L’Inter ora lo sa: le mezze misure non esistono più

Inter-Juve-Orsato

Io sono vecchio. Sono vecchio quasi come il campionato. O forse sono il campionato stesso, non ricordo bene. Quello che ricordo è che non è sempre stato così. Ai miei tempi le cose erano diverse. Me lo ricordo bene. Qua era tutta campagna acquistiSi stava meglio quando ci stava BaggioChiusa una porta almeno si pareggia sembrano frasi fatte, ormai le si chiama “luoghi comuni”, ma in realtà era davvero così. C’era anche l’altra, poi, Non ci sono più le mezze misure. Guardando la partita di sabato sera e tutto ciò che ne è derivato quella frase mi sembra tremendamente attuale.

Non ci sono più le mezze misure. Ai miei tempi era diverso, me lo ricordo bene. Ai miei tempi era l’arbitro che vedeva e decideva cosa era successo agendo di conseguenza. Che poi è quello che è successo anche sabato sera quando Vecino ha fatto il fallo su Mandzukic. L’azione è stata velocissima, in due sono andati sul pallone, ma l’interista ha preso lo stinco dell’altro. L’arbitro ha visto ed ha ammonito. Poi, però, adesso c’è ‘sta cosa della VAR: uno l’ha chiamato e gli ha detto “vieniti a vedere l’azione fotogramma per fotogramma, vedrai che cambi idea”. Quell’azione velocissima è diventata lentissima. C’è chi giura di aver visto Vecino, in quel lasso fotogramma per fotogramma, alzare il dito medio, indicarsi i genitali e sottrarre perfino il portafoglio dalla tasca del giocatore juventino per reperire il numero della moglie che, poi, avrebbe chiamato nottetempo. Evidentemente anche l’arbitro conosce la moglie di Mandzukic e questa cosa non gli è andata giù, così ha deciso di sventolare il rosso davanti al centrocampista nerazzurro. Plausibile. Ai miei tempi non sarebbe successo, ma, messa così, diventa plausibile. D’altronde non esistono più le mezze misure. Poi, però, ho scoperto che neanche ora avrebbe dovuto succedere, perché quella diavoleria moderna che si chiama VAR mi hanno detto che non può essere interpellata per correggere un’ammonizione. E, allora, sono tornato a pensare che, ai miei tempi, quando le mezze misure esistevano ancora, la partita non sarebbe stata cambiata dopo 15 minuti.

Non ci sono più le mezze misure. E, infatti, quella partita, così, è cambiata. Ai miei tempi, ma proprio i primi, forse, quando il calcio era ancora qualcosa di cavalleresco, si sarebbe cercato di mantenere uniformità di giudizio nelle decisioni. Perché non farlo. Per questo non ho ben capito perché il tentativo di asportazione del polpaccio da parte di Barzagli, con un piede ben più alto di quello di Vecino non sia stato punito allo stesso modo. E quel Pjanic poi, libero di menare a destra e a manca rimediando solo un cartellino, di cui ha avuto anche il coraggio di lamentarsi. Ai miei tempi un terzinaccio alla Burgnich dopo le prime scaramucce avrebbe, come si diceva ai miei tempi, fatto sentire un po’ il corpo all’avversario, di solito con “corpo” ad intendere un ginocchio sul quadricipite femorale dell’avversario a palla lontana, che avrebbe portato a più miti consigli l’esuberante dirimpettaio. Ai miei tempi si sarebbe potuto, ora non più perché con 12 telecamere che inquadrano anche lo svuotamento delle coane nasali di ogni singolo giocatore se ne sarebbe fatto un processo e, poi, magari, si sarebbe giustificato anche l’atteggiamento del centrocampista bianconero. Ma i tempi son cambiati e allora il buon Pjanic ha, così, avuto possibilità di fare, lui sì, ciò che ha voluto, seppur ampiamente inquadrato dalle telecamere. Così, giusto a testimoniare almeno altri 3 cartellini che si sarebbe meritato. Lui sì, poi, è stato bravo a “far sentire” il corpo all’avversario. Corpo inteso come un pugno sulla guancia e un ginocchio sullo sterno di Rafinha, rimediando un più che scontato giallo… per D’Ambrosio, reo di aver sollevato il dubbio che quell’intervento fosse poco ortodosso. Anche perché, peraltro, perfettamente identico a quello per cui Baselli fu espulso durante il derby proprio con la Juve. Ho sentito dire in questi giorni che quello di Baselli fu fatto per far male, quello di Pjanic no. E fallo anche per far male un intervento così! A quel punto, con Rafinha esanime a terra per tamponamento polmonare chissà se Orsato gli avrebbe concesso di vedere la VAR. Almeno per avere il numero di targa dell’autobus che lo aveva appena travolto. Così, giusto per l’assicurazione.

Non ci sono più le mezze misure. Ai miei tempi un allenatore sarebbe stato cauto nei cambi alla fine di una partita che stava diventando un’incredibile impresa. Ai miei tempi, forse, non avrebbe tolto il giocatore migliore, quello che stava tenendo su la squadra quasi da solo, giusto per non ritrovarsi schiacciato in un momento in cui almeno in 4 giocatori avevano bisogno di una maschera ad ossigeno. Ai miei tempi forse un Mazzone sarebbe sceso in campo a prendere per le orecchie Perisic per portarlo fuori, se non voleva uscire da solo. Se ci fossero ancora le mezze misure forse Spalletti non si sarebbe azzardato a mettere in campo uno dei principali responsabili di buona parte dei gol più assurdi presi dalla squadra nerazzurra, con tutto il rispetto del povero Santon, che, in realtà, a me piacerebbe anche. Non so, almeno per non caricare troppo di responsabilità un giocatore non del tutto tranquillo in questa stagione, soprattutto dopo l’Udinese. Non so, almeno per scaramanzia. E magari il Santon giocatore lo avrebbe recuperato un’altra volta, soprattutto dopo essersi potuto fregiare di aver portato via tre punti alla Juve in 10. A quel punto poteva correre anche Santon sotto la curva, nessuno glielo avrebbe impedito. E lo avrebbero anche applaudito.

E, invece, non ci sono più le mezze misure e, allora, un giocatore che sbaglia la partita e che diventa causa di una sconfitta non viene fischiato la partita successiva, o del tutto ignorato nella speranza che cambi squadra. Ora ci sono i social e le mezze misure non esistono più. E, allora, per far capire che il tifoso è rimasto male della sconfitta, non riesce a far di meglio che entrare nella bacheca del giocatore suddetto e insultarlo fino all’ultima generazione, augurando morte tra atroci sofferenze e minacciando in modo grave e vergognoso. Quando c’erano le mezze misure questi erano delinquenti. Ora li chiamano “leoni da tastiera”. Patetici codardi è forse la definizione migliore, o, ancor meglio, qualcos’altro che finisce in -oni che non starò qui a dire. Di sicuro con i tifosi veri hanno poco a che fare e il  male che fanno alla propria squadra non ha nulla da invidiare al danno di un gesto tecnico sbagliato. Ma, forse, io sono vecchio e vedo le cose in altro modo.

Non ci sono più le mezze misure. E, così, ora una squadra ha 3 punti in più e, probabilmente andrà a vincere il suo ennesimo scudetto, l’altra tre in meno e, forse, fallirà la caccia alla Champions League, un allenatore non viene più giudicato per il carattere che aveva saputo trasmettere alla squadra, ma per gli errori pacchiani in fase di cambio, un giocatore ne esce segnato, non potrà trovare facilmente nuova tranquillità per giocare e, forse, si dovrà guardare le spalle mentre cammina per strada. Ai miei tempi questa sarebbe stata una sconfitta per il calcio. Ma oggi non ci son più le mezze misure e, allora da domenica prossima tutto sarà tornato alla normalità. In fondo, Spalletti lo doveva sapere, lo dicevano anche ai miei tempi: Al pareggio non c’è mai fine

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