che verrà per il Toro: dopo un mediocre 2017 è lecito aspettarsi di più

Gianluca Petrachi e Urbano Cairo, dirigente sportivo e presidente del Torino (immagine www.toronews.net)
Gianluca Petrachi e Urbano Cairo, dirigente sportivo e presidente del Torino (immagine www.toronews.net)

TORINO – Il 2017 si è appena chiuso e già è ora di tornare sul campo per il Toro: il 3 gennaio, infatti, i granata sfideranno la Juve a casa loro per i quarti di finale di Coppa Italia. Inutile dire che il pronostico è tutto a favore dei bianconeri, ma tanti tifosi sperano in una rivincita (anche solo nel carattere) dopo la scoppola subita nel derby di campionato (4-0 per i ragazzi di Allegri). Proviamo comunque a fare qualche riflessione più generale sul 2017 appena concluso.

PAREGGITE ACUTA – Questo è un primo responso del campo: il Toro ha pareggiato 19 volte in campionato nel 2017, più di qualsiasi altra squadra di serie A ma anche di qualsiasi altra squadra nei cinque maggiori campionati europei (Italia, Spagna, Inghilterra, Germania e Francia) a parte il Wolfsburg. Se non è record poco ci manca, e di certo non è gran record: sembra racchiudere l’essenza della delusione per l’anno appena finito, caratterizzato appunto da tanti vantaggi non tenuti e tanti punti buttati contro avversari meno attrezzati ma forse più volenterosi.

UN TORO POCO TORO – Il gioco di parole è per mettere in evidenza forse il limite più grosso del Toro di quest’anno. Risultato: già nel 2016-2017 ci si aspettava qualcosa di più ed è arrivato un decimo posto, comunque dignitoso. Il rimpianto più amaro è però quello per la stagione in corso: una campagna acquisti ambiziosa faceva pensare a un posto in Europa League decisamente alla portata dei ragazzi di Mihajlovic. Dopo un inizio incoraggiante, però, i suddetti ragazzi si sono involuti, tirandosi un po’ su dopo lo sbandamento seguito al derby ma senza mai trovare quella continuità di risultati che era lecito aspettarsi. Come si diceva prima, colpisce soprattutto l’“arrendevolezza” nel gestire certe situazioni: il pareggio casalingo con il Verona è paradigmatico, con i granata davanti 2-0 fino a pochi minuti dalla fine e poi clamorosamente rimontanti, ma anche la più recente sfida con la Spal va nella stessa direzione. È un Toro a cui Mihajlovic non sembra aver trasmesso quel carattere che sicuramente ha: gioca male, trova il gol quasi solo su iniziative dei singoli e quando questi vengono meno (vedi Ljajic e Belotti) diventa tutto molto difficile. Azzardando un voto non si può dire la sufficienza a quanto visto in questo 2017: un 5 sembra più adeguato, soprattutto tenendo conto di quello che i granata potrebbero dare.

IL BELLO DEL 2017: DAL FILADELFIA AI QUARTI DI COPPA ITALIA – Sicuramente non è tutto da buttare, come sempre; proviamo quindi a ricordare i momenti belli per il Toro 2017. Una data che tutto il mondo granata ricorderà per sempre è il 25 maggio, quando il Toro è “tornato a casa” con la riapertura del Filadelfia completamente ristrutturato. Un pezzo di storia e di cuore che vale più di tante delusioni sul campo. Altro bel momento è il risultato appena ottenuto in Coppa Italia, con i quarti di finale raggiunti dopo tanti anni a scapito della ben più quotata Roma. Malgrado i dolori del giovane Belotti, poi, non si può dimenticare il grande rendimento del Gallo fino a giugno. Sicuramente il Toro deve ripartire da questi punti nonchè dai giocatori che più hanno convinto in questi mesi difficili: Sirigu, N’Koulu e Iago Falque.

IL RESTO DEL TORO: IL 2017 DELLE SQUADRE GIOVANILI – Infine due doverose parole sui settori giovanili dei granata. L’anno appena passato non ha portato titoli ma ne ha sicuramente confermato il buon livello generale. Decisamente competitiva la Primavera, arrivata ai play off lo scorso campionato ed in piena corsa anche quest’anno. Decisamente bene anche i Berretti, sia lo scorso anno sia questo (primi nel loro girone). Le altre categorie sono andate meno bene ma hanno dato comunque qualche raggio di speranza per una società che ha bisogno di investire nel vivaio, senza scordare che tra gli anni Ottanta e Novanta era il migliore d’Italia.

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