Dritti alla meta

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Probabilmente stanotte Massimiliano Allegri avrà avuto più di un problema ad addormentarsi, non tanto preoccupato del futuro quanto della continua incapacità della sua squadra di marcare la differenza tra se e squadre infinitamente inferiori alla sua.
Passi per Ronaldo e Kane ma subire la fisicità di Cheick Diabaté e Nwanko Simy, novelli Mark Lenders e Oliver Hutton del calcio italiano,era non solo era inaspettato quanto addirittura impensabile. Il vero problema della Juventus in questa fase della stagione è, evidentemente, legato alle distrazioni in fase difensiva, dipendenti probabilmente più dall’atteggiamento che dagli uomini, da quella carenza di attenzione generale che ha consentito all’avversario di scorgere le crepe nell’ex muro invalicabile bianconero e attaccarle con i mezzi a propria disposizione.
Una cosa certo non può passare inosservata: la difesa, ridicolizzata da un 30enne maliano che al massimo può esser definito un discreto giocatore e da un semisconosciuto nigeriano che ha fatto i suoi bei gol solo nella serie B portoghese, in entrambi i casi  era (mal) assortito con gli stessi giocatori: Lichtsteiner, Benatia, Rugani e Alex Sandro.
Un caso o forse no, ma ciò non toglie che, per la prossima stagione, sia indispensabile una robusta iniezione di qualità in un pacchetto arretrato, reduce da una stagione in chiaroscuro, con momenti esaltanti e debacle clamorose, in Italia come in Europa.
Un altro aspetto rilevante nella controprestazione offerta all’Ezio Scida è che, ancora una volta, non è stata tanto la rovesciata di Simy, come non era stata la grande prestazione sotto porta di Diabaté il vero motivo che ha portato ai risultati ottenuti con Benevento e Crotone quanto soprattutto l’incapacità dei bianconeri di andare oltre l’adattatorsi all’avversario.
Questo, diciamolo subito, non vuol dire che la qualità dei bianconeri sia improvvisamente crollata da livello Real a quello salvezza risicata ma che semplicemente il limitarsi a controllare l’avversario senza aggredirlo e chiudere i giochi comporta dei rischi e questi rischi si sono tradotti, negli ultimi mesi, in un pareggio incolore a Ferrara, una “vittorina” a Benevento e un pareggio ottenuto brillantemente dagli squali calabresi.
I pitagorici , infatti, fatta salva una splendida parata di Cordaz su un tiro della Ave Maria di Matuidi e una opportunità clamorosa capitata sui piedi di Higuain, che ha sparato colpevolmente sulle gambe del portiere rossoblu, mai hanno rischiato di andare nuovamente sotto dopo aver raggiunto il pareggio.
Anzi, come ammesso da Allegri, hanno dato la per tutta la partita la sensazione di poter combinare qualcosa di importante in attacco, fino a riuscirci con merito.
Bisogna farsene una ragione, la Juventus è così, proprio come l’acqua si adatta al contenitore, è compassata e paziente nella ricerca degli spazi per concludere ma di fronte a squadre ordinate e diligenti e offrendo prestazioni che mancano di precisione e sono inficiate da banali errori tecnici, non riesce a cambiare il ritmo del proprio gioco con furore e rabbia.
In assenza degli uomini decisivi del suo centrocampo, gli scarsamente considerati Pjanic e Khedira, a condizionare il risultato è stata una serata a dir poco grigia dei suoi terminali d’attacco, fatto salvo il solito decisivo Douglas Costa, a cui è dovuto l’assist per il gol di Alex Sandro, e dal cui piede sono partiti i passaggi decisivi degli ultimi 5 gol bianconeri. Tuttavia anche il brasiliano è stato limitato nel suo tentativo di creare superiorità dai pochi spazi concessi dalla squadra di Zenga.
La poca brillantezza di un ancora convalescente Cuadrado, la prestazione anonima di Higuain e, in particolar modo, un Paulo Dybala incappato in una partita senza guizzi, inconcludente come nelle sue serate peggiori, sono stati fattori determinati nel risultato della partita, almeno quanto la stanchezza accumulata nell’aver speso energie nervose più che fisiche con 6 partite, e che partite, nelle ultime 3 settimane.
Sarà compito di Allegri gestire il momento, scegliere il modo più adatto per affrontare i giorni che mancano al big match di domenica, alimentando le tante certezze che non possono e non devono essere scalfire da incidenti di percorso come quello di Crotone ma che devono essere da monito per ricordare che la stradaverso il settimo titolo è forse non tanta ma estremamente insidiosa.
Tutto quello che è stato scritto finora da questo campionato dice che le due contendenti, grandi rivali ben oltre la mera contrapposizione sportiva, si affronteranno in uno scontro decisivo con un distacco importante ma non definitivo. Il Napoli può ribaltare l’inerzia del confronto battendo una Juventus che ha evidente bisogno di rifiatare e che avrà, subito dopo, i match in trasferta con due rivali storiche, entrambe in lotta per la Champions. I bianconeri possono invece assestare il colpo del KO, avendo poi solo bisogno di battere le due rivali nelle partite casalinghe, entrambe presumibilmente con poco da chiedere al campionato al momento del confronto con la Vecchia Signora.
Che spettacolo sia, allora, con uno Allianz Stadium strapieno e festante, magari senza i vergognosi cori che accompagnano da sempre i tifosi napoletani in trasferta a Torino, e due squadre pronte ad affrontarsi a viso aperto.
Come direbbe Allegri, è per serate come queste che si gioca un’intera stagione.

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