A tutta B: l’harakiri del Frosinone, il triplo salto, la sparizione del Piemonte, il più Amato di Parma e B Ready per il post season

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L’HARAKIRI DEL FROSINONE – Campionato chiuso e ultimi due verdetti mancanti espressi, ovvero la promozione diretta in A e la retrocessione diretta in Lega Pro, oltre al corollario riguardante la disposizione delle squadre all’interno della griglia play off e le due squadre che si giocheranno la salvezza ai play out. A seguire l’Empoli in Serie A sarà, un po’ a sorpresa, il Parma. I ducali fanno il proprio dovere affondando un volitivo Spezia al Picco, finalizzando le uniche due occasioni vere create nel corso del match ed approfittando dell’errore dal dischetto dell’ex Gilardino e conquistando, così, i 3 punti indispensabili ad agganciare a 72 un Frosinone che per il secondo anno di fila getta la promozione diretta nel finale dell’ultima giornata. Stavolta a mettergli i bastoni tra le ruote il Foggia che prima si porta in vantaggio e, poi, all’89’ di una partita in cui i gol di Paganini e l’autogol di Rubin sembravano aver indirizzato verso la più scontata delle vittorie, con Floriano agguanta il pareggio che decreta l’harakiri dei ciociari, che, così, anche stavolta si troveranno costretti a passare dai play off. E con un risultato diverso da quello della scorsa stagione, sperano i tifosi gialloblu. Intanto passeranno dai preliminari, riposando per la prima parte degli spareggi, assieme al Palermo, che si guadagna la posizione con la vittoria di Salerno. Alla fase preliminare va il Venezia, che mantiene la posizione di vantaggio dopo il pareggio a reti bianche con il Pescara, rispetto ad un Bari che, invece, liquida il Carpi con un secco 2-0, ma cede ai lagunari per questioni di scontri diretti (doppia sconfitta). Oltre a loro il Cittadella, che non fa sconti alla Pro Vercelli, alla sua ultima gara in B, e il Perugia, nonostante Nesta esordisca con una sconfitta in casa del già promosso Empoli che lo condannerà a trovarsi sempre in condizione di svantaggio per tutta la durata degli spareggi. L’altro verdetto è la retrocessione diretta del Novara, che, a sorpresa, perde lo scontro diretto casalingo con l’Entella, la quale, grazie ad un gol di Crimi nel secondo tempo, si guadagna la carta play out per giocarsi la salvezza. Spareggio che si giocherà con l’Ascoli dopo lo 0-0 nello scontro diretto tra i marchigiani e il Brescia che permette alle rondinelle di restare 2 punti sopra la linea di galleggiamento e salvarsi. Esattamente come accade all’Avellino che, con un colpo di reni, grazie alla vittoria di Terni, salta fuori dalla zona play out all’ultimo respiro. Nessun patema, invece, per il Cesena che, battendo la Cremonese, la scavalca anche in classifica finendo il campionato 13°.

TRIPLO SALTO – E, quindi, come detto, anche il secondo verdetto riguardante la zona promozione è stato espresso ed ha visto il ritorno in Serie A, dopo un tempo brevissimo, di una società (recentemente) gloriosa letteralmente riemersa dall’inferno. Quella del Parma, infatti, è stata un’autentica impresa: quattro anni fa di questi tempi la squadra falliva e sarebbe stata costretta a ripartire dai dilettanti; nel giro di tre campionati, tutti chiusi con la vittoria o, comunque, con la promozione, i ducali tornano in massima Serie, la naturale collocazione di questa loro congiuntura storica. Il Parma, infatti, è una società calcistica nata nel 1913, come Parma Foot Ball Club, che, però, in questa sua prima organizzazione, partendo dalle serie minori ma raggiungendo la B già nel 1928, si alterna tra la seconda e la terza serie fino al 1968, quando si ritira definitivamente dalle competizioni, sostituita dall’Associazione Calcio Parmense che, promossa in D, dà continuità al calcio cittadino. Nel 1973 la prima promozione in B di questa nuova società, che poi si alternerà tra la seconda e la terza serie fino al 1990, anno della storica promozione in A. Una promozione che non è un semplice traguardo di una squadra di provincia, ma rappresenta il primo passo di una pagina che cambia la storia del calcio degli anni ’90: è il Parma di Tanzi, che arriva in A con risorse e obiettivi precisi; sulla panchina siede un certo Nevio Scala (che poi sarà seguito da Malesani) e alla corte dei gialloblu si alternano nomi di giocatori che scriveranno la storia di questo sport come Melli, Osio, Minotti, Cuoghi, Borgonovo, Asprilla per non parlare di Buffon, Cannavaro, Chiesa, Dino Baggio, Zola, Thuram, Crespo, Stoichkov (anche se per una stagione non esattamente da ricordare). Il Parma si attesterà come una delle squadre più forti del campionato, contendendo lo Scudetto soprattutto alla Juve: un 2° posto, due terzi e due quarti, ma anche 3 Coppe Italia, una Supercoppa Italian e, soprattutto, 2 Coppe Uefa, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Tutto questo fino al 2003, quando il crac Parmalat che coinvolge Tanzi cambia i destini societari. Nel 2004 nasce la società Parma Football Club Spa che rileva i diritti della Parma Associazione Calcio, dichiarata insolvente, svincolandosi dalla Parmalat. Si salva una prima volta nel 2005 allo spareggio col Bologna (pur raggiungendo la semifinale Uefa), ma non riesce ad evitarlo nel 2008. Ritornata subito in massima serie, inanella una serie di discreti campionati (perfino un sesto posto nel 2014, anche se non riceve la licenza Uefa e non va in Europa), fino al 2015, quando alla retrocessione in B segue il fallimento. Ripartita dalla D, come Società sportiva dilettantistica Parma Calcio 1913, vince il campionato nel 2016, vince i play off di Lega Pro nel 2017 e comincia la B di quest’anno con il nome di Parma Calcio 1913. Guidata da D’Aversa, comincia il campionato in tono minore, non assestandosi tra i protagonisti, sembrando quasi disorientata dalla nuova realtà, al punto da perdere diversi incontri casalinghi. La panchina del tecnico traballa, ma poi la situazione si assesta e la squadra si porta stabilmente nella parte alta della classifica. Gli ottimi risultati della parte terminale della stagione la portano a lottare anche per la promozione diretta, fino all’ultima giornata, quando una vittoria potrebbe anche non bastare se il Frosinone facesse suo il match casalingo con il Foggia. Alla vittoria del Picco ottenuta dai ducali, fa seguito l’incredibile suicidio sportivo dei ciociari che, con il pareggio, aprono le porte della A diretta al Parma. Che ora riapproda in A, forse ancor prima di quanto preventivato, per tornare a giocarci stabilmente.

SPARISCE IL PIEMONTE – Espresso anche l’altro verdetto atteso per la fine della stagione regolare, un verdetto che decreta la sparizione di una Regione dalla cartina geografica della Serie B, ovvero il Piemonte, visto che, dopo la Pro Vercelli, anche il Novara retrocede direttamente in Serie C. Il Novara è un’altra delle società storiche italiane, già soltanto per essere stata una delle compagini in cui ha militato il mitico Silvio Piola. Fondata nel 1908, come Football Association Studenti Novara, nel 1926 raggiunge la massima serie dell’epoca, la Prima Divisione Nazionale e, dopo una prima retrocessione in B, nel 1938 arriva la promozione in Serie A. Da allora fino al 1956, i piemontesi si alternano tra le due massime serie, con, come miglior risultato, un 8° posto nel 1952. Dal ’56 al ’77 è un nuovo alternarsi, ma, stavolta, tra la seconda e la terza serie, poi dalla fine degli anni ’70 il Novara conosce tanta Serie C fino, addirittura, al 2010, quando ritorna in B. A quel punto, però, l’exploit è immediato, visto che ottiene la promozione subitanea in massima serie, dove torna dopo 55 anni. La retrocessione in B è altrettanto immediata e qui resta fino al 2014, quando torna in Lega Pro. Appena un anno di purgatorio, poi il ritorno  in serie cadetta per un’ottima annata, chiusa con la sconfitta nella semifinale play off. Un’altra stagione tranquilla, poi l’attuale, vissuta tra alti e bassi, con anche un cambio d’allenatore, con l’arrivo di Di Carlo al posto di Corini alla 25^, inutile, però, a impedire una retrocessione giunta un po’ a sorpresa, non essendo stati mai i piemontesi davvero coinvolti nelle posizioni più basse. Fatale la sconfitta casalinga con l’Entella, squadra che fino ad una settimana prima era addirittura terzultima, che condanna i piemontesi alla nuova discesa nel Limbo della Serie C senza neppure l’appello dei play out. Al Novara i nostri migliori auguri di un pronto ritorno in serie cadetta.

IL PIÙ AMATO DI PARMA – Ultimi movimenti in classifica marcatori, significativi, ma che, in realtà non ne hanno mutato la sostanza. Capocannoniere del torneo di B 2017/18 è Caputo dell’Empoli, che chiude con 26 gol. Dietro di lui il suo gemello del gol Donnarumma, che rosicchia un’altra lunghezza con il gol del sorpasso di venerdì ai danni del Perugia e chiude a 23. Sul terzo gradino finisce Di Carmine, che sale a 22 proprio grazie alla rete del vantaggio degli umbri nella stessa partita. Giù dal podio, al quarto posto, Montalto, nonostante l’assenza forzata, a 20 gol, resiste all’ultimo attacco di Mazzeo che, con la rete del vantaggio del Foggia a Frosinone, si porta a 19. Vetrina della giornata, però, tocca ad un giocatore che con il suo gol, peraltro l’unico stagionale, ha contribuito a scrivere un pezzo di impresa dei ragazzi di D’Aversa, tanto che da venerdì, a Parma, sarà Amato di nome e di fatto. Facciamo riferimento, ovviamente, a Ciciretti. Amato Ciciretti è un centrocampista offensivo classe ’93 nato a Roma e cresciuto nei settori giovanili di entrambe le squadre della Capitale, prima Lazio e poi Roma. I giallorossi lo mandano a farsi le ossa diverse stagioni in terza serie: una alla Carrarese, con cui esordisce tra i professionisti, una all’Aquila, in cui realizza il suo primo gol, 6 mesi alla Pistoiese e 6 al Messina (3 gol). Nel 2015 passa definitivamente ad un altro giallorosso, quello del Benevento, dove vive tutta l’epopea della doppia promozione, contribuendo, sempre con 6 gol, sia a quella dalla Lega Pro che a quella dalla B. Con i campani resta anche per la A, ma si ferma solo 6 mesi (in cui, comunque, realizza i suoi 2 primi gol in massima serie) prima di passare in prestito al Parma. A causa di un infortunio comincia a giocare tardi e mette insieme solo 4 presenze. Nessun gol fino all’ultima, la più importante: entrato titolare, al 61′ della partita del Picco, con il risultato sull’1-0 per il gol di Ceravolo e l’errore dal dischetto di Gilardino, chiude ogni velleità di ritorno degli aquilotti ribadendo in rete la respinta corta di Di Gennaro su un tiro di Ceravolo, chiudendo i conti per una vittoria che, sommata al risultato di Frosinone significa ritorno in A per i ducali. E per lui Nomen Omen.

IL DESTINO DI UN CAMPIONE DEL MONDO – Neppure l’ultima giornata ci ha risparmiato dall’arrivo di un nuovo allenatore. La scorsa settimana, infatti, è stato sollevato dall’incarico di allenatore del Perugia Roberto Breda. La sua colpa? In realtà nessuna in particolare, visto che la sua squadra con il pareggio raggiungeva la matematica certezza di partecipare ai play off. Forse ha pagato un periodo di non perfetta lucidità della squadra umbra, che, dopo una fantastica cavalcata cominciata proprio con Breda in panchina, che aveva sollevato i grifoni dalle zona più basse della classifica fino a quelle più alte della zona play off, aveva cominciato una lenta discesa nelle posizioni della graduatoria spareggi, arrestata, però, al momento opportuno, persino con una settimana d’anticipo. A sostituirlo è stato chiamato un nome di sicuro richiamo, un altro Campione del Mondo alla corte della B dopo Gilardino impegnato ancora sui campi di gioco, ovvero Alessandro Nesta. Una scommessa nel vero senso della parola, perché se è vero che Alessandro Nesta, classe ’76, è stato uno dei difensori più forti della storia del Calcio italiano, con le maglie di Lazio, di cui è stato anche Capitano (e con cui ha vinto uno scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea) e Milan (2 scudetti, 1 coppa Italia, 1 Supercoppa, 2 Champions, 2 Supercoppe Europee e 1 Mondiale per Club), prima di trasferirsi al Montreal in MSL e chiudere nel Chennaiyin, squadra indiana allenata da Materazzi, come allenatore, al contrario, ha davvero poca esperienza, avendo fin qui allenato solo il Miami FC per due stagioni (un 7° posto ed un’eliminazione in semifinale play off). La sua storia assomiglia molto a quella di un altro suo compagno nella vincente avventura tedesca, Oddo, chiamato dal Pescara all’ultima giornata. In quel caso, però, la qualificazione ai play off sembrava ormai compromessa e, anzi, fu grande merito dell’ex (anche lui) Lazio e Milan non solo qualificarsi, ma portare la squadra fino alla finale, salvo poi conquistare la A la stagione successiva. Ora a Nesta il non semplice compito di giocarsela ai play off da ultimo della classe, soprattutto dopo il non positivo esordio, bagnato con una sconfitta. A Perugia, però, un ruolino come il suo compagno ed amico potrebbe anche andar più che bene.

B READY, PER ESSERE PRONTI AI PRELIMINARI PLAY OFF E AI PLAY OUT – Terminata la stagione regolare, ma il campionato non è ancora finito, visto che restano ancora due verdetti da esprimere, una promozione e una retrocessione. Si parte il 24 con l’andata dei play out, quindi, a seguire, il 26 e il 27 i due preliminari play off. Il primo preliminare a giocarsi è quello tra la sesta e la settima della classifica finale, il Bari e il Cittadella, a partita unica in casa della sesta, quindi, alle 18, al San Nicola, dove i padroni di casa giocheranno col vantaggio di poter anche pareggiare la partita al termine dei supplementari per passare il turno e andare a sfidare il Frosinone. Bari che chiude sesto al termine di una stagione fatta di alti e bassi, pur sempre vissuti nelle posizioni più alte della graduatoria, tra il sogno del secondo posto e il rischio di uscire dai play off. Il Cittadella finisce settimo in un torneo giocato con grande regolarità, praticamente sempre dentro la zona spareggi, da cui ha rischiato di uscire solo nelle ultime giornate, vissute un po’ sottotono. In stagione regolare vittoria netta del Bari al San Nicola per 4-2 mentre al Tombolato è finita 0-0. Domenica, invece, alle 20.30, andrà in scena la partita secca del Penzo tra la quinta e l’ottava, rispettivamente Venezia e Perugia, con i lagunari dotati dei vantaggi di stadio e risultati a disposizione. Campionato straordinario quello del Venezia che, da neopromossa, una volta acquisita confidenza con la cadetteria, ha ben presto puntato alle zone più alte della classifica, arrivando ad entrare nella lotta per il secondo posto dell’ultimo tratto di campionato. Un’autentica altalena quella degli umbri, con passaggio dalle zone alte della classifica alla vertiginosa discesa verso la zona retrocessione che è costata la panchina a Giunti, al prepotente ritorno in zona spareggi con Breda fino alla flessione finale che è costata il posto anche a lui a favore di Nesta. In stagione regolare il precedente al Penzo ha visto la vittoria dei padroni di casa per 1-0, mente al Curi si è chiuso sull’1-1. Chi vince va ad affrontare il Palermo. Infine, si parte, stasera, con l’andata dei play out che vede coinvolte quintultima e quartultima, cioè Ascoli ed Entella, da giocarsi in casa di quest’ultima, alle 20.30, mentre il ritorno al Del Duca sarà il 31. Due squadre caratterizzate da un campionato abbastanza deficitario, in calando quello dell’Entella, partito anche piuttosto bene, ma poi involutosi fino a rischiare la retrocessione diretta, scampata grazie alla vittoria nello scontro diretto di Novara, piuttosto stabile nella parte bassa della classifica quello dell’Ascoli, molto vicino alla retrocessione diretta fino all’arrivo di Cosmi che, almeno, ha avuto il merito di agganciare i play out. Tre cambi in Liguria (Castorina-Aglietti-Volpe), uno e mezzo in bianconero (coppia Fiorin/Maresca-Fiorin da solo-Cosmi). Pareggio per 1-1 a Chiavari in stagione regolare.

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