Stavolta la storia non si ripete: gli underdogs resistono alla rimonta di Sua Maestà Brady e portano a casa il primo titolo della storia. Il LII Super Bowl è degli Eagles nel nome di Foles

A Minneapolis va in scena la Grande Madre dello Sport Americano, la Regina indiscussa dello sport televisivo, sia in termini di dollari movimentati che di spettatori coinvolti, persino meglio delle passerelle olimpiche. A giocarsela i “soliti” New England Patriots, campioni uscenti, che hanno eliminato proprio quei Vikings che sarebbero stati padroni di casa, e i Philadelphia Eagles, che nella propria finale di Conference hanno avuto la meglio sugli altri “rapaci” del Football Americano, quei Falcons battuti rocambolescamente da Brady e compagni nel Super Bowl numero LI. Da una parte i favoriti d’obbligo, quelli che da anni spadroneggiano nel Football grazie al Re dei QB, colui che non vuole nessuno a fargli ombra (da leggersi così, forse, la partenza di Garoppolo direzione San Francisco, dove ha risollevato una stagione fallimentare con 5 vittorie in altrettante partite sotto la sua guida e ora fa sognare i tifosi dei 49ers per il futuro…), che alla fine del match avranno comunque un record (o maggiori SB vinti, 6, o più persi, 5) e che gli esperti vorrebbero alla fine di un grande ciclo, all’ultima stagione da protagonisti (e da quelle parti su queste cose difficilmente si sbaglia). Dall’altra la squadra che non ha nulla da perdere, gli underdogs per eccellenza (maschere da cane andate a ruba nelle settimane precedenti alla finale di Conference), i veri miracolati della stagione, quelli che, perso Wentz ad un passo dai play off, il QB che ce li aveva portati, venivano dati per spacciati in mano ad un Foles buttato allo sbaraglio e diventato, invece, l’eroe della post season.

PRIMO QUARTO, PARTE BENE PHILADELPHIA – Svolte le formalità degli inni senza inginocchiamenti vari, si parte. Il primo attacco è degli Eagles che partono subito forte, con un buon gioco d’attacco, tante yards conquistate e parecchio tempo consumato. Manca solo l’acuto finale e si chiude con un Field Goal da 3 punti. Non va meglio a New Eangland: il miglior attacco della NFL è ben contenuto dalla settima difesa e una stoppata su Gronkowski a pochi centimetri dalla linea costringe anche i Patriots al FG, trasformato per il 3-3. Le emozioni cominciano con l’attacco successivo: Blount guadagna yards sgusciando in mezzo alle maglie della difesa di NE (se è la 29^ della NFL ci sarà un perché) e porta il pallone nel punto in cui Foles si inventa il TD pass perfetto (o quasi) per Jeffery, cui il passato da cestista fa comodo per abbrancare un pallone un po’ alto. Va male, però, la trasformazione da un punto, per cui si va sul 9-3. Il primo quarto si chiude con i New England in attacco, che, sull’asse Brady-Amendola, arriva a poche yards dal TD.

SECONDO QUARTO, GLI EAGLES ALLUNGANO – La difesa di Philadelphia tiene e costringe i Patriots al Field Goal, che, però, si infrange clamorosamente sul palo e il risultato, così, non cambia. Due giochi d’attacco, uno per parte, si chiudono senza risultati, a parte quello di vedere Amendola che fa il QB per la corsa di Brady che si dimostra pessimo ricevitore. Nell’attacco successivo degli Eagles il secondo TD dell’incontro: partiti dalle proprie 40, i verdi guadagnano yards anche grazie all’ennesimo prodigio balistico sull’asse Foles-Jeffery che ferma la palla sulle 20, da dove parte la corsa indisturbata di Blount per l’end zone. Il tentativo di conversione da 2, per recuperare il punto pero in precedenza, fallisce quindi si resta sul 15-3. L’attacco di New England successivo partorisce solo un FG, visto che la pressione su Brady è forte, ma i tifosi dei Patriots devono aspettare poco visto che nel gioco successivo di Philadelphia arriva il primo intercetto dell’incontro e, da lì, il primo TD per i bianchi grazie ad una corsa indisturbata di White. Serata poco fortunata per i kickers, visto che anche quello di NE sbaglia la trasformazione e il risultato resta sul 15-12. Ma gli underdog non mollano e riescono dove gli avversari hanno fallito: dopo una serie di giochi di corsa che li porta a ridosso della end zone, arriva il TD segnato da Foles che, per l’occasione, si trasforma in ricevitore per il lancio di un compagno, dimostrandosi più efficace del dirimpettaio. Stavolta la trasformazione va a buon fine, quindi, dopo un attacco infruttuoso dei Patriots, si chiude il primo tempo sul 22-12.

TERZO QUARTO, LA FORBICE SI RIDUCE – Il vantaggio non tranquillizza nessuno a Philadelphia, visto l’andamento dell’ultimo Super Bowl e della finale di Conference, in cui sembrava fatta per i Vikings. E, infatti, al rientro dopo lo spettacolo di Timberlake, la coppia d’oro Brady-Gronkowski si ritrova e, dopo un drive ben condotto, con una Philadelphia più preoccupata di contenere Brady che di fermare gli altri, arriva un nuovo TD che avvicina le squadre, 22-19. Chi pensa che a Foles, quello che non doveva neppure esserci, tremino le gambe sbaglia, però, di grosso e la palla che confeziona per Clement lo dimostra: lunga e precisa in piena end zone, è solo da afferrare e tenere per il TD del 29-19. Qualche dubbio sull’effettiva tenuta del 30 verde viene sollevato, ma gli arbitri, dopo lunga valutazione, reputano che sia ok e convalidano. Quello che delude, però, tra gli Eagles, è la difesa: attesissima ad inizio partita, sembra concedere davvero troppo agli avversari, che, praticamente in ogni drive arrivano vicini alla realizzazione. Come il successivo, in cui Hogan è libero di ricevere palla al limite della end zone e viene tirato giù solo a linea superata, per il 29-26 che mantiene i giochi vivi e tiene gli appassionati incollati al video.

QUARTO QUARTO, ARRIVA IL SUPER BOWL MOMENT – L’ultimo quarto si apre con gli Eagles che falliscono il terzo & 3 sulle 15 di un bel drive costruito sul finale del terzo, grazie ad una buona difesa di NE ed un errore di valutazione, forse il primo, di Foles, così che le Aquile possono solo ricorrere alla trasformazione del Field Goal per il 32-26. Il tempo scorre, i minuti si assottigliano e tutti aspettano Brady per l’ennesimo ribaltone. E già nell’azione successiva arriva: drive ben costruito con Brady che trova sempre l’uomo giusto nel posto giusto e la difesa degli Eagles che limita i danni, ma non può nulla sul passaggio preciso per il solito Gronkowski in end zone che, con relativa trasformazione, regala il +1 agli uomini di Belichick. Solito finale di un film già visto? Intanto l’attacco di Philadelphia fa il suo: con un drive lunghissimo, cercando di accumulare yards e tempo, come una formichina, ottiene il TD del controsorpasso grazie al tuffo di Ertz che schiaccia il pallone in end zone (lunga review anche in questo caso per una palla ballerina, ma TD inequivocabile). Il tentativo di trasformazione da 2 per togliere quell’eventuale punto di vantaggio agli avversari non va a buon fine, quindi è 38-33. Per gli ultimi 2 minuti e mezzo torna tutto in mano a Brady. Ma ecco che arriva il Super Bowl moment: il mastodontico Graham fugge alle linee di contenimento ed arriva a mettere la sua manona sul pallone quel tanto da sfilarlo da quella di Brady ed ottenere il fumble che, recuperato da Barnett, regala ben più di una speranza agli Eagles. La speranza si chiama Field Goal, che, a 1’10” dalla fine porta il risultato a +8: quindi Brady, per arrivare all’Over Time deve segnare e trasformare da 2. Non facile. Ma sono i Patriots. E, invece, la difesa, nel momento del bisogno, si ritrova e, dopo aver costretto Brady a 4 down per uscire dalle 10 yards, impedisce a Gronkowski di intercettare il super-pass del suo QB, chiudendo l’incontro.

LA PRIMA DEGLI EAGLES – Stavolta la rimonta non riesce. I Patriots giocano praticamente tutta la partita in svantaggio e la perdono. Alla fine gli underdogs hanno vinto davvero ed hanno coronato una favola bellissima che, ad un mese e mezzo dai play off, con l’infortunio di Wentz, sembrava più un incubo. Match bello, ma non bellissimo, con pochi momenti topici, due attacchi attivissimi e due difese al limite del disastroso (con entrambe le squadre che, quasi ad ogni drive, sono andate a punti), con il record di yards percorse (più di 1150), è stata sicuramente la partita di Foles. Colui che era una riserva e tale avrebbe dovuto restare, buttato allo sbaraglio all’ultimo momento con un credito di fiducia pari a zero, è stato l’eroe di Philadelphia: si è rimboccato le maniche, ha chiuso le orecchie e prima ha portato la squadra alla vittoria di Conference battendo i favoriti Falcons, poi non abbassato lo sguardo davanti a Sua Maestà Brady, non ha sentito il suo fiato sul collo, non si è fatto deconcentrare dal tentativo di ritorno del Re ed ha sbagliato poco e niente fino a quello che un mese e mezzo fa sembrava impossibile, ovvero che Philadelphia vincesse il primo Super Bowl della sua storia. A volte le belle storie hanno un lieto fine. Ora una Primavera a chiedersi se Brady mollerà e poi via col la caccia al Super Bowl numero LIII.

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