Aristotele in doposcì: avere il senso della misura

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Quando tornò da Rio, Platone mi raccontò di una vostra atleta che dopo una brutta gara, tra le lacrime, aveva deciso di smettere. Se non ricordo male si chiama Federica Pellegrini e fa la nuotatrice. Certo a caldo a volte si dicono cose che non si pensano, si reagisce male e l’istinto prevale. Ma lei sembrava davvero decisa, salvo poi tornare sui propri passi quando la consapevolezza di poter essere ancora competitiva era tornata. Alle stesse Olimpiadi mi raccontò Platone che anche altre due atlete avevano dato l’addio, ma nel loro caso la dichiarazione aveva intorno le lacrime della gioia e non quelle della rabbia, della delusione. Erano due tuffatrici che per la prima volta, in coppia, si mettevano al collo la medaglia olimpica. Una delle due, se non sbaglia di cognome fa Cagnotto (in coppia con la Dallapé), ne aveva vinta anche una individuale. L’addio era la consapevolezza di aver dato tutto fino a quel momento allo sport, la consapevolezza che lo sport gli aveva dato indietro tanto, forse quasi tutto quello che poteva. E allora era il momento di fare anche altro. Non per niente sono entrambe diventate mamme. Una ha ricominciato a tuffarsi, l’altra deve ancora riprendersi dal parto e chissà cosa deciderà di fare, ma non credo che nessuna delle due abbia grandi aspettative.

Vi chiederete perché tutto questo preambolo sulle Olimpiadi di Rio ora che sono qui alle Olimpiadi Invernali. Perché oggi è stato il giorno del programma libero del pattinaggio di figura. In pista anche Carolina Kostner. Che dire, grande rispetto per lei che a 31 anni ha avuto la voglia (e forse il coraggio) di confrontarsi con avversarie che di anni ne hanno la metà. Tanto di cappello, ma era necessario? Mi spiego meglio: ci sono delle discipline sportive in cui l’età conta, non c’è niente da fare. E il pattinaggio di figura, lo dico da profano, è una di quelle. Ma lo avete visto cosa hanno fatto le due ragazzine russe che si sono aggiudicate l’oro e l’argento? La Kostner è lontana anni luce dal presentare un programma del genere. Nessuna delle medaglie, al di là degli errori che hanno comunque inficiato la sua prestazione sia nel corto che nel libero, era alla sua portata, non ha mai raggiunto quel genere di punteggi in tutta la sua carriera (mi sono documentato). E allora mi viene da pensare che forse dopo le Olimpiadi di Sochi dove aveva finalmente raggiunto il traguardo della medaglia olimpica. Quella che tanto sognava e che le era sempre sfuggita. Forse in quel momento tutti hanno pensato che avrebbe salutato quello che era stato il suo mondo fino a quel momento congedandosi tra lacrime miste di gioia e malinconia. E invece no… è andata avanti, poi c’è stata la brutta storia della squalifica e ancora avanti. Due anni intensi per arrivare qui e dare il massimo, ma il suo massimo non basta più. E allora fa strano sentirla dire (probabilmente scherzando) una volta rientrata a Casa Italia, che non ha mai dichiarato che queste fossero le sue ultime Olimpiadi. Certo ora ci saranno i Mondiali proprio a casa vostra e lei farà di tutto per onorare l’appuntamento, non ne abbiamo dubbi, ma, sarà che vengo da un’epoca in cui essere “maestri” era la massima aspirazione, ci piacerebbe poi vederla salutare il grande pubblico ed entrare in pista per regalare tutta la sua bravura, la sua eleganza ma soprattutto la sua esperienza alle bambine che la vedono come un mito e che tra qualche anno potrebbero ripercorrere le sue tappe (magari non tutte).

Vostro
Aristotele

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