Australian Open 2018: ventesimo Slam per Federer, sempre più nella leggenda; la prima volta di Caroline Wozniacki, titolo e scettro mondiale

 

Roger Federer durante la finale giocata contro Marin Cilic
Roger Federer durante la finale giocata contro Marin Cilic

MELBOURNE – Gli Australian Open 2018 incoronano i primi re e regina di stagione. Roger Federer bissa la vittoria di un anno fa e conquista il 20mo titolo Major in carriera, battuto Cilic in 5 set in finale. Caroline Wozniacki batte Simona Halep in 3 set e si prende il primo Slam ed il n.1 del ranking mondiale. Ecco il racconto delle due finali.

FINALE MASCHILE

Si affrontavano nell’ultimo atto del torneo, il n.2 del seeding e del mondo, Roger Federer, ed il croato n.6 del seeding e del mondo Marin Cilic. Federer era giunto fino alla finale senza perdere nemmeno un set, battendo un buon Berdych in 3 set ai quarti e poi passeggiando in semifinale contro il giovane Chung martoriato dalle vesciche al piede, costretto a ritirarsi a fine secondo set. Cilic si è dimostrato tennista solido e maturo, portando al quinto set Nadal ai quarti (spagnolo poi costretto al ritiro nel set decisivo a causa di un problema all’anca) e battendo Kyle Edmund, altra rivelazione del torneo insieme a Chung, in 3 set in semifinale. I precedenti più importanti fra i due erano la vittoria schiacciante di Cilic in semifinale agli U.S. Open 2014, torneo poi vinto dal croato, e la vittoria in 3 set di Federer a Wimbledon 2017, con Cilic in lacrime per un problema di vesciche ai piedi. In cerca del ventesimo titolo Slam su 30 finali giocate lo svizzero, del secondo Major in carriera il croato.

Federer parte a razzo, determinato ed aggressivo. Cilic ci capisce poco, commette il doppio degli errori gratuiti dello svizzero ed è poco incisivo al servizio, che cede due volte, ed il primo set vola via per 6/2 in favore di Federer in soli 26 minuti.

A questo punto ci si sarebbe aspettata una passerella di re Roger, ma Cilic è campione vero: nel secondo set il croato reagisce, inizia a servire via via sempre meglio, ed il parziale resta equilibrato fino al tie break; qui Cilic eleva il suo livello di gioco esattamente quando serve, trovando un paio di vincenti decisivi e chiudendo per 7 punti a 5: un set pari.

Il terzo set si mantiene equilibrato con i due che tengono il proprio turno di servizio, fino al sesto gioco: qui Federer trova il guizzo che gli serve per strappare il servizio all’avversario e salire 4/2; è il break che basta a Federer per chiudere poi il parziale per 6 giochi a 3 e salire 2 set a 1 in proprio favore.

Nel primo game del quarto set, Federer è bravo in risposta ed approfitta di 3 errori gratuiti di Cilic per prendersi il break in apertura, per poi tenere il proprio servizio facilmente e salire subito 2/0; ora lo svizzero sembra giocare più a braccio sciolto, e regala alcune delle sue magie che fanno impazzire la Rod Laver Arena. Cilic sente la pressione, nel game successivo commette 2 doppi falli ma riesce comunque a restare aggrappato al set, lottando senza risparmiarsi e cercando di tenere il proprio turno di battuta nella speranza che prima o poi lo svizzero commetta un passo falso. E questo arriva nel sesto gioco, quando Federer gioca un turno di servizio disastroso e concede il contro break a zero, dopodichè Cilic tiene il servizio annullando una palla break e sale 4/3: il match è tutt’altro che finito, ed il croato ora gioca davvero bene, tenendo gli scambi, mettendo pressione al suo avversario e trovando vincenti a ripetizione; Federer cede di nuovo il servizio, Cilic serve per il set e non fallisce: 6/3 e si va al quinto set. Ora può succedere di tutto.

Il quinto set inizia subito con delle emozioni: Federer fatica al servizio e annulla due palle break, ma nel game successivo piazza il break, complici anche due doppi falli di Cilic, e poi tiene la battuta, ma non senza difficoltà: 3/0 per lo svizzero. Poi i due tengono a zero il proprio turno di servizio, e Federer sale 4/1 ma sa che deve restare concentrato. Ed al game successivo, bravo in risposta, piazza un altro break, 5/1 e servizio; ora il traguardo è vicino. Sul 40/0, la seconda di servizio di Federer messa in rete da Cilic (con un challenge chiamato dal croato, come nella finale dello scorso anno da Nadal) consegna a re Roger il suo ventesimo titolo Slam in carriera su 30 finali giocate: una mostruosità, per un giocatore che a 36 anni suonati sta regalando ancora tantissimo al tennis, e che non sembra volersi fermare.

Una finale non bellissima forse, ma piena di tensione e colpi di scena. Cilic ha dimostrato come una manciata di punti possano cambiare l’inerzia di un match, e a lui va un plauso per come ha lottato durante tutto il torneo (portando, tra l’altro, anche Nadal al quinto set). Il croato siederà da Lunedi sul terzo gradino del podio mondiale, un risultato più che meritato. Federer invece, oltre a raggiungere il record assoluto di 20 Major vinti in carriera, eguaglia Djokovic per numero di Australian Open vinti, 6, e stacca i suoi rivali nella classifica di Slam vinti (Nadal, secondo, ne ha 16, Djokovic 12 fra i tennisti ancora in attività); il campione di Basilea, inoltre,  si avvicina al trono di n.1 ancora nelle mani di Nadal (da Lunedi solo 155 punti separeranno i due in classifica), ma forse questo non importa poi più di tanto, al di là della soddisfazione personale e delle statistiche. Ciò che ancora una volta lascia senza parole è quello che un tennista, dato da molti per finito un paio di anni fa, sta riuscendo ancora a conseguire alla sua età, passando attraverso 3 diverse generazioni di tennisti, battendoli, danzando sul campo da gioco, continuando ad affinare e modificare tecnica, tattica e strategia con l’età per ottimizzare il suo gioco, essendo sempre un esempio di fair play dentro e fuori dal campo, commuovendosi ancora per un trofeo vinto, fornendo continua ispirazione a colleghi e appassionati in tutto il mondo, ed avendo il rispetto di tutti. Perchè, che si sia un fan più di Nadal o di Djokovic o di Murray, Roger Federer non lo si può odiare, ma solo rispettare ed ammirare. Chapeau, Roger!

 

FINALE FEMMINILE

Caroline Wozniacki si lascia andare a lacrime di gioia subito dopo il match point che le ha appena consegnato il titolo a Melbourne
Caroline Wozniacki si lascia andare a lacrime di gioia subito dopo il match point che le ha appena consegnato il titolo a Melbourne

Caroline Wozniacki è la nuova campionessa degli Australian Open 2018. La finalissima che vedeva la danese n.2 del mondo opposta alla n.1 rumena Simona Halep non ha tradito le attese, e si è rivelata un incontro bellissimo e spettacolare, in cui entrambe le tenniste non si sono risparmiate ed hanno dato tutto fino alla fine. Molto simili le statistiche riguardo alle due contendenti: entrambe avevano salvato dei match point lungo il cammino verso questa finale (come i 2 match point salvati da Halep in semifinale contro Kerber, forse il più bel match al femminile del torneo), entrambe erano alle terza finale Slam, entrambe avendone perse due (Roland Garros 2014 e 2017 per Halep, U.S. Open 2009 e 2014 per Wozniacki). 4-2 i precedenti in favore della danese di Odense, di cui l’ultimo vinto alle WTA Finals 2017 con un netto 6/0 6/2. In palio il primo Slam personale e lo scettro di n.1 del mondo, e con queste premesse si capiva che sarebbe stato un incontro tirato fino alla fine, come poi è effettivamente stato.

Wozniacki parte forte, più concentrata e molto incisiva con il rovescio, mentre Halep sembra contratta. Break e 5/2 per la danese, ma Halep come ci si aspettava rientra in partita, inizia a servire meglio e diventa aggressiva sugli scambi, riagganciando l’avversaria sul 5-5. A questo punto il livello del match si eleva, e così resterà fino alla fine, con scambi lunghissimi ed estenuanti e le due giocatrici che macinano chilometri sul campo. Wozniacki è più brava ed incisiva nel tie break del primo set, che chiude per 7 punti a 2. L’inizio di secondo parziale è equilibrato, ed Halep è brava a salvarsi da situazioni complicate con palle break pesanti contro, tutte annullate, e vincere il parziale per 6-3, non senza aver richiesto l’intervento del medico per misurarle la pressione. Infatti, pur essendo le 9 passate di sera, ci sono 30 gradi e l’umidità è insopportabile, tant’è vero che l’organizzazione applica la “heat rule” e concede 10 minuti di break alle giocatrici (e alla giudice di sedia) prima dell’inizio del terzo set, per rifocillarsi.

Il terzo e decisivo set è un’autentica battaglia da fondocampo, in cui le due giocatrici danno tutto quello che hanno, e break e contro-break si susseguono. Halep spesso si tocca la gamba sinistra, si piega su sè stessa dopo un lungo scambio per riprendere fiato, ma continua a lottare, e sale da 1-3 a 4-3. Ma poi la maggiore freschezza atletica di Wozniacki (la quale aveva richiesto il medical time out a metà terzo set) ha il sopravvento, anche se non senza punti combattutissimi da far trattenere il fiato. La danese è brava a portarsi sul 5-4, e sul turno di servizio di Halep e 30-40, un rovescio in rete della rumena consegna a Caroline il match ed il primo titolo Slam, dopo 2 ore e 49 minuti di battaglia, ed il ritorno al n.1 del mondo per la terza volta, a distanza di 7 anni dall’ultima (lo era stata nel 2010 e nel 2011). La danese si scrolla anche di dosso, finalmente, quella spada di Damocle che consiste nell’essere n.1 del mondo senza aver mai vinto in titolo Major, e che piace tanto alla stampa al momento delle interviste. Peccato per Simona, alla terza finale Slam persa in 3 set su 3 giocate; tuttavia la rumena, autrice di una semifinale al cardiopalma contro Kerber, vinta per 9/7 al terzo set, non ha assolutamente demeritato, anzi forse ha solo pagato una peggiore condizione fisica nel parziale finale. Ma con questo livello di gioco, ci saranno per lei altre occasioni in futuro.

 

I RISULTATI DI TUTTE LE FINALI

Finale MaschileR. Federer (2) b. M. Cilic (6) 6/2 6/7 (5) 6/3 3/6 6/1

Singolare FemminileC. Wozniacki (2) b. S. Halep (1) 7/6 (2) 3/6 6/4

Doppio MaschileO. Marach/M. Pavic (7) b. M. Farah/J. Cabal (11) 6/4 6/4

Doppio FemminileT. Babos/K. Mladenovic (5) b. E. Makarova/E. Vesnina 6/4 6/3

Doppio MistoG. Dabrowski/M. Pavic  b. T. Babos/R. Bopanna 2/6 6/4 11/9

 

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