Milan – Che Sia Ringhio Il Fiorello Del Festival Rossonero?

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Perché San Rino è San Rino! E, siccome in questi giorni di canzoni e canzonette sanremesi, un jingle non si nega a nessuno, quale migliore di questo per riassumere il coro unanime di commenti che in queste settimane hanno attribuito doti salvifiche, quasi miracolose, all’opera dell’allenatore rossonero?

Rino Gattuso è in effetti un po’ il Fiorello di Casa Milan, chiamato dalla dirigenza rossonera per portare una scintilla di elettricità in un festival che fino al suo arrivo sembrava arrancare, bruttino e senz’anima, sulle note della noia. Rino ha preso i singoli interpreti che qualcun altro aveva selezionato prima di lui, si è riservato un po’ di tempo per studiarli uno a uno, caricandosi nel frattempo sulle spalle tutto il peso della responsabilità del difficile periodo di assestamento iniziale e, alla fine, ha saputo infondere nei suoi giocatori quello spirito di gruppo che mancava, quel trait d’union che in ogni squadra dovrebbe dare un senso compiuto a ogni apparizione sul campo.

Perché si sa benissimo, il Festival è molto più dei suoi cantanti. Anni e anni passati paralizzati di fronte a Sanremo ci hanno insegnato che, se non può esistere un buon Festival senza buoni cantanti, i buoni cantanti da soli non bastano per fare un buon Festival. Soprattutto se l’intero carrozzone non è guidato dal giusto conduttore. Il giusto conduttore non è il migliore dei conduttori possibili, è solo quello che riesce a capire in fretta il contesto in cui si trova e a orchestrare nel modo più efficace non solo musicisti e cantanti, ma anche tutti gli altri elementi necessari per confezionare uno spettacolo di qualità.

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RINGHIO, FIX THE BASICS – Mancava intensità e Gattuso ha torchiato i suoi, pancia a terra e pedalare. Mancavano certezze tattiche e Gattuso, Bonucci o non Bonucci, è tornato a una impostazione chiara e a un 4-3-3 più coerente con il DNA della sua rosa. Mancava il senso di appartenenz
a e Gattuso, pur ruotando gli interpreti molto meno del suo predecessore, è riuscito a farli sentire tutti al centro del progetto. E, cosa per nulla trascurabile, ha saputo avere la pazienza di aspettare i nuovi arrivati, togliendoli dal centro dell’attenzione mediatica, lasciandoli lavorare nella penombra, liberandoli da tutte le pressioni e aspettative di cui erano stati caricati a inizio stagione e ributtandoli poi nella mischia solo quando li ha ritenuti davvero pronti. Calhanoglu, Biglia, lo stesso Bonucci, tutti giocatori che nelle ultime partite sembrano aver finalmente superato la profonda crisi di ambientamento dei loro primi mesi rossoneri.

A FERRARA PER RIPARTIRE SUBITO – Il momento più delicato per Ringhio Gattuso e per il suo Milan arriva però proprio ora perché si sa, nel calcio ci vuole poco a passare da salvatori della patria a peracottai. Il pareggio di Udine, ad esempio, con l’episodio sfortunato dell’autogol compartecipato Bonucci-Donnarumma (certo, il Fato, in quanto a sense of humor, non scherza!) ha un po’ strozzato in gola l’entusiasmo per un possibile filotto di vittorie che a Milanello avrebbero riassaporato volentieri dopo tempo immemore. Tuttavia, di questi tempi un pareggio al Friuli è un buon risultato, contro l’Udinese dell’ex-rossonero Oddo che, con la sua visione divertente e divertita di calcio, sta dimostrando di essere uno dei migliori giovani allenatori in circolazione. Ora però, se il Milan vuole confermare e rafforzare le impressioni positive di questo inizio 2018, dovrà subito riprendere a correre nella partita di oggi contro la Spal. Una stecca, infatti, può essere perdonata persino sul palco dell’Ariston, ma due di fila possono segnare il labile confine tra trionfo e gogna mediatica. E così, un secondo passo falso consecutivo potrebbe riaprire subito una breccia nelle ancor fragili sicurezze della squadra rossonera, rischiando di farla ripiombare di colpo nel limbo incerto del “vorrei ma non posso”.

AVANTI IN CONTINUITA’ –  Complice la pubalgia di Kalinic (la sua stagione sembra destinata al tormento continuo), lo spazio al centro dell’attacco milanista sarà di nuovo occupato da Patrick Cutrone, mentre il portoghese Silva, dopo l’ennesima prestazione opaca di Udine, riprenderà dalla panchina il suo difficoltoso percorso di inserimento, probabilmente in vista di un posto da titolare nella sfida di coppa di giovedì contro il Ludogorets.

cutrone-spaziomilan-1-1000x600Cutrone è uno dei simboli del nuovo spirito battagliero gattusiano, con quella fame di gol che lo spinge a buttarsi in ogni azione d’attacco con foga assoluta, in alcuni casi forse persino eccessiva. In effetti, quello in cui Patrick deve ancora decisamente migliorare, e che è probabilmente il motivo per cui Gattuso gli ha più volte preferito Kalinic nonostante la sterilità realizzativa che lo attanaglia, è riuscire a fornire un punto di riferimento solido ed equilibrato a tutte le trame offensive rossonere. Con il centrocampo che inizia a girare ai giusti ritmi, con la palla che sembra finalmente correre veloce tra i piedi buoni dei vari Biglia, Bonaventura, Calhanoglu e Suso, quel che serve in avanti è, certo, un attaccante capace di verticalizzare e finalizzare, ma anche un terminale che sappia fornire un appoggio efficace per gli inserimenti di centrocampisti e mezzali. Per il resto, la formazione contro la Spal non dovrebbe riservare particolari sorprese, a parte il probabile inserimento di Montolivo a centrocampo, forse per far rifiatare un po’ il redivivo Biglia, e il rientro di Rodriguez in difesa. Oggi a Ferrara Ringhio si attende una reazione immediata dai suoi e per questo ha deciso di andare in continuità, affidandosi alla stessa ossatura di squadra che nelle ultime settimane ha mostrato di saper crescere come collettivo. Gattuso sa benissimo che oggi conta solo vincere per non rimettere in dubbio il buon lavoro fatto fin qui. Perché in fondo, come ci insegnano i Jalisse, per vincere Sanremo può bastare una canzonetta fortunata, ma per scalare le classifiche della musica serve un’intera stagione di successi.

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