Bologna, decrescita infelice

rossoblu

NUMERI- iniziamo da quelli, perché raramente mentono. Nella migliore delle ipotesi il Bologna concluderà la sua stagione con  42 punti, uno in più dell’anno scorso e gli stessi di quello ancora precedente. Ma se non dovesse battere l’Udinese, ci sarà un ulteriore passo indietro. Nel girone di ritorno, ha ottenuto finora 15 punti, solo Verona e Udinese hanno fatto peggio. Si dirà; conta il complessivo. E’ vero solo in parte; questa squadra, come già nelle stagioni precedenti, di fatto conquista la salvezza a febbraio, e non riesce a mantenere la concentrazione, le motivazioni, la testa, fate voi, ma la sostanza è che senza reali obiettivi si adagia e non mette più quel vigore agonistico indispensabile per vincere le partite. Su 38 gare ufficiali disputate (compreso lo 0-3 casalingo all’esordio in Coppa Italia con il Cittadella, attualmente settima in serie B) ne ha perse 21; con le prime 8 della classifica, ha ottenuto 3 punti su 42 disponibili, frutto di 3 pareggi e 11 sconfitte. L’ultima vittoria contro una grande risale a 863 giorni fa, 1-0 a San Siro contro il Milan. Anche qui si potrebbe obiettare che quel che conta alla fine sono i punti ottenuti, non contro chi vengono conquistati; in realtà, battere una grande porta entusiasmo e avvicina i tifosi, dà risalto nei media, e in definitiva allarga, o non riduce, il bacino d’utenza, il che in ultima analisi significa anche maggiori entrate per la società. Battere il Benevento o il Verona non fa notizia, la Roma o il Napoli si

ENTUSIASMO– al di là delle cifre, comunque significative, il meno che si possa dire è che, dopo 3 anni di  gestione Saputo in serie A, il progetto stenta a decollare. La società pare abbassare sempre più l’asticella, lanciando sostanzialmente il messaggio; “ci salviamo senza problemi, cosa volete di più?” se è vero che Saputo a suo tempo parlò di 10 anni per un grande Bologna, è altrettanto vero che se va bene la politica dei piccoli passi, almeno che siano passi in avanti…la società non trasmette certo entusiasmo e motivazioni, a cominciare dal tecnico; la squadra esprime un calcio poco spettacolare, spesso non dà l’impressione di mettere in campo tutto quello che ha, e soprattutto non sembra in grado di compiere l’impresa. In altre parole, non fa divertire, né tanto meno sognare. Nessuno, a Bologna, chiede scudetti o Europa, né acquisti di grandi giocatori, almeno non nell’immediato; ma l’entusiasmo con cui, per esempio, venne accolto Mattia Destro al suo arrivo a Bologna 3 stagioni fa, se n’è andato da un pezzo. Forse c’erano troppe aspettative per l’arrivo di una proprietà (finalmente) solida, ma tant’è.

DONADONI– sul ruolo e sulle eventuali colpe del mister ci sono varie correnti di pensiero. Nessuno discute la sua preparazione tecnica, e in pochi pensano che con l’organico a disposizione, un altro allenatore potesse ottenere molti più punti in classifica. Ma è vero altresì che Donadoni non è un motivatore nè un comunicatore, non solo con l’esterno, cosa già non positiva nell’era del web e della tv a copertura totale, ma,  cosa ben più grave, all’interno dello spogliatoio. Come si spiega altrimenti la scarsa verve mostrata della squadra, una volta raggiunto l’obiettivo minimo, cioè la salvezza, tutto questo per il terzo anno consecutivo? Inoltre, alcune scelte tecniche (e non solo)  sono apparse come minimo cervellotiche, quando non controproducenti; l’emarginazione di Mattia Destro, il più cospicuo investimento di Saputo, unico attaccante della rosa a vedere la porta, e comunque autore di 6 gol e 4 assist in 26 presenze; di Donsah, a favore di uno Dzemaili lontano parente del trascinatore ammirato nella stagione passata; l’esperimento, quasi subito abbandonato, della difesa a 3, schierando incomprensibilmente Di Francesco nel ruolo di esterno difensivo, mentre all’opposto si ostinava a utilizzare M’Baye e Masina, due elementi portati più alla spinta che al contenimento, come terzini nella difesa a 4, già in difficoltà per il non eccelso valore dei centrali

PROSPETTIVE– si sperava di ottenere un maggiore introito dai diritti tv, ma questa speranza probabilmente resterà sulla carta, sia per il peggioramento della posizione finale di classifica, per la sentenza che ha invalidato il contratto della Lega con l’intermediario spagnolo Mediapro. Il Bologna ha un passivo di bilancio (si parla di 13 milioni) e l’ipotesi più ottimistica è che Saputo si limiti a coprirlo, senza però mettere a disposizione ulteriori risorse per il mercato, che dovrà quindi essere finanziato dalle cessioni; prima di comprare, bisognerà vendere. Ovviamente il nome più gettonato è quello di Simone Verdi, vero trascinatore della squadra che, ricordiamo, se dipendeva dalla società andava via già a gennaio (c’è da chiedersi se in quel caso la salvezza sarebbe stata altrettanto tranquilla). La sua cessione porterebbe almeno 20 milioni, con cui un bravo ds potrebbe costruire, considerata la dimensione del Bologna, quasi una squadra intera. Ma i precedenti non sono incoraggianti; pur se con un budget limitato, ben pochi acquisti del ds Bigon (anch’egli fresco di rinnovo) nei due anni precedenti si sono poi rivelati azzeccati, e non a caso la cifra tecnica della squadra non è certo aumentata, come i punti in classifica. Si tratta di capire se la società farà uno sforzo per trattenere l’uomo simbolo, trascinatore e già eletto a bandiera rossoblu, oppure preferirà cederlo cercando di reinvestire il ricavato per rinforzare, per prima cosa, la difesa, e secondariamente il reparto offensivo, che quasi certamente perderà Destro, e non potrà certo affidarsi a Petkovic, Falletti o Avenatti, e nemmeno a un Palacio quasi 37enne, che già quest’anno ha finito la benzina a gennaio. La linea della società parrebbe quella della continuità, non delle rivoluzioni, anche per l’allungarsi, come era ampiamente prevedibile, dei tempi per il progetto-stadio, che in prospettiva doveva costituire la principale fonte di fatturato. Tra poco i tifosi lo scopriranno

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