Olimpiadi Invernali: una poltrona per due… e non è Natale

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Prima di partire mi sono informato non solo sugli sport presenti alle Olimpiadi di PyeongChang, ma anche su di voi e sulle vostre abitudini. Mi sembrava doveroso essendo qui per voi. E’ così che ho scoperto che siete malati per il calcio, argomento già discusso, ed è così che ho scoperto che da voi non si può dire che sia Natale fino alla messa in onda in tv (mi dicono su Italia 1) del film “Una poltrona per due” (pare sia conosciuto anche nella mia Grecia ma non lo è a me personalmente).
Ecco oggi mi è proprio venuto in mente questo aneddoto quando ho assistito alla premiazione del bob a 2 maschile. Lo ammetto non avevo fatto in tempo ad arrivare per seguire entrambe le due prove di oggi, ma mi hanno detto di correre per vedere la festa di fine gara (quanto sono scomodi questi doposcì per correre…) perché ci sarebbe stata una sorpresa. Ed effettivamente è stato così: c’erano due squadre che esultavano come matte, come se avessero vinto entrambe… perché avevano vinto entrambe. Non so come sia successo, mi sono informato e l’ultimo caso analogo era stato alle Olimpiadi di Nagano nel 1998, ma Canada (Kripps – Kopacz) e Germania (Friedrich – Margis) hanno fatto registrare lo stesso tempo e quindi… non due ma quattro medaglie d’oro da consegnare. Niente argento, ma bronzo alla Lettonia (Melbardis – Strenga). Hai capito il vostro Aristotele che bello bello da profano assiste ad un caso più unico che raro?!?

aristotele in doposcì 05

Purtroppo però ce ne è un’altra di poltrona per due (anche se i fatti risalgono a ieri), se la si vuole chiamare così. E’ la storia di un giovane americano Jon Lillis. Più che per due la poltrona doveva essere per tre ma qualcosa non è andato come doveva. Qui in Corea del Sud dovevano essere in tre a gareggiare, tutti e tre i fratelli Lillis: Jon (23), Chris (19) e Michael (17). Ma nella finale degli Aerials (disciplina dello sci freestyle) c’era solo il maggiore. Già perché il diciannovenne ha dovuto rinunciare al Giochi per infortunio, mentre il piccolo Mikey (come lo chiamavano in famiglia) è scomparso lo scorso ottobre. La sua morte, avvenuta nel sonno, ha ovviamente sconvolto la vita dell’intera famiglia e soprattutto dei due fratelli rimasti che hanno voluto portare sempre con loro il più piccolo. Per questo Jon ha partecipato alle Olimpiadi indossando la tuta di Mikey ed ha portato al collo, come fa di consueto anche Chris un ciondolo contenente le sue ceneri. Lo so questa non è una storia del tutto a lieto fine ma ho voluto raccontarvela perché da pensatore ho trovato molto belle le parole di Jon dopo la gara (che ha chiuso al 7° posto): “Anche quando si è giù, a terra, ci sono sempre delle cose che ti appassionano e possono aiutarti a uscire da quei momenti bui”. Un bell’insegnamento che va oltre lo sport.

Vostro
Aristotele

aristotele in doposcì 06

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