Una giornata di coppe da dimenticare

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La tre giorni di coppe che conclude i gironi eliminatori di Champions ed Europa League riporta sulla terra tutti coloro i quali guardavano a certi risultati ottenuti dalle squadre nostrane nei turni precedenti, che ci avevano portato a un consolidamento del secondo posto del ranking Uefa per club, come il segnale della riscossa di un movimento che rimane, invece, aggrappato alle ambizioni di un paio di squadre.
La Juventus, vincitrice di un girone che, a conti fatti avrebbe dovuto chiudere quantomeno da dominatrice imbattuta, dimostra che il vizio di girare al minimo, o anche meno, nelle partite e nei momenti in cui non si sente stimolata, sta diventando una patologia.
Al netto di pali, erroracci individuali dettati dalla superficialità e oggettiva difficoltà a giocare su un insidiosissimo campo sintetico a una temperatura inferiore allo zero, i bianconeri hanno nuovamente giocato una partita al risparmio, accontentandosi di gestire e mostrando un minimo di voglia di fare solo dopo il doppio svantaggio.
Ancora una volta, come col Genoa e nel ritorno col Manchester, per restare a questa stagione, quando la squadra decide che può andar bene così, stacca la spina e cala il sipario.
Peggio della Juve ha fatto la Roma, qualificata come seconda dopo un imbarazzante sconfitta contro il Victoria Plzen, giocando ancora una volta in maniera poco organica, sfasata in difesa e incapace di pungere a dovere in attacco.
DiFrancesco è arrivato al capolinea, resta da decidere se farlo scendere ora o attendere ulteriori conferme che è l’uomo giusto, perché sulle sue qualità da allenatore non si discute, nel posto sbagliato con giocatori che non si sono dimostrati al livello delle aspettative del club.
Il Napoli esce con onore, candidandosi come una delle pretendenti alla vittoria dell’Europa League. La sconfitta nel fortino di Anfield è stata netta più del risultato ma non toglie nulla ai meriti di una squadra che, nel girone più difficile di Champions, ha commesso un solo, imperdonabile passo falso con la sconfitta nella bolgia di Belgrado.
Non si può dire lo stesso dell’Inter che, padrona del proprio destino, si è sciolta come neve al sole dell’Olanda. Una eterna incompiuta la squadra di Spalletti, che non riesce a sfruttare al meglio l’avere in squadra il miglior centravanti puro al mondo, circondandolo di compagni dal carattere di porcellana o in uno stato di forma imbarazzante.

Delle due squadre in Europa League forse sarebbe meglio non parlare.
La Lazio, dopo la qualificazione, ha deciso di non onorare l’impegno neanche per scherzo, con due sconfitte imbarazzanti, per abulia e superficialità.
Il Milan invece conclude la sua campagna internazionale facendo addirittura rimpiangere la non esclusione per il Financial Fair Play da parte dell’Uefa paventata in estate: sarebbero state risparmiate figuracce e delusioni che i tifosi di un club con la storia dei rossoneri non meritano.

In buona sostanza una ecatombe.
Che sia stata una giornata storta o lo specchio della pochezza dei club italiani toccherà dirlo alla campagna primaverile, quando avremo i nostri due club di punta, Juventus e Napoli, nel ristretto novero delle candidate alla vittoria dei rispettivi trofei, con l’Inter che, se saprà andare oltre gli attuali limiti e avrà voglia di concorrere, ha tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo.

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