Il Pagellone della Serie B

promozione empoli

10 ANDREAZZOLI – Diciamocelo sinceramente: alzi la mano chi, all’annuncio del cambio d’allenatore dell’Empoli non ha storto il naso, tacciandola come operazione inutile e affrettata. I toscani erano in lotta per i primi posti della classifica e, anche se non con una continuità di risultati esaltante, avevano ancora aperte tutte le possibilità per la promozione. In più affidavano la squadra ad un allenatore sì considerato bravo e preparato, ma che aveva dalla sua delle esperienze prevalentemente tra i giovani e come vice. E, invece, probabilmente tutti ci siamo dovuti ricredere perché quella che era una buona realtà è diventata un capolavoro. Con Andeazzoli l’Empoli ha cominciato a viaggiare a ritmi insostenibili per chiunque, macinando gioco e risultati, schiacciando letteralmente il campionato sotto i suoi piedi al punto che, una volta presa, con facilità, la testa della classifica, non l’ha più mollata e, anzi, ha cominciato a prendere il largo, arrivando alla promozione con netto anticipo. Gentile, simpatico, preparato è l’autentica sorpresa del torneo ed un nuovo allenatore che si affaccia sul panorama calcistico nazionale con un biglietto da visita di tutto riguardo.

9 I GEMELLI DEL GOL – Ma la corazzata Empoli non è stata solo il suo allenatore, perché senza giocatori validi in campo nei ruoli cardine, probabilmente anche il miglior allenatore del mondo fallirebbe. La fortuna (o meglio la bravura in chiave dirigenziale) dell’Empoli di questa stagione è stata presentarsi al campionato con quella che poi è divenuta la miglior coppia di attaccanti di tutta la serie cadetta. Ma se per Caputo non era una novità, visto che nelle ultime due stagioni con l’Entella era risultato uno dei migliori marcatori del campionato, con 17 gol due stagioni fa e 18 la scorsa, in cui aveva festeggiato il record personale di marcature, la sorpresa più gradita è arrivata da Donnarumma, bomber che sembrava essersi perso troppo presto. Arrivato dalla stagione straordinaria a Teramo, in cui, con 22 gol, perfino più del compagno La Padula, aveva contribuito alla storica promozione degli abruzzesi (poi cancellata dalla giustizia sportiva), nelle prime due stagioni in B si era un po’ perso, segnando sì 13 gol all’esordio con la Salernitana che avevano contribuito alla salvezza, ma segnati in modo piuttosto discontinuo, discontinuità poi confermata la scorsa stagione in cui era andato a rete solo 6 volte. In questo campionato, invece, i due si sono trovati a meraviglia stimolandosi a vicenda, tanto che Caputo ha polverizzato il proprio record personale diventando capocannoniere con 26 gol e Donnarumma ha scritto la propria miglior prestazione in serie cadetta, segnando anche lui il proprio record personale di marcature, 23, che gli sono valse il secondo posto. Ben 49 gol degli 88 totali dei toscani portano la firma dei gemelli del gol: un’autentica firma sul successo finale.

8 INZAGHI – Se Andreazzoli è stato il Re degli allenatori in serie cadetta, Inzaghi, probabilmente, ne è stato il Principe. Che il Pippo nazionale, il falco dell’area, l’uomo che viveva sul filo del fuorigioco, Campione del Mondo 2006, non fosse solo un bravo giocatore dalla carriera straordinaria, ma anche un allenatore preparato, lo si era già intuito ai tempi delle giovanili del Milan. L’azzardo della prima squadra in anni, comunque, non facili per la squadra rossonera era stata una brutta battuta d’arresto nel processo di crescita che avrebbe anche potuto bruciarlo come tecnico. Invece Inzaghi ha saputo mettere in un cassetto quell’esperienza ed ha capito che per maturare davvero come tecnico aveva bisogno della cosiddetta gavetta: ha avuto l’umiltà di rimettersi in gioco ed accettare l’offerta di una squadra di Lega Pro, seppur molto ambiziosa, come il Venezia, riportandola in B dopo tanti anni al primo colpo. Poi, al suo esordio in serie cadetta, partito con le più che comprensibili ambizioni di chiudere in modo dignitoso la prima stagione, conquistando una salvezza tranquilla, dopo le incertezze iniziali e i tanti pareggi a reti bianche (che per uno dei Re del gol fa un po’ sorridere), il suo Venezia, soprattutto dopo il mercato invernale, ha preso coscienza delle proprie capacità e si è stabilito nelle zone alte della classifica, in lotta continua per i posti play off, arrivando perfino a sfiorare il secondo posto nelle ultimissime giornate. L’approdo ai play off è stato meritato e pure impreziosito dall’eliminazione solo in semifinale. La strada per diventare un grande allenatore, ora, è davvero iniziata.

7 IL BUONO DEL PARMA – Si sapeva che, seppur giunta con il marchio di neopromossa, il Parma una neopromossa come le altre non lo poteva essere. Per chi ha vissuto l’epopea degli anni ’90 dei ducali è abituato a non considerare più la squadra emiliana una provinciale come le altre. La ferita del fallimento era stata profonda e vedere scivolare i gialloblu tra i dilettanti senza il minimo aiuto, era sembrato uno screzio fatto al campionato di calcio italiano (regolamentarmente parlando operazione correttissima, ma che mal si integra con disperate operazioni di salvataggio di altre realtà operate dalla stessa Lega negli ultimi anni). Il Parma, però, si è rimboccato le maniche e nel giro di sole 3 stagioni, non solo è risalito al calcio che conta, ma ha completato un filotto da record. E dire che per diversi tratti della prima parte del campionato i ducali erano sembrati spaesati nella nuova categoria, compiendo passi falsi in serie, soprattutto tra le mura amiche, che ne avevano rallentato il cammino e messo in pericolo la panchina di D’Aversa. Ma proprio il tecnico, ex centrocampista di A, è stato, da un certo punto in poi, la carta in più dei gialloblu, che, sotto la sua guida sicura, non solo hanno scalato la classifica, ma si sono messi in condizione di poter agganciare, all’ultima giornata, il treno diretto per la Serie A. Che, con un incastro di carte degno di un rompicapo, è stato davvero agganciato per un triplo salto storico, che ha restituito alla massima serie una delle sue realtà degli ultimi decenni.

6 L’OPERAZIONE GILARDINO – Impreziosire il campionato di Serie B con la presenza di un Campione del Mondo poteva essere un’operazione da copertina, offrendo riflettori inimmaginabili e grande attenzione mediatica, ma anche un tremendo azzardo, visto che Gilardino, il protagonista di questa operazione, veniva da una stagione letteralmente buttata e sommava all’età non più freschissima il fatto di essersi allenato praticamente da solo tutta la prima parte della stagione. Alla fine è stata una via di mezzo, ma con l’ago della bilancia decisamente spostato verso la positività. Per le questioni anagrafiche e preparatorie, infatti, Gilardino ha giocato molto poco, mettendo insieme solo 16 presenze, visto i luoghi momenti in cui gli infortuni lo hanno tenuto fuori dai campi. Ma quando c’è stato si è fatto sentire. Lo Spezia lo aveva preso per ravvivare un reparto offensivo molto deficitario nella primissima parte del suo campionato e, da questo punto di vista, anche solo come stimolo positivo, con l’esempio in allenamento e lo spirito competitivo di chi si sarebbe dovuto sedere in panchina, il peso sulla fase offensiva aquilotta si è fatto vedere. E, poi, non si può negare l’apporto che ha avuto sulla classifica dei liguri con i propri gol: sono state 6 le marcature di Gilardino in maglia bianconera, che hanno portato 10 punti alla causa, che in un campionato con la classifica molto corta come quello cadetto, hanno fatto la differenza tra sofferenza e salvezza tranquilla. Tra l’altro quello segnato al Tombolato, un destro al volo angolatissimo, che ai più ha ricordato quello di Van Basten agli Europei contro l’URSS, è stato uno dei gol più belli del campionato e, per stessa ammissione del giocatore, forse il più bello della sua carriera.

5 LA GESTIONE DEL GIOVANE HAN – Ovvero come ti provo a bruciare un ottimo prospetto. Che il nordcoreano Han fosse un giovane promettente lo si era già intuito nel 2017, quando il Cagliari l’aveva scoperto e portato in Italia e lui, 19enne, nelle 5 presenze messe insieme nei pochi mesi in Serie A, era diventato non solo il primo nordcoreano a giocare nel massimo campionato italiano, ma anche il primo a segnarvi, in casa contro il Torino. Il prestito al Perugia per farlo maturare, all’inizio di questa stagione, era parsa una giusta scelta, che aveva dato i suoi frutti fin dalle primissime partite, visto che il giovanotto si era presentato con una tripletta alla prima giornata. E le prestazioni, e i gol (7), nelle giornate successive avevano dimostrato che non si trattava di un fuoco di paglia. Qualche scricchiolio nel mondo che ruotava attorno al giovane si era cominciato a notare quando si era intromessa la politica, vista la sua provenienza da un paese, diciamo, un po’ difficile, con il presunto veto alle sue interviste in televisione. Poi, al mercato di riparazione si è completata l’opera con  l’inspiegabile richiamo alla base del ragazzo, peraltro appetito anche da squadre di rango come la Juve, per relegarlo ad un campionato vissuto ai margini, con tanta panchina e appena 7 presenze (appena 276′ giocati), senza l’ombra di un gol. Con una gestione di questo tipo, trasformarlo in una meteora diventa estremamente facile.

4 IL PESCARA DI ZEMAN – Al termine della prima giornata, quando il Pescara chiudeva la sua prima partita con 4 reti segnate, e tanto bel gioco, la memoria correva a qualche stagione fa, quando la medesima squadra con lo stesso allenatore aveva letteralmente ucciso il campionato. Tutti pronti a celebrare una nuova cavalcata trionfale, ma sono bastate poche partite a chiarire che la situazione era ben diversa. Quasi subito sono cominciati ad emergere limiti tecnici e tattici della squadra del Delfinato che hanno inciso pesantemente sul suo cammino, mai davvero in corsa per i posti che contano e sempre, invece, a doversi guardare le spalle per non scivolare in posizioni pericolose. La cosa sconvolgente è stata vedere una squadra di Zeman involuta nella fase offensiva, chiudere fin troppe partite con le polveri bagnate. Spettacolo dalla squadra biancazzurra se n’è visto esprimere ben poco, e ben presto i riflettori dal campo si sono spostati fuori, con le beghe dialettiche tra il mister boemo e la dirigenza, che hanno portato, prima, ad una situazione di separati in casa e, poi, alla fuga del tecnico, per un risultato che non ha fatto altro che contribuire a destabilizzare un ambiente già in difficoltà, che, infatti, ha fatto fatica anche con il nuovo tecnico a trovare la via della salvezza.

3 IL BRUTTO DEL PARMA – Come tutte le medaglie, non c’è una sola faccia e, spesso a quella bella, da un lato, ne corrisponde una brutta sul lato opposto. Anche la stagione del Parma è stata una medaglia a due facce perché mentre da una parte si ride e si esulta per una straordinaria impresa, dall’altra si piange e si teme per una sentenza che potrebbe non solo togliere la A ai ducali, ma pure rispedirli nelle serie inferiori. Motivo? La sciocca e deprecabile scelta, soprattutto in un’era come quella attuale, da parte di due tesserati del Parma, Ceravolo e Calaiò, di inviare dei messaggi a giocatori dello Spezia, De Col e Masi, prima dell’ultima partita di campionato, in cui si chiedeva un “impegno morbido”, alla luce degli inesistenti stimoli di classifica degli aquilotti, così da consentire a loro di avere una grossa possibilità di salire direttamente in A, dovendo solo relegare al risultato di Frosinone il centramento dell’obiettivo. I due giocatori liguri, per evitare di subire un processo in futuro per omissione di denuncia, hanno consegnato immediatamente i messaggi agli organi preposti, così da scagionare loro stessi e la società sportiva Spezia Calcio e lasciare, invece, i ducali al proprio destino, che verrà presto deciso. Visto il risultato ottenuto sul campo anche senza spinte e aiutini, la leggerezza dei due giocatori potrebbe diventare un boomerang dai risultati catastrofici ed imperdonabili.

2 I TEMPI DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA – L’argomento non è nuovo: sono diversi anni che ci troviamo a commentare come le decisioni della giustizia sportiva condizionino e trasformino le classifiche, rendendo i verdetti spesso difficili da esprimere. Se di mezzo ci si mettono anche i ricorsi che questi punti li potrebbero anche restituire dopo qualche settimana, la cosa si complica ancor di più. Ma dove, da un parte, i provvedimenti siano più che leciti perché colpiscono e puniscono le inadempienze di squadre rispetto a chi, invece, riesce ad essere ligio nei pagamenti e corretto nelle documentazioni, dall’altro i tempi biblici delle sentenze e degli eventuali ricorsi sono capaci di creare non pochi disguidi. Un esempio fu nella scorsa stagione, martoriata da numerosi punti di penalizzazione assegnati, la retrocessione del Pisa e del Lanciano arrivate in anticipo per i punti comminati nelle ultimissime giornate. In questa stagione, che sembrava essersi salvata dai “balzelli” da pagare alla giustizia fino alla fine della stagione regolare, la farsa si è compiuta nel post season, con i due punti di penalizzazione assegnati al Bari che non solo hanno ribaltato la classifica del preliminare play off, portando la partita ad essere disputata non più al San Nicola, ma al Tombolato, ma quel che è peggio è che questa sentenza è arrivata il giorno prima della disputa dei play off, costringendo a rimandarli per consentire di riorganizzare tutto quanto, a cominciare dalla restituzione dei soldi a chi i biglietti per il San Nicola li aveva già comprati. Insomma sì alle punizioni, ma, forse, sarebbe giusto rivederne modi e tempi.

1 NE VAR…REBBE LA PENA – È vero che ormai siamo diventati palati fini, abituati ad una Serie A (ribadito anche da un Mondiale dove se ne sta facendo buon uso) in cui, con la nuova tecnologia, non sfugge più nulla o quasi, ma è inequivocabile che assistere ad errori marchiati che possono condizionare l’esito di un incontro fa ancora troppa rabbia. Se poi si fa riferimento ad una categoria importante come la B, che, però, da diversi anni non brilla certo per la qualità della classe arbitrale qualche domanda in più pare giusto porsela. Perché quando per un errore sesquipedale si lasciano punti per strada e quei punti possono significare una salvezza o una promozione, il computo si fa pesante. Ancor di più se si sta giocando una Finale play off che manderà in Serie A una squadra o rovinerà i piani stagionali di un’altra, con importanti ripercussioni economiche. Così, assistere al teatrino del rigore negato, poi dato, poi rassegnato nel giro di pochi secondi e senza l’ausilio della tecnologia a giustificare i cambi di rotta è sembrato al limite dell’indecente ed ha contribuito ancor di più ad aprire il dibattito sulla necessità di avere ausili tecnici anche in un campionato importante come quello di B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.