La (quasi) prima volta del Perù: ai Mondiali dopo 36 anni sognando gli ottavi di finale

Jefferson Farfàn, attaccante della nazionale peruviana (Immagine www.corriere.It)
Jefferson Farfàn, attaccante della nazionale peruviana (Immagine www.corriere.It)

“O tu vai in Perù, o tu sposti la chiesa, o tu vinci al Totocalcio”. Chi ha abbastanza anni (come chi scrive) forse ricorderà la divertentissima opera prima di Francesco Nuti, Madonna che silenzio c’è stasera, ed il suo surreale dialogo con un amico secondo cui esistono solo tre modi per cambiare vita. Il primo era proprio andare in Perù, o meglio “nì Perù” per dirla alla pratese. Mi fa ridere ancora oggi ma credo che fosse un modo, più serio delle apparenze, di rappresentare la fuga verso una destinazione lontana ed esotica. Ancora oggi resta un paese un po’ sconosciuto, anche se viviamo notoriamente in una “età globale” e la comunità peruviana è tutt’altro che trascurabile in Italia (quasi 100.000 persone). È però probabile che a giorni conosceremo il Perù un po’ meglio, grazie all’imminente mondiale che i biancorossi ritrovano dopo 36 anni. È una gioia così grande che il loro presidente della repubblica ha decretato un giorno di festa nazionale all’indomani del 2-0 sulla Nuova Zelanda che ha dato il pass per Russia 2018.

UN DIGIUNO LUNGO 36 ANNI – L’ultima presenza mondiale è targata Spagna ’82, in girone proprio con gli azzurri che poi sarebbero diventati campioni ma che, come è noto, partirono a rilento. Contro i sudamericani arrivò un pari alquanto deludente: al bel gol di Bruno Conti rispose Diaz nel finale…Quel girone chiuse il ciclo migliore del calcio peruviano, decretato dai quarti di finale mondiali nel ’70 e nel ’78: in Spagna invece furono eliminati nel primo girone mentre noi passammo per il rotto della cuffia, senza poter immaginare che stava per iniziare la storia più bella del nostro calcio nel dopoguerra.

DALLE DELUSIONI ALL’11MO POSTO NEL RANKING FIFA – Sempre per tuffarsi nei ricordi, negli anni Ottanta arriva in Italia il mitico Geronimo Barbadillo, primo giocatore peruviano nella nostra Serie A e, forse, ancora oggi il più famoso (sempre per chi ha abbastanza anni). Più di una volta, comunque, il Perù ha avuto giocatori di talento ma spesso e volentieri è mancata la disciplina, l’organizzazione, quello che insomma permette di passare da alcune buone individualità ad un collettivo che arriva da qualche parte. Risultato: tante delusioni, dai Mondiali mancati alla Copa America lasciata troppo presto. Proprio da quest’ultima, però comincia il riscatto peruviano con due terzi posti nel 2011 e 2015. Per questo progresso vanno dati sicuramente grandi meriti al tecnico argentino Ricardo Gareca, determinante nel dare gioco ed orgoglio a questa squadra. Il ranking Fifa non sarà certo il Vangelo, ma l’11mo posto della “blanquirroja” vorrà pur dire qualcosa…

LE DUE STELLE IN CAMPO: GUERRERO E FARFAN – Passando al campo, sono sicuramente due le stelle di questa nazionale: gli attaccanti Paolo Guerrero e Jefferson Farfàn. Più continuo il primo (ma squalificato per doping), più “genio e sregolatezza” il secondo (ma determinante nel periodo della squalifica di Guerrero), i due sono peraltro grandi amici ed hanno dato ben più di una mano a riportare il Perù verso il sogno mondiale. È però tutto il collettivo, come ripeto, a dare un’immagine di solidità. Ne sanno qualcosa i campioni d’America in carica del Cile, che nel girone arrivano a pari merito con loro per poi mancare lo spareggio per differenza reti.

UN GIRONE NON PROIBITIVO – In Russia il Perù si troverà di fronte Francia, Danimarca ed Australia. I transalpini hanno sicuramente una marcia in più è l’Italia lo ha visto sulla sua pelle la settimana scorsa…le altre due avversarie però non sono inavvicinabili ed il Perù può davvero giocarsi il passaggio agli ottavi. Renderebbe così ancora più storico questo mondiale per loro. Le sensazioni nelle ultime amichevoli non sono male: 0-0 con la Svezia, 2-o con la Scozia, 3-0 all’Arabia Saudita (da noi battura faticosamente 2-1…). Chi vivrà vedrà.

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