A tutta B: il veneto che avanza (e il VAR che appare), altro che diminutivi e B Ready per le semifinali

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IL VENETO CHE AVANZA (E IL VAR CHE FA LA SUA APPARIZIONE) – Il turno preliminare dei play off ha regalato solo mezze sorprese e qualche decisa conferma. Venerdì sera è andato in scena il primo dei due, quello che si giocava al Picco tra Spezia, giunto sesto alla fine del campionato regolare e dopo la sentenza sul Palermo, e Cittadella, settimo. Due squadre che avevano chiuso il campionato con lo stesso numero di punti e la miglior posizione dei liguri era dovuta esclusivamente alla prevalenza negli scontri diretti stagionali, chiusi entrambi con una vittoria, e questa piccola differenza poteva risultare decisiva, visto che gli aquilotti, oltre a giocare in casa, avevano due risultati utili su 3. Fattore campo, invece, del tutto disatteso, visto che a spuntarla sono stati proprio i veneti, confermando il buon momento di forma, la positività della stagione appena conclusa e lo status di “bestia nera” per i bianconeri che sembrava essere stato esorcizzato in stagione regolare e che, invece, è tornato a palesarsi nel momento più importante. Bella partita, tra due squadre che non hanno badato troppo ai tatticismi, ma hanno cercato di sfruttare tutte le proprie armi migliori. Lo Spezia ha provato, a tratti, a metterla anche sul bel gioco, mentre il Cittadella ha saputo occupare bene gli spazi, cogliere le ripartenze giuste e sfruttare ogni minima disattenzione degli avversari. Dimostrazione è il fatto che gli uomini di Vivarini, dopo un clamoroso errore di mira a porta praticamente spalancata per parte, sono stati i primi ad andare in vantaggio, al 23′, con Moncini, che, in scivolata da centro area, ha deviato in porta l’assist dalla sinistra di Finotto. Lo Spezia, dopo l’iniziale smarrimento, ha ricominciato a macinare gioco ed occasioni, fino al gol del pareggio segnato di testa da Maggiore, dopo la doppia respinta di Benedetti e il suo corto rinvio di testa. Il pareggio non ha calmato gli animi, con lo Spezia che ha provato a mettere al sicuro il risultato e il Cittadella che non poteva accontentarsi del pari. A questo punto sono saliti in cattedra in 2: Moncini che ha confermato le sue grandi doti di bomber, che lo hanno portato a segnare 14 gol in stagione regolare, realizzando il gol del 2-1, ancora con una deviazione davanti alla porta sugli sviluppi di un angolo ed una respinta corta di Lamanna, e persino il 3-1, non fosse entrato in azione, per la prima volta per la B, il VAR ad annullarlo, giustamente, per fuorigioco; e Paleari che ha confermato il ruolo di miglior portiere della B assegnatogli, con una paio di interventi decisivi, uno anche su un tentativo su rovesciata di Galabinov, che hanno contribuito a mantenere un risultato che i veneti sono riusciti a portare fino al 90′, meritandosi l’accesso alla semifinale contro uno Spezia che, comunque, è uscito tra gli applausi. Sabato sera, invece, è stata la volta del match del Bentegodi tra il Verona, salito al quinto posto dopo le sentenze, già sicuro della partita in casa, che ha visto solo cambiare il proprio avversario, e il Perugia, ripescato all’ottavo posto dopo le suddette vicissitudini. In questo caso, seppur con lo strascico dei supplementari, il fattore campo è stato rispettato fino in fondo. Buona la partenza del Perugia, che ha avuto le prime, ottime occasioni di passare in vantaggio, soprattutto con Kouan, ma nel momento migliore degli umbri è arrivato il vantaggio dei padroni di casa con Di Carmine, rapido a stoppare un pallone in area e compiere un mezzo giro su sé stesso per insaccare. Il Perugia ha sembrato accusare il colpo, soprattutto quando, al 64′ è arrivata l’espulsione di Kouan per doppia ammonizione, che è parsa suonare come una sentenza. E, invece, dopo una bella parata di Gabriel su Lee all’87’, è partito un contropiede degli ospiti che si è chiuso con un intervento da rigore su Vido, il quale, poi, si è occupato di trasformare dal dischetto. Qui ha cominciato a salire in cattedra Pazzini, che prima ha provato a chiudere i conti al 95′, impegnando seriamente Gabriel e poi ci ha riprovato in avvio di supplementare. Il Perugia ha sembrato accusare la stanchezza e al 100′ è andato sotto con una botta di Empereur dal limite, un missile dal basso verso l’alto su cui il portiere nulla ha potuto (foto di copertina). Gli umbri non ci sono stati più: il Verona ha passato il resto dei supplementari ad amministrare e, anzi, si è permesso il lusso di chiudere ogni tipo di discorso tra il 116′ e il 121′ quando Pazzini ha messo la sua firma, forte, sulla gara, con un uno-due mortifero, un colpo di testa, solitario, su cross dalla destra ed un doppio colpo, destro, parato, sinistro, gol, di piede a chiudere un’ennesima azione in contropiede dei veneti per un 4-1 un po’ ingeneroso. Così gli scaligeri non hanno risentito del periodo di appannamento della fine di campionato e hanno rispettato il fattore campo mentre il Perugia non è diventata la Danimarca della situazione, quello che non doveva esserci e poi vince tutto, salutando, comunque, a testa alta il torneo.

ALTRO CHE DIMINUTIVI – Hanno due cognomi che, a causa dei suffissi, paiono due diminutivi. E, invece, di minimo, nello scorso fine settimana, hanno dimostrato poco, diventando i giganti dei preliminari play off che hanno inciso in modo decisivo sulla promozione in semifinale della propria squadra. Due carriere diametralmente opposte. Da una parte Moncini, giovanissimo classe ’96, con una carriera ancora tutta da costruire, ma qualche esperienza che l’ha già segnato in modo forte, visto che dopo la B del 17/18 con il Cesena, una stagione da 8 gol in 27 partite, si trova senza squadra per il fallimento dei romagnoli. Accasatosi alla Spal, con cui conosce la serie A, sparisce dai radar sportivi, visto che nei primi 6 mesi di questa stagione gioca appena 7′ nella partita contro  l’Inter. Arrivato al Cittadella a gennaio ci mette molto poco a reimmergersi nella realtà cadetta e lo fa talmente bene da essere uno dei maggiori artefici della qualificazione ai play off, chiudendo con 14 gol segnati in appena 18 partite giocate. Venerdì di reti ne ha segnate altre 3, anche se il VAR gliene ha volute dare solo 2, che hanno portato la sua squadra fino in semifinale, nonostante partisse con gli sfavori del campo e della posizione di classifica. Dall’altra c’è un senatore del calcio italiano, un tal Pazzini, che ha conosciuto i più grandi palcoscenici ed ora è entrato nella seconda parte della sua carriera, quella in cui può far da chioccia ai giovani e può decidere di legarsi ad un sodalizio diventandone la punta di diamante, anche se non è una squadra di primissima fascia. Da qualche anno lui l’ha fatto col Verona, sposata nel 2015 quando era ancora in A, seguita in B e riportata in alto a suon di gol (23, capocannoniere), e riabbracciata in questa stagione, nonostante nella precedente le strade si fossero divise a causa dello scarsissimo uso, con una puntata in Spagna nel Levante, e nonostante al suo ritorno i veneti lo aspettassero di nuovo in B. Ha deciso di restare ancora, ma le cose non sono andate molto meglio nella prima parte della stagione in termini di minutaggio per un rapporto non limpidissimo con Grosso, il quale si è dovuto arrendere, comunque, ad un certo punto, all’evidenza dei gol segnati, talvolta decisivi, che l’hanno portato in doppia cifra anche in questa stagione (10). La fiducia di Aglietti nel preliminare play off e stata premiata, anche nel suo caso, con 2 reti (oltre a svariate altre occasioni) a chiudere i conti ed impedire che un rigurgito finale del Perugia potesse complicare le cose come in finale di tempi regolamentari. Insomma due giocatori che con il diminutivo non vanno molto d’accordo, ma si associano più facilmente alla grandezza, fra chi l’ha già assaporata e chi la potrebbe toccare in futuro.

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B READY, PER ESSERE PRONTI ALLE SEMIFINALI PLAY OFF – Chiuso il discorso preliminari, si procede spediti verso le semifinali, da giocarsi in gare di andata e ritorno, le prime in programma tra martedì e mercoledì, in casa di chi è messo peggio in classifica, le seconde, a campi invertiti, tra sabato e domenica, in casa di chi ha saltato i preliminari. Si parte martedì 21, con il match del Tombolato tra Cittadella e Benevento. I veneti sono reduci dalla qualificazione ottenuta nel preliminare conquistato con l’ottavo  posto, poi diventato settimo a seguito delle sentenze, al termine di una stagione d’alta classifica, ma con qualche alto e basso di troppo, soprattutto nella seconda parte, che ne hanno messo a rischio perfino la partecipazione. Poi, chiusa la stagione dentro la griglia, ha scalato una posizione ed è passata dalla trasferta dell’Adriatico a quella del Picco, espugnato, come da racconto. Il Benevento, invece, era atteso dopo la retrocessione dalla massima serie, sotto i riflettori come una delle squadre maggiormente accreditate alla nuova promozione. Una stagione vissuta a velocità alternata, con picchi verso il basso, ma che verso l’alto, come quando, negli ultimissimi tempi, ha persino lottato per un posto per la promozione diretta. Giunta quarta al termine del campionato regolare, avrebbe dovuto comunque saltare il preliminare, ma avrebbe dovuto giocare, poi, la semifinale contro il Verona. In stagione, nei due confronti diretti tra le squadre, alla 5^ giornata, a festeggiare è stato sempre il Benevento, vittorioso per 1-0 in entrambi i casi. Ma su questo non si dovranno adagiare i giallorossi, visto il recente precedente… Mercoledì, invece, al Bentegodi si affronteranno Verona e Pescara. I veneti hanno già fallito il primo obiettivo stagionale, che era quello della promozione diretta, visto che hanno chiuso una stagione con fin troppi bassi e ben pochi alti al sesto posto, poi diventato quinto dopo il declassamento del Palermo. Dopo un inizio che sembrava far ben sperare e un tentativo di fuga che sembrava poter uccidere il campionato, gli scaligeri hanno cominciato un lento declino che, nella seconda parte della stagione, ha fatto addirittura temere per la partecipazione ai play off ed è culminata con l’esonero di Grosso a favore di Aglietti. Un buon incastro di risultati ha permesso ai gialloblu di tronare in corsa, ma il senso di incompiuto resta forte e a Verona si spera almeno in un passaggio dalla porta di servizio con un colpo di coda finale, intanto già ben approcciato con la vittoria del preliminare casalingo, seppur ai supplementari. Il Pescara arriva da una buona stagione, a tratti quasi esaltante, con picchi di buon gioco e stazionamento nella parte altissima della classifica. Anche per lui si è parlato, a tratti, e non a sproposito, di promozione diretta ed anche lui ha provato una fuga in una fase della stagione, poi, seppur abbandonando le prime due posizioni, ha, comunque, sempre occupato le posizioni più alte della griglia play off (da cui non ha mai rischiato di uscire), cercando ancora qualche puntata verso il secondo posto. Chiusa la stagione al quinto posto, ad un passo dal preliminare con il Cittadella, è stato “promosso” direttamente in semifinale dalla giustizia sportiva. Una vittoria per il Verona al Bentegodi ed un pareggio all’Adriatico nelle due partite giocate in stagione regolare, nel 16° turno.

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