Con un piede fuori e uno dentro.


Se non è stata una disfatta poco ci è mancato, se non è stato un trionfo è stata questione di dettagli. Juventus-Tottenham è stato tutto e il contrario di tutto a seconda da dove la si voglia guardare.

È stata un’occasione persa per i bianconeri, questo è certo, perché tutte le volte che, in una competizione europea e per di più nel tuo fortino, sei avanti di 2 gol dopo meno di dieci minuti è ti fai rimontare non può che essere un’occasione persa. Ma tantissimi sono stati gli spunti offerti dal match degli ottavi di finale di Champions League : la differenza di approccio e di mentalità tra le due squadre che ha fatto la differenza nei 90 minuti, l’improvvisa e inaspettata situazione di carenza di opzioni offensive per la Juventus, gli esperimenti falliti di Allegri che hanno portato alcuni giocatori a dare il meglio solo a sprazzi, sprazzi che hanno rischiato peraltro di risultare decisivi, la difficoltà da parte della Juventus, viva fin da inizio stagione, di uscire in maniera pulita dai propri 20 metri senza incorrere in errori dettati tanto dalla frenesia quanto dalle imperfezioni tecniche che, ad oggi e contro avversari che pressano molto alto, risultano spesso fatali.

Il piano studiato da allegri, quello di un 4231 molto offensivo negli uomini ma che ha in Mandzukic e Bernardeschi i soliti esterni votati al sacrificio, in cui i cambi di gioco rapidi avrebbero dovuto colpire gli spurs sul lato debole. Inoltre Douglas Costa, schierato nel ruolo normalmente occupato da Dybala, avrebbe dovuto assicurare stabilità nel 4411 difensivo tipico della Juventus con questo schieramento, pressando al momento giusto su Sanchez, anello debole della non irresistibile linea difensiva degli Spurs, ma anche allargarsi sulla fascia in fase di ripartenza, sfruttando la posizione assai avanzata di Aurier che da terzino tendeva a spingersi quasi sulla linea degli attaccanti.

Il copione tattico pensato dal tecnico livornese non ha praticamente mai funzionato, se non nei primi 30 minuti, nei quali la Juventus prima ha rifilato un uno-due chirurgico grazie a Higuain, poi ha controllato il gioco lasciando l’iniziativa agli Spurs ma concedendo poco. A far saltare il banco è stata la scelta di Pochettino di aggiungere un uomo in mediana arretrando il fino ad allora evanescente Eriksen e dando la possibilità a Dier ma soprattutto a Dembele di dialogare con maggior frequenza sullo stretto. Il risultato è stato che la Juventus si è trovata in inferiorità numerica a centrocampo e non solo ha subito in maniera evidentissima la spinta offensiva degli spurs ma ha trovato con sempre più difficoltà il recupero della palla in posizione avanzata e di conseguenza rare sono state le ripartenze degli uomini di allegri. E dire che la mediocrità difensiva della squadra londinese è stata evidente a tutti: le difficoltà di impostazione dei 2 centrali e il non perfetto posizionamento della linea difensiva sono stati causa di più di una opportunità per i bianconeri ma dapprima l’errore clamoroso di Higuain, che poteva portare al 3-0, e poi proprio allo scadere il rigore fallito , provocato dalla prima e unica folata offensiva di Douglas costa dei primi 45 minuti (ne seguirà solo una, altrettanto pericolosa, dopo altri 40 minuti di nulla) hanno segnato in maniera decisiva l’esito della partita. Nel frattempo un implacabile Kane, qualche minuto dopo essersi fatto parare un colpo di testa ravvicinato da Buffon, Aveva accorciato le distanze su, guarda un po’, una errata uscita dalla difesa di chiellini:nulla di inaspettato, solo la conseguenza di come l’inerzia della partita fosse ormai indirizzata nella direzione degli inglesi, nonostante gli episodi a favore della Juventus, nati dalla estemporanea concretizzazione del piano iniziale.

Il secondo tempo ha seguito la falsa riga del primo, con la grande differenza che nonostante tutto la squadra di Allegri sembrava essersi assestata e che il predominio degli Spurs sul piano del palleggio non produceva grandi pericoli dalle parti di Buffon. Anzi erano Bernardeschi murato da Lloris e un colpo di testa di Mandzukic dritto tra le braccia del portiere francese a lasciar supporre che il peggio potesse essere passato.

Ma così non è stato: è bastata una punizione dal limite, in zona centrale, per fallo di Chiellini su Alli, spesso al centro dell’attacco per il continuo scambiarsi la posizione con Kane, e un errore di Buffon nel posizionamento della barriera a consentire a Eriksen di cogliere impreparato sul proprio palo il capitano bianconero e a segnare un meritatissimo pareggio.

I successivi minuti non hanno portato niente di nuovo a un incontro che aveva già detto tutto. Gli ingressi di bentancourt e sturaro per un khedira non pervenuto e un mandzukic stanco, acciaccato e poco energico, non hanno spostato di una virgola gli equilibri, confermando semmai l’ inadeguatezza attuale della rosa bianconera, falcidiata dagli infortuni. Proprio dal rientro in squadra almeno di dybala e matuidi, col francese ormai insostituibile equilibratore del sistema di gioco bianconero e l’argentino unico a poter ricoprire il ruolo di raccordo centrale nell’attacco, passano le speranze di ribaltare la situazione a Wembley.

Il Tottenham venuto a imporre il proprio gioco a Torino è tutto meno che una armata imbattibile, e la Juventus, non questa Juventus, ma quella vera, avrebbe chiuso la qualificazione già alla fine del primo tempo. Resta da capire se questa Juve vera, quella che nella stagione in corso si è intravista rarissime volte, vuoi per necessità legate alla ricerca di un sistema di gioco affidabile, vuoi per gli infortuni che ne hanno marcato il cammino, esiste o è solo una illusione di chi, vedendola ottenere così spesso il massimo col minimo sforzo, continua a domandarsi quando, e a questo punto se, riuscirà ad esprimere il suo innegabile potenziale.

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