Olimpiadi invernali: potenza di una scivolata

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Qualche giorno fa ve l’avevo annunciato che avrei provato a mettermi ai piedi quelle cose strane che chiamate pattini e avrei provato a cimentarmi anch’io sul ghiaccio. Avevo pensato: “guarda quelli come danzano, come volteggiano, come corrono veloci, ci giocano perfino uno sport di squadra fatto tutto di spintoni e colpi con le mazze! Deve essere proprio facile e piacevole pattinare!” Accidenti a me e alle mie idee balzane! Ho inforcato quegli strani trabiccoli ai piedi, ho rischiato anche di tagliarmi con quella lama attaccata sotto, poi, fiero e superbo, col petto in fuori, le mani dietro la schiena e il mento proteso in avanti ho messo il primo piede sul ghiaccio… Mi hanno risvegliato un’ora dopo. Dicono che una caduta così spettacolare era un po’ che non la vedevano: appena appoggiato il piede ho fatto un giro a 180° (e qui i miei amici Pitagora ed Euclide sarebbero orgogliosi) urtando con la testa e rischiando di piantarmi nel ghiaccio come un paletto. Meno male che non indossavo la mia tunica, sotto cui di solito non indosso nulla, altrimenti mi sarei trovato con tutta la mercanzia al vento. Che vergogna! Su quel diavolo di ghiaccio si scivola davvero.

Come si scivola sul ghiaccio. Lo sanno bene le atlete dello short track, staffetta 3000 metri femminile. Ok, chi fa uno sport di quel tipo con le cadute ci deve convivere, ma quella gara ha sfidato i limiti della logica. Certo gestire una competizione in cui 16 persone si sorpassano, si buttano in pista per essere spinte dal compagno in arrivo, corrono a lato della pista per i nuovi cambi non è per nulla facile. Non è facile per il pubblico capire cosa sta succedendo. Non è facile per i commentatori che devono capire chi sta facendo cosa. Non è facile per gli atleti perché con quel traffico toccarsi e volare a lato della pista è un attimo. Di Bradbury abbiamo già parlato, ma anche la gara di oggi non è stata da meno. Tutto stava procedendo bene, con questo via vai di gente che si sorpassava e si metteva in coda, si spingeva e si riposava, e la classifica sembrava anche piuttosto definita, con coreane e cinesi che si contendevano le prime due posizioni e italiane e canadesi a fare da outsider. Poi, a 5 giri dalla fine il patatrack, con la coreana che cade e innesca una serie di cadute a catena. Si vedono gambe all’aria, gente contro le transenne, sederi che scivolano sul ghiaccio e una confusione da far spavento. All’agorà il giorno di mercato mi è capitato di vedere meno caos. Da quella confusione sono venute fuori due atlete, la cinese e la coreana, che hanno continuato a gareggiare contendendosi i primi due posti. Di canadese e italiana si son perse perfino le tracce, salvo scoprire che le vostre atlete erano di bronzo, per voi risultato già storico. Che le cose non fossero, però del tutto chiare lo si capiva fin da subito e a confermarlo sono arrivati almeno 5 minuti d’attesa in cui nessuno sapeva cosa dovesse fare e tutti si pendeva dalle labbra di quelle persone che gesticolavano dietro i monitor. Poi i risultati, tra la sorpresa generale: Corea del Sud, che effettivamente aveva tagliato per prima il traguardo, oro; squalificate Cina e Canada; la vostra Italia da terza all’Argento e per il bronzo s’è dovuto andare a pescare l’Olanda, che quella gara non l’aveva neppure fatta ed aveva vinto la Finale B. Potenza di una scivolata.

Un bello scivolone l’hanno fatto anche le pattinatrici coreane dell’inseguimento a squadre. Anche fisico, ma più metaforico. E se non vi parlo di metafore io chi ve ne può parlare? Comunque, dicevo, le atlete coreane erano impegnate nei quarti di finale della gara di inseguimento a squadre. Kim, Noh e Park (scrivo solo i nomi che mi viene più facile) hanno perso la loro batteria perché Noh è caduta. Ma, mentre tutti ci si aspettava il più classico degli spiriti olimpici per commentare la sconfitta, oltre che ad un auspicabile senso di cameratismo e di solidarietà comune, Kim, presentatasi alle interviste, ha immediatamente scaricato ogni responsabilità sulla compagna caduta, condendo la frase persino con una risatina, e poi è arrivata la Park a rincarare la dose, affermando che non potevano aspettarsi di meglio da lei. Nessuna delle due ha, ovviamente, consolato la compagna a fine gara. Apriti cielo! Mi hanno detto che in Corea s’è scatenato il finimondo contro le due atlete. E’ stata perfino lanciata una petizione contro di loro, definite “una vergogna nazionale” e “persone disturbate”, affinché vengano bandite dalla Nazionale e dalle competizioni internazionali, che nel giro di poco ha raccolto 222000 firme. Addirittura la Kim ha dovuto chiudere quella cosa che voi chiamate profilo Istagram per i troppi insulti che le piovevano addosso e lo sponsor di abbigliamento sportivo che indossa non le rinnoverà il contratto. A quanto pare trasgredire alle regole del cosiddetto spirito olimpico può costare davvero caro. E una caduta così dolorosa sul ghiaccio le due atlete penso non l’abbiano mai subita…

Ora me ne trono a guardare le gare buono buono, senza provare altri sport pericolosi. Alla fine quei doposcì sono la cosa migliore che mi può stare attorno ai piedi in questo periodo…

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