Olimpiadi invernali: gli scherzi che fa il tempo

Sarà lo spirito olimpico che scalda il cuore, ma, devo essere sincero: mi sto cominciando ad abituare al clima di questa trasferta. Ho i miei bei doposcì, ho tre paia di calzettoni di lana, la tuta da sci, cappello con il paraorecchi e i guanti. Sfido chiunque dei miei colleghi pensatori a riconoscermi. Oddio, in realtà è meglio che nessuno mi riconosca, perché se mi chiedono di filosofeggiare non so se in questo stato sarei molto credibile rispetto a quando lo faccio a petto nudo con la mia bella tunica e le mie ciabatte, appoggiato ad una roccia con il pugno contro la fronte. Che poi, qui, con tutta questa neve è anche difficile vedere dove stanno le rocce. In questi giorni, poi, il maltempo non sta dando tregua e fuori, tra neve e nebbia si fa quasi fatica a capire se c’è un panorama. Ecco, a quello, forse mi ci devo ancora abituare: il maltempo.

Certo, il problema del maltempo in una kermesse come questa è un bel cruccio. Immagino la rabbia di organizzatori e tifosi, che, magari nelle settimane precedenti hanno visto il sole e che proprio i giorni delle competizioni, con gli occhi del mondo addosso, si ritrovano a dover vedere gare su gare annullate. Mi dicono che finora ne hanno già dovute rimandare 5. Ma ce l’avranno, poi il tempo di recuperare tutto? Non vorrei essere nei panni di Zeus se, poi, il maltempo dovesse cessare proprio alla fine dei Giochi, chissà quante imprecazioni lo attenderebbero. Come? Dite che qui non credono a Zeus. Bah, forse avete ragione, ma son convinto che qualcuno con cui prendersela lo si trova sempre. Insomma, pensate: siamo tutti qui per vedere le Olimpiadi invernali, il cui Re è senza ombra di dubbio lo Sci e ci troviamo a dover disdire gare su gare. Ma ce le vedete le Olimpiadi estive che si chiudono senza disputare le gare di Atletica? Vuoi vedere che Platone m’ha fregato un’altra volta?

Il maltempo, comunque, a quanto pare, non fa danni solo all’esterno. Qui mi sa che c’è parecchia gente meteoropatica che sente il tempo e che, quindi, con tutta questa cappa grigia sopra la testa, sbrocca un po’. Altrimenti non riesco a spiegarmi la reazione dei tifosi verso la canadese Boutin, rea di aver vinto la medaglia di bronzo nello short track (la gara dove ha vinto la medaglia la vostra Fontana) dopo essere stata ripescata per la finale, a differenza della campionessa di casa, la Choi, squalificata nella finale stessa. Le sono piovuti addosso pesanti insulti attraverso quella cosa strana che voi chiamate social (ma che, permettetemi, se consente di fare queste cose tanto social non mi sembra…) e addirittura minacce di morte da parte dei tifosi sudcoreani, al punto che è stata costretta a chiudere i suoi profili (io questa ve la riporto così come me l’han detta, visto che gli unici profili che conoscevo io eran quelli degli egizi, ma dicono che ora si dice così…). Ma le Olimpiadi non erano la patria della sportività e dell’amore tra i popoli? Mi hanno parlato di “leoni da tastiera”. Ho capito cosa intendete, ma non sono d’accordo: i leoni dalle mie parti sono sempre stati animali maestosi e degni di rispetto che incutevano paura (andate a chiedere ai nostri vicini romani…), questi, secondo me, finiscono lo stesso in -oni, ma hanno ben poco di maestoso e rispettabile…

E un po’ annebbiato deve essere pure il senso dell’umorismo dei coreani. Questa cosa l’ho notata durante la partita di hockey tra Giappone e Corea, quando un personaggio, scopertosi, poi, australiano, sosia perfetto di Kim, si è alzato in piedi sorridente sventolando la bandiera delle Coree unite. Ok, mi hanno detto che questo signor Kim è uno un po’ permaloso e con lui si possa scherzare poco, soprattutto da quando gli hanno messo un bottone nell’ufficio (che mi dicono essere, però, meno grosso di quello di un altro megalomane, ma qui si va troppo sul complicato…), ma da qui ad allontanare il simpatico signore dal palazzetto ce ne passa, mentre stemperare, per una volta, dei toni fin troppo seri sarebbe stato decisamente più Olimpico. Diamo la colpa al maltempo, ancora, e pensiamo che s’è persa una bella occasione.

Via, vado un po’ a riposare che m’han detto che forse il tempo cambia e qualche gara la riescono a recuperare. E se mi toccherà star chiuso ancora qui, vorrà dire che proverò a mettermi ai piedi quelle cose strane che chiamano pattini. Se non ci sentiamo più, caso mai, sapete il perché.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *