INTER – Dall’inferno al paradiso per una botta, e non di fortuna

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Il destino dell’Inter, del suo esordio in Champions League dopo sei lunghissimi anni e forse della sua stagione sta tutto in una botta, e non è la botta di fortuna, perché, si sa, nel calcio conta anche quella, bensì la botta ricevuta da Mauro Icardi all’inizio del minuto 86.

Azione un po’ confusa con l’Inter che si convince finalmente di gettare il cuore oltre l’ostacolo dopo che il gol fortunoso del Tottenham aveva portato un alone di sconforto dopo un primo tempo gagliardo, Brozovic prova a lanciare nello spazio Icardi pronto a scattare dalla trequarti, ma l’argentino viene stretto nella morsa Dier-Son, che lo bloccano e gli fanno perdere il tempo per l’inserimento in area, solitamente la sua zona di predazione, Mauro rimane per un paio di secondi fermo e dolorante per una botta, la famosa botta, ricevuta nel contrasto, ma non si perde d’animo e quando vede Vecino- sempre lui- che riconquista la palla arriva al limite dell’area e intelligentemente invece di entrarci dentro aspetta al limite, solissimo, che Asamoah raccolga il pallone e metta in mezzo un cross perfetto per la sua incredibile volée che lui per un paio di secondi ha immaginato e preparato, e forse all’atto concreto è uscita ancora più bella, potente e precisa di quanto lui volesse.

Una rasoiata, o se volete una botta, fantastica che si infila prima in un corridoio e poi in un angolo quasi impossibili, che ha tolto a lui e alla squadra un macigno dalle spalle e gli ha permesso di giocare con gambe e testa più leggeri.

Un gol che ha sbloccato l’Inter, che ha sbloccato Icardi e che ha dato a tutta la squadra l’entusiasmo e la linfa vitale per affrontare gli ultimi dieci minuti, recupero incluso, con un altro piglio, un’altra forza e un’altra convinzione.

Questo a dimostrazione che il calcio troppo spesso vive di episodi e che quando ancora non sei al massimo della forma come quest’Inter di inizio stagione, un gol incredibile può spezzarti le gambe o può fartele volare: Dimarco sabato scorso aveva abbattuto un’ Inter che aveva dominato e creato tantissimo ma a cui erano mancate lucidità, cattiveria e fortuna in zona gol, ieri Icardi ha riportato in partita e esaltato un’Inter meno dominante ma che comunque aveva disputato una partita gagliarda e di cuore contro un avversario sicuramente molto più forte e temibile del Parma.

Momenti in cui nella testa dei protagonisti in campo spesso cambia qualcosa con un click, positivo o negativo, come se la levetta dei vecchi stereo si muovesse più verso ON o OFF.

Ieri la levetta di quelli dell’Inter non solo si è mossa sull’ON, ma è andata oltre, verso il livello “are you nuts?” ( sei fuori di testa?) che i meno giovani e amanti della musica ricordano dal video del celeberrimo successo di Michael Jackson “Black or White”,  e allora sì, in quel momento sono saltati schemi e tecnica, e ha contato solo il cuore, che si è unito a quello di tutti i tifosi interisti presenti allo stadio e non, che quasi all’unisono hanno spinto la squadra verso il raddoppio.

In quel momento anche San Siro, che comunque aveva sostenuto la squadra come nelle notti epiche di Champions di qualche anno fa sin dal riscaldamento, ha riacquistato la voce e l’entusiasmo, o se volete la “garra charrúa” quella che Vecino da quel 20 maggio non ha mai perso e che ha risfoderato in un altro chirurgico e freddissimo colpo di testa, quello che ha fatto esplodere San Siro e mille cuori nerazzurri in tutto il mondo, e alla fine sempre di botte si parla, ma in questo caso dalle parti di Roma direbbero una “botta di vita”.

Per una tifoseria che si era esibita prima in un boato liberatorio all’inizio dell’inno della Champions e poi in un grido di battaglia assordante alla fine dello stesso, a testimonianza che questi quasi sette anni di purgatorio sono stati quasi più un inferno per loro, una serata come quella di ieri e con quello svolgimento era sicuramente più che meritata.

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