Come un incontro di boxe

Partiamo da una premessa, riaffermando un concetto più volte espresso: non esiste un solo modo di intendere il calcio e ogni modo di intenderlo ha in sé pregi e difetti.

Senza questo presupposto parlare di Ajax-Juventus potrebbe risultare facile perché anche agli occhi meno esperti è balzato all’occhio che una squadra in campo ha affrontato la partita in maniera spavalda, sfrontata e propositiva mentre l’altra si adeguava all’andamento della partita lasciando il pallino in mano ai rivali, fino ad accettare di farsi prendere letteralmente a pallate.

Una supremazia quasi totale per 70 minuti, esclusi i primi 5 e l’ultimo quarto d’ora, un attacco incessante che portava i terzini, entrambi e insieme, a giocare da ala, una esibizione di tecnica nelle giocate strette semplicemente da applausi, un secondo tempo in cui per 30 minuti è esistita in campo una sola squadra, un set di movimenti offensivi da far girare la testa con un “centravanti”, Tadic, che fa il regista offensivo e una mezz’ala, Van De Beek, in grado di occupare gli spazi in area come una punta vera.

Se il calcio avesse una sola faccia dire che l’Ajax ha dominato la Juventus sarebbe facile e scontato, ma non è così e il motivo è semplice: nel calcio contano i particolari e i particolari raccontano una storia un po’ diversa.

Intanto l’andamento generale della partita. Allegri ha scelto coscientemente di lasciare il pallino in mano agli aiacidi, scegliendo di colpirli nei loro punti deboli, piuttosto che comandare la partita e indirizzarla in una direzione sgradita agli olandesi.

Tuttavia raramente i bianconeri sono riusciti a sfruttare a loro vantaggio la proposizione offensiva dei terzini avversari e la possibilità di muoversi alle spalle dei due mediani biancorossi a causa della combinazione del pressing estremamente efficace, che specie sulle palle perse impediva quella ripartenza pulita costantemente cercata e che anzi portava a una immediata riconquista e riproposizione della manovra d’attacco da parte dei rivali. La scarsa capacità dei bianconeri di uscire in maniera pulita dalla fase difensiva, è stata evidenziata dalle palle perse dai due registi della Juventus, Pjanic e Cancelo, e dal numero di lanci lunghi di Bonucci, come d’abitudine prevalentemente verso Mandzukic, che sono stati facile preda della coppia centrale olandese, nella quale un monumentale De Ligt ha confermato, dall’alto dei suoi 19 anni, di essere un giocatore dominante nel suo ruolo sin da ora e per i prossimi 3 lustri.

Eppure tutta la luce prodotta dal calcio dei Lancieri ha generato, proprio per la scelta dei bianconeri di incassare e ripartire, praticamente solo tiri ad alto coefficiente di difficoltà, con Szczesny chiamato ad un solo intervento sopra la media sul tiro a giro di Ziyech nel Primo tempo e in sostanza con un solo tiro ad alto coefficiente di realizzazione, quello di van de Beek nella prima frazione fuori di meno di un soffio. Non a caso il valore di xG totale dell’Ajax è di poco superiore a 1 con 18 conclusioni mentre i bianconeri hanno prodotto 0,64 xG con 7 tiri, dimostrando di poter costruire opportunità di tiro estremamente favorevoli.

Già, la partita se la si vuol leggere andando oltre le apparenze è tutta qui: entrambe hanno fatto quel che avevano pianificato, una con grande enfasi e minore efficacia, l’altra con una connotazione marcatamente difensiva ma con tiri meglio costruiti. Sbaglia quindi chi crede che la Juventus abbia cercato di uscire indenne dall’Arena difendendo a oltranza perché è evidente che un certo atteggiamento doveva servire a esaltare la tendenza dell’Ajax a prestare il fianco.

Juventus favorita al ritorno, quindi? No, affatto e proprio perché con grande probabilità entrambe riproporranno lo stesso copione. I rischi per i bianconeri sono evidenti: gli aiacidi sono in stato di grazia tecnico e fisico, non hanno paura di provare soluzioni difficili. Inoltre la loro abilità nel sovraccaricare il lato forte dell’attacco, con la duplice opzione di servire l’esterno sul lato opposto (che, va ricordato, è addirittura il terzino) o far valere la loro classe nel palleggio fitto e ravvicinato cercando l’inserimento di Van de Beek o il tiro da fuori, li rende pericolosissimi qualora dovessero mettere le tende nella metà campo bianconera, anche perché hanno dimostrato di riuscire ad ostacolare in maniera eccellente la risalita del campo degli avversari con un pressing ordinato e puntuale.

Tuttavia, proprio come in un match di boxe, un grande incassatore può contrastare un picchiatore assai meglio di quanto non possa fare un altro pugile con le stesse caratteristiche. C’è però una controindicazione a tutto questo, una eccezione che memore un recente passato di beffe nei finali per non esser riusciti a chiudere incontri anche dominati, deve essere ben impressa nella mente di Allegri e dei suoi: mai portare un picchiatore a poter decidere un match con un colpo negli ultimi secondi, i rischi sarebbero immensi

Vivere gli incontri sull’orlo del baratro sembra essere ormai il liet motiv della Juve di Allegri e anche stavolta toccherà soffrire fino al 90 per gioire per una qualificazione tutt’altro che scontata.

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