Lasciate in pace l’Inter: come nel calcio moderno non sia permesso sbagliare

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Lasciate in pace l’Inter: lasciate lavorare Spalletti, lasciate giocare i giocatori, lasciate lavorare la società, lasciate che sbaglino – tutti- ma smettetela di fare la caccia le streghe a ogni periodo no, a ogni sconfitta che arriva dopo una serie positiva che, puntualmente, ogni anno, fa entrare squadra e allenatore in un vortice di insicurezza e pessimismo cosmico.

Nel calcio moderno, più di prima, tutti sono esposti a critiche ma con l’Inter si assiste sempre al massacro mediatico e non, perché quando non ci pensa la stampa ci pensano i propri tifosi, come una catena che si autoalimenta: l’Inter perde dopo un lungo periodo di imbattibilità, magari non meritando la sconfitta, la stampa la massacra e i tifosi, già insicuri e frustrati dopo anni di delusioni, iniziano ad entrare nel vortice del pessimismo cosmico, iniziando a massacrare la squadra a loro volta. E da lì si continua, quasi all’infinito, fino al massacro totale, fino a fischiare i propri giocatori, magari al primo errore della partita, magari all’ingresso in campo. Una cosa, che se ci pensate, può portare solo a conseguenze negative, perché alimenta l’insicurezza, perché crea crepe con in tuoi stessi giocatori, perché porta rabbia e toglie entusiasmo e motivazione, fondamentali quando fai sport. Sennò a che servirebbero i tifosi? 

È fin troppo evidente che il limite dell’Inter dell’ultimo periodo non sia tanto il pessimo gioco – ieri contro il Benevento si è visto uno dei primi tempi peggiori di sempre in una partita di calcio di Serie A degli ultimi anni – quanto i limiti mentali di questa squadra.

Sicuramente quelli che sono ora all’Inter non sono fuoriclasse, alcuni sicuramente lo possono diventare – vedi Icardi o Skriniar- ma bene o male sono tutti discreti giocatori o addirittura buoni o ottimi giocatori. Come in tutte le squadra magari qualche elemento non è all’altezza della maglia che indossa ma sono alla fine giocatori che in una serie A non ricca di fenomeni la loro figura possono farla.

E proprio perché è evidente e risaputo che questa rosa ha dei limiti di testa e di personalità che la squadra andrebbe lasciata tranquilla anche nei momenti peggiori. Al netto delle delusioni sofferte e mandate giù dai tifosi nerazzurri negli ultimi anni è anche ingiusto che ogni anno pure i nuovi arrivati paghino colpe che non appartengono a loro ma al passato, e per lo stesso motivo è giusto lasciare in pace la proprietà cinese, che non sta facendo altro che cercare di risanare l’Inter a livello strutturale, organizzativo e finanziario, per farla tornare dove le compete: coi loro errori, certo, ma è normale farli, specie quando entri in un business e in un mondo a te sconosciuto. 

Tutti devono essere essere lasciati liberi di sbagliare, senza che l’isteria prenda il sopravvento al primo o minimo errore, senza che si venga letteralmente massacrati ogni volta che si sbaglia. D’altronde Roma non fu costruita in un giorno.

Nel calcio, specie in Italia, la pazienza non è mai esistita e nell’epoca di internet, dei social e delle chat, del tutto e subito, ce n’è ancora meno. La gente non è in grado di aspettare, i tifosi si fomentano fra di loro con inutili polemiche, magari trovando notizie del tutto inventate sul web, come quelle – squallide- girate qualche giorno fa.

Se si toglie la libertà di sbagliare si continuerà a sbagliare, ogni anno alla prima sconfitta ci saranno le cacce alle streghe, l’Inter andrà in crisi, sarà massacrata e si ripeterà sempre la stessa storia.

La partita di ieri con il Benevento, pur essendo contro l’ultima in classifica che non è ancora riuscita a far punti fuori casa, era di vitale importanza per l’Inter proprio a livello psicologico, perché fra una settimana c’è il derby, e arrivarci dopo un’altra battuta di arresto sarebbe stato deleterio, andavano riacquistate fiducia e forza mentale.

La rabbia e gli abbracci collettivi – panchinari inclusi- dopo i gol di Skriniar e Ranocchia fanno capire quanto questo gruppo ci tenesse a vincere e quanto la lotta fosse più con loro stessi, coi fantasmi del passato, coi propri limiti. Fanno capire anche quanto alcune leggende che girino su uno spogliatoio spaccato dove tutti odiano tutti, dove ci siano schieramenti, siano solo cattiverie senza fondamento. Le solite cose da “ eh ma io lo so perché sono in crisi, in realtà…” di chi vuole fare lo spavaldo e dimostrare che sa più di degli altri, quando alla fine ne sa meno di tanti.

La corsa sotto la curva dei giocatori a fine partita dimostra anche che la pace col proprio esigente pubblico è stata fatta e che ora Spalletti e i suoi possono andare incontro al derby più lucidi e con maggiore serenità.

Niente di meglio per provare a riscattarsi e far tornare la stagione sul binario giusto che una stracittadina con Milan, che guarda caso era uscito dalla sua crisi proprio dopo la vittoria nel derby di Coppa Italia lo scorso Natale.

Ora l’Inter ha l’occasione di rifarsi e magari, per una volta, giocare in trasferta e senza la tensione che si respirava nelle ultime partite a San Siro, potrebbe essere un vantaggio.

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