A tutta B: speciale allenatori

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Il campionato di Serie B entra sempre più nel vivo. Tante sono le componenti che lo rendono interessante e, ovviamente, tra queste non può essere esclusa quella rappresentata dagli allenatori, con la loro esperienza, le loro idee talvolta rivoluzionarie, i loro dettami tattici che possono rappresentare la fortuna o, a volte, la sfortuna di una squadra. Soprattutto sono i protagonisti di girandole e balletti quando vengono individuati come responsabili dell’andamento non soddisfacente della squadra, a volte a ragione, a volte capri espiatori, a volte mezzi indispensabili ad una scossa, a volte semplici agnelli sacrificali di presidenti insoddisfatti. A fine stagione il conto degli allenatori cambiati, a volte intescambiati, talvolta anche più volte, costituisce un capitolo a parte delle statistiche stagionali di un campionato. Proviamo a fare una breve analisi della situazione a questo punto.

I CONFERMATI – Appena 5 i tecnici confermati rispetto alla scorsa stagione dalle rispettive squadre. Il più longevo è sicuramente Venturato, a Cittadella dal 2015, situazione non difficile da capire per una società che per più di un decennio è stata guidata da Foscarini. Autore del ritorno in B dei veneti, sta tenendo da diverse stagioni la squadra nei piani alti della classifica, giustificando, quindi, anche con i fatti, la fiducia accordatagli ed anche in questa stagione non è stato da meno, avendo condotto il Cittadella alla vittoria nelle prime tre giornate, seguita da risultati che lo tengono, comunque, in zona promozione. Poi c’è Colantuono, un esperto della categoria, a Salerno da dicembre 2017 quando sostituì un po’ a sorpresa Bollini e che ha condotto i campani alla salvezza la scorsa stagione, con un campionato piuttosto anonimo. Non migliore, per ora, l’inizio di questo torneo, cominciato, comunque, senza grossi patemi. Quindi viene Pillon, altro esperto della categoria, a Pescara da aprile dello scorso anno, chiamato a salvare la squadra da un’assurda stagione di alti e bassi e che, a obiettivo raggiunto, si è guadagnato la conferma per questa stagione, dove sta dimostrando tutta la sua esperienza guidando gli abruzzesi ad un’inaspettata momentanea testa della classifica solitaria. Senza dimenticare Mandorlini, uno che la serie B l’ha anche vinta, arrivato anche lui ad aprile sulla panchina della Cremonese per fermare la fase calante che la stava attanagliando e, a salvezza ottenuta, confermato anche per questa stagione in cui le ambizioni tornano ad essere alte. Infine c’è Nesta, il più “giovane” di tutti, non solo anagraficamente, ma anche come esperienza e permanenza: chiamato lo scorso campionato sulla panchina del Perugia per sostituire Breda all’ultima giornata, del tutto privo di esperienza da allenatore in Italia, è stato eliminato subito nei Play off dal Venezia, ma, nonostante questo, ha guadagnato la conferma in questo campionato, in cui non è partito, però, con lo sprint giusto, latitando in un’anonima mezza classifica.

GLI ESORDIENTI – Dura la vita degli esordienti in questa campionato, visto che erano 3 i tecnici alla partenza che sedevano per la prima volta su una panchina di B e 2 di questi sono già a casa, mentre il terzo non sta passando certamente un bel periodo. I due appiedati sono Suazo, chiamato da Cellino a guidare il Brescia in una stagione ambiziosa (Donnarumma centravanti parla chiaro), e già cacciato dopo appena 3 giornate, e Chezzi, giovane tecnico, ex calciatore, con una pluriennale esperienza sulle panchine della D, ultima delle quali a Savona, sedotto e abbandonato dal Carpi, come il collega, alla terza giornata, dopo una partenza terribile fatta solo di sconfitte. Come si diceva, non se la passa meglio Lucarelli, grande bomber di tutte le categorie, ma con esperienze tecniche legate solo alla Lega Pro, che nella sua Livorno, riportata in B la scorsa stagione, sta vivendo un pessimo inizio, che lo vede solitario in fondo alla classifica, senza neppure una vittoria in carniere. A questi è d’obbligo aggiungere Zenga, un pezzo di storia del calcio italiano, con esperienze da allenatore in A e all’estero, alla prima esperienza, però, in serie cadetta, dove deve ancora esordire, chiamato a sostituire Vecchi sulla panchina del Venezia durante la sosta per le Nazionali.

I CAVALLI DI RITORNO – Diversi i tecnici che hanno fatto il loro ritorno in B dopo un periodo d’assenza. Ad esempio Bucchi, che torna alla guida del Benevento dopo aver condotto con buoni risultati il Perugia due stagioni fa, e che con i campani, per ora, ha avuto un buon inizio, seppur inferiore alle aspettative di una retrocessa dalla A. Poi c’è Braglia, condottiero del ritorno in B del Cosenza, che di esperienze in B nella sua carriera ne ha avute diverse con Catanzaro, Frosinone e Juve Stabia, l’ultima, portata dalla Lega Pro alla B e guidata per 3 stagioni in serie cadetta, fino alla 13/14. Per ora un po’ sottotono il suo approccio alla categoria. Ben diverso, invece, quello di Liverani, un altro dei tecnici promossi, colui che è riuscito a riportare il Lecce in B dopo diversi anni, che fa il suo ritorno dopo l’unica precedente esperienza, quella alla Ternana, tra marzo e giugno del 2017, chiamato al posto di Gautieri per salvare gli umbri da una situazione disperata, centrando l’obiettivo all’ultima giornata. Per lui, dopo le incertezze iniziali, un’ottima ripresa, con i pugliesi che viaggiano terzi in classifica. E si tratta di un ritorno anche per il terzo promosso dalla Lega Pro, Bisoli, che ha riportato il Padova in A dopo qualche stagione d’assenza e che mancava personalmente dalla B dalla stagione 16/17, alla guida del Vicenza, dopo le esperienze con Perugia e, soprattutto, Cesena, portata in B dalla Lega Pro. Anche per lui un inizio un po’ in sordina, con qualche sconfitta di troppo. A questi apparteneva anche Vecchi, fresco esonerato dal Venezia per i fin qui poco soddisfacenti risultati, giunto in laguna dopo i trionfi sulla panchina della Primavera nerazzurra e che in B era già stato alla guida del Carpi alla stagione d’esordio degli emiliani tra i cadetti.

LA GIRANDOLA DELLE PANCHINE – Volti vecchi, squadre nuove: sono parecchi anche gli allenatori di cui abbiamo seguito le gesta nello scorso campionato, ma che da quest’anno sono alla guida di un’altra squadra. Ad esempio Grosso, che ha chiuso lo scorso campionato portando il Bari ai Play off e che quest’anno riparte alla guida dell’ambiziosissimo Verona, squadra che, effettivamente, per un attimo sembrava poter prendere il largo in campionato, salvo fallire gli ultimi appuntamenti e ritrovarsi seconda. Poi Stroppa, che ha chiuso un’ottima stagione a Foggia, finita in crescendo con la zona play off sfiorata, che riparte da Crotone, altra squadra dalle ovvie ambizioni, dall’alto della sua posizione di retrocessa dalla A, che, però, per ora, ha commesso qualche passo falso di troppo e si ritrova con una classifica deficitaria. Ci sono poi quelli che della scorsa stagione hanno disputato solo una parte, più o meno consistente, e che ora ripartono con una nuova avventura. Su tutti Vivarini, alla guida dell’ambizioso Empoli, esonerato un po’ a sorpresa in una fase di rallentamento della squadra (per venir sostituito dalla sorpresa Andreazzoli che i toscani in A ce li ha portati davvero) e che ora riparte da Ascoli, seppur con risultati fin qui non esaltanti. Poi c’è Grassadonia, che ha disputato una stagione travagliata con la Pro Vercelli, esonerato, richiamato e di nuovo esonerato a poche giornate dalla fine, e che riparte da Foggia, con la sfida data dalla penalizzazione di partenza (-8), che è stata annullata numericamente proprio nelle ultime giornate in cui i diavoletti hanno cominciato la loro lenta risalita. Stagione parziale, la scorsa, anche per Corini, che ha cominciato a Novara lo scorso campionato, salvo venir sostituito a febbraio da Di Carlo, e che quest’anno è stato chiamato a sostituire Suazo sulla panchina del Brescia, fin qui con ottimi risultati.  A loro si aggiunge anche Castori, subentrante a Camplone lo scorso anno a Cesena, squadra portata ad una faticosa salvezza, resa vana dal fallimento estivo dei romagnoli, e subentrante quest’anno a Chezzi sulla panchina del “suo” Carpi, squadra con cui ha già mietuto innegabili successi sui campi della B e che ora è chiamato a risollevare dopo la partenza a rallentatore, obiettivo, per ora, solo parzialmente inquadrato. Infine c’è Marino, autore di una fugace apparizione a Brescia per 13 partite tra le parentesi di Boscaglia con risultati molto deludenti, chiamato dallo Spezia ad inizio di questa stagione per il rilancio degli aquilotti che, seppur tra alti (casalinghi) e bassi (in trasferta), sta mostrando qualche buon frutto.

DISCORSO A PARTE – Ovviamente un discorso tutto suo vale sempre per il Palermo, squadra gestita nel modo che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere da parte del Presidente Zamparini, sommo esempio di cosa significhi il concetto di “girandola di allenatori”. Lo scorso e questo campionato ne sono la dimostrazione: Tedino ha condotto quasi tutta la scorsa stagione, tra alti e bassi e con un andamento ben al di sotto di quelle che erano le aspettative, tanto che, appurato che la promozione diretta era sfumata, per centrare almeno la salita attraverso i play off, la squadra è stata affidata a Stellone che ha comunque fallito l’obiettivo. Rimessa la squadra in mano a Tedino all’inizio dell’attuale torneo, dopo 5 giornate di risultati altalenanti, è arrivato il nuovo esonero a favore, ancora una volta, di Stellone, che sembra aver messo nuovamente dritta la barra dei rosanero. Ma la storia difficilmente può dirsi conclusa in terra siciliana e, quindi, ai posteri resta l’ardua sentenza…

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