Aristotele in doposcì: sono arrivati gli Olimpic Moments

usa curling

Intanto cominciamo col dire che la vena polemica mi è passata. Ieri avevo quella cosa lì da dire e non me la sono sentito di tenerla per me. D’altronde uno che ha fatto delle parole una ragione di vita non poteva certo tenersele per sé. Oggi, invece, sono più calmo. Sarà forse perché, finalmente, sono arrivati i tanto sospirati Olimpic Moments. Diciamo che già la gara dei 3000 metri dello short track, con tutte quelle carambole, l’argento per le vostre italiane e il bronzo per una squadra che la finale non l’aveva fatta, non era male. Ma nell’ultima giornata sono successe cose che, probabilmente, si ricorderanno di più.

La prima è stata senza dubbio la medaglia d’oro del tanto osannato curling. Qui le favorite ad inizio torneo erano, mi dicono, Canada e Svezia. Invece i Canadesi sono usciti in semifinale ad opera degli Usa e poi sono pure arrivati quarti dietro la Svizzera. Gli svedesi che, a qual punto, pensavano di fare una passeggiata, invece hanno perso la finale con gli stessi statunitensi per 10-7. Ma qual è la particolarità che rende così speciale questo risultato: che gli svedesi sono professionisti di questo sport, mentre i vincitori dell’oro sono tutti dilettanti che fanno altri lavori, tutti non giovanissimi e che avevano talmente poco credito dalla loro stessa federazione che erano stati loro ridotti i finanziamenti e per arrivare alle Olimpiadi avevano dovuto autofinanziarsi. La storia ha ricordato un altro Olimpic Moment a cui avevo già fatto riferimento, quando gli Stati Uniti, nel 1980, batterono i giganti dell’Hockey sovietici con una squadra di dilettanti e studenti universitari. Davvero una bella storia, se è vero, poi, che addirittura gli svedesi, nel miglior spirito olimpico, sono stati i primi ad acclamare i vincitori. E pensare che la vostra squadra li aveva agevolmente battuti nella prima fase!

E un altro Olimpic Moment da non dimenticare sarà sicuramente l’impresa della Ledecka. Io probabilmente non starei in piedi neppure su una piattaforma, invece l’atleta ceca ha dimostrato che per lei due sci, o uno solo pari sono. Dopo aver vinto, infatti, l’oro nel SuperG di sci alpino di qualche giorno fa, s’è ripetuta nel Gigante parallelo di Snowboard, diventando la prima atleta nella storia a fare un’accoppiata di questo tipo e solo la terza nella storia, dopo i norvegesi Haug e Groettumsbrsten, a vincere l’oro in due sport invernali diversi nella stessa edizione. E io che scivolo anche se cammino con i doposcì e “inforco” la porta dell’albergo ogni volta che torno in stanza alla sera, la invidio davvero tanto.

E un Olimpic Moment sarà sicuramente, a suo modo, anche la performance, seppur poco sportiva, dello stravagante invasore di pista che è sceso sul ghiaccio alla fine della finale dei 1000 metri. Pur non avendo un fisico atletico né particolarmente invidiabile, si è presentato a petto nudo, indossando solo un ristretto quanto ridicolo tutù rosa e un perizoma raffigurante una scimmietta. Sul petto una bella scritta “Peace + Love”, che non è servita a intenerire la sorveglianza che lo ha prontamente allontanato. E, alla fine, ho invidiato tanto anche lui, là nudo sul ghiaccio, mentre io sto perdendo la mia battaglia sul freddo nonostante gli strati di indumenti che coprono il mio corpo.

Mie care spiagge greche, presto tornerò! Vostro Aristotele.

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