A tutta B: il miracolo a metà, il gol per la A, la scala per il paradiso e B Ready per i play out

MIRACOLO A META’ – Alla fine la favola del Cittadella è finita senza il lieto fine, seppure ci sia andata tremendamente vicina. La splendida cavalcata nel post season degli uomini di Venturato è durata fino alla gara d’andata della Finale play off, un Derby Veneto mai stato così importante, che i granata si sono aggiudicati in modo netto, accendendo più di un, giustificato, sogno nelle menti dei tifosi. L’approccio alla partita non era semplice: una condizione di classifica svantaggiosa ed un blasone dell’avversario sicuramente superiore, non solo in termini di storia, ma anche di maggior attitudine ambientale a situazioni come questa, senza dimenticare, comunque, il confronto fra due rose allestite per scopi ben diversi ad inizio stagione, sembravano poter pesare sulle spalle di un Cittadella dato, comunque, in ottima forma. E, invece, gli uomini di Venturato hanno deciso di giocarsela a viso aperto, afferrando fin da subito il toro per le corna, cercando di sfruttare al meglio il turno casalingo d’andata. Da qui l’impeto con cui hanno affrontato i primi minuti di gioco, arrivando alla conclusione pericolosa in almeno 4 occasioni e sbloccando subito, al 6′, il risultato con un colpo di testa di Diaw sugli sviluppi di un angolo. Dopo lo stordimento inziale gli ospiti hanno trovato il modo di reagire, diventando padroni del campo, ma non impensierendo mai seriamente la difesa avversaria a parte nell’occasione del palo di Laribi all’11’. Nonostante la ghiotta occasione per Pasa, messo davanti al portiere da Iori ad inizio secondo tempo, anche la ripresa ha seguito lo stesso copione della fine del primo, ma stavolta le occasioni sono fioccate ed è stato Paleari a salire in cattedra, dimostrandosi ancora una volta in uno stato di splendida forma. Poi, per la più antica legge del calcio, dopo le tante occasioni gettate dagli scaligeri, ai padroni di casa è bastata un’azione, in contropiede, per raddoppiare: Silvestri ha salvato in uscita su Moncini lanciato da Iori, ma sulla ribattuta è stato ancora pronto Diaw, che, da 30 metri, ha insaccato il 2-0, che, messo in cassaforte ancora da uno straordinario Paleari, con un doppio intervento su Pazzini e Matos a fine partita, è sembrata essere una strada lastricata per la A. E, invece, tutti hanno fatto i conti senza l’oste, perché la rimonta del Verona nella partita di ritorno è piombata come un macigno su quella strada, interrompendo la favola granata. Al Bentegodi è stata partita vera ed intensa, ben giocata da entrambe, ma vinta, probabilmente, da chi era partito con le motivazioni più alte, sulla spinta di un risultato da acquisire e non da conservare. Gli uomini di Aglietti son partiti subito forte, infrangendosi ancora, in più di un occasione contro il muro Paleari, che, però, non ha potuto nulla al 27′, sul tiro di Zaccagni (foto di copertina) servito perfettamente da Di Carmine. A questo punto anche il fattore ambientale ha cominciato a farsi sentire, con uno stadio letteralmente 12° uomo in campo, a spingere i propri uomini al pareggio dei conti, che non è arrivato a fine primo tempo solo per gli, ancora, decisivi interventi dell’estremo granata. Poi, però, nel secondo tempo i padroni di casa sono partiti con piglio meno energico che nel primo ed hanno concesso un’occasione a Iori di pareggiare e rendere la strada ancor più in salita. Dopo l’ora di gioco, però, la svolta, è arrivata con l’espulsione di Parodi, che ha lasciato gli ospiti in 10. L’ingresso di Pazzini ha aumentato la pressione offensiva degli scaligeri che, infatti, al 69′ hanno pareggiato i conti con l’andata con un gol straordinario, di tacco, del solito Di Carmine, che, così, ha messo il suo sigillo anche sulla Finale, dopo essere stato decisivo nei turni precedenti. La forza di volontà degli ospiti si è spenta al 77′, quando, per l’espulsione, ancora, di Proia, la squadra è rimasta addirittura in 9, esponendosi al contropiede di Laribi che, all’83’, ha chiuso i conti e regalato la Serie A al Verona, non cancellando, però, i meriti di uno straordinario Cittadella.

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UN GOL PER LA A – Penultima vetrina stagionale (sarebbe stata l’ultima, non ci fosse stato lo strascico dei play out) che spetta di diritto al giocatore che la Finale l’ha decisa. Dato grande merito a Di Carmine che è stato l’autentico mattatore dei play off (ma di cui ci siamo già occupati qualche giorno fa) e fatta la debita menzione d’onore a Diaw, che ha segnato una doppietta all’andata, rivelatasi, alla fine, inutile, infatti, pare giusto celebrare l’autore del gol che ha chiuso ogni discorso relativo alla promozione in A, terminando una spettacolare rimonta che ha infranto i sogni di una piccola città, ovvero Laribi del Verona. Karim Laribi è un centrocampista italiano naturalizzato tunisino, classe ’91, nato a Milano e cresciuto nei settori giovanili di Inter (nella generazione di Balotelli, Destro e Santon), Fulham e Palermo. Nel 2010 i rosanero lo mandano in prestito in Lega Pro, al Foggia, dove disputa una stagione da 28 presenze, segnando i suoi primi 4 gol tra i professionisti. Quindi va in prestito con diritto di riscatto (che avverrà alla fine della prima stagione) al Sassuolo, dove resta due stagioni e mezzo, divenendo parte della squadra che conquista la storica serie A nel 2013. Dopo 6 mesi ancora in neroverde in massima serie, con 10 presenze all’attivo, va in prestito al Latina, in B, dove chiude la stagione con 3 gol realizzati. Quindi un’altra stagione in prestito in B, al Bologna, dove, con 8 gol, sua miglior prestazione in singola stagione, contribuisce alla promozione in A dei rossoblù. Per questo motivo, la stagione successiva il Sassuolo lo tiene con sé in A, dove gioca altre 11 partite. Nell’estate 2016 passa al Cesena, dove ha giocato le ultime 2 stagioni, segnando, in tutto 9 gol, 7 dei quali la scorsa. Da quest’estate è al Verona, dove ha giocato con discreta continuità in stagione regolare, in cui ha realizzato 3 gol in 27 presenze, e tutti i play off, dove si è limitato a segnare il gol più importante: all’83’, col risultato sul 2-0, viene lanciato in contropiede da Pazzini, scavalca il portiere in uscita e con un preciso piatto destro insacca il definitivo 3-0 che consacra la rimonta scaligera.

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UNA SCALA PER IL PARADISO – E, così, alla fine, con tanta, tanta fatica, ben più di quanto preventivato, il Verona è la terza squadra a salire in A, assieme a Brescia e Lecce. Insomma, stavolta niente sorprese o prime volte, ma tanta tradizione, perché anche il nome della squadra veneta si lega a doppio filo alla massima serie, forse ben più ed oltre delle altre due, visto che può vantare in bacheca addirittura uno Scudetto. L’Hellas Verona, infatti, nasce nel 1903, come Associazione Calcio Hellas, in onore della Grecia, la culla dello Sport, ma spende i primissimi anni della propria storia nelle serie inferiori venete, fino al 1921, quando, dopo un primo cambio di denominazione in Football Club Hellas Verona, viene ammesso alla Prima Divisione, prima, e alla Divisione Nazionale, poi. Nel 1929 la prima retrocessione in B, dove gli scaligeri restano per tutti gli anni ’30, fino al 1941, quando arriva la prima retrocessione in C. Del ’43 la prima promozione in B, seguita, nel ’57, dalla prima in A, dove dura solo un anno. Dopo esser diventata Associazione Calcio Hellas Verona, passa quasi tutti gli anni ’60 in B, ma nel ’67 arriva una nuova promozione in A che, stavolta, però, è seguita da una più lunga permanenza, 6 stagioni, fino al 1974. Tra la seconda metà dei ’70 e primi ’80 è un saliscendi tra le prime due categorie, che si interrompe nel 1982, quando, alla nuova promozione, seguiranno gli anni più importanti della storia gialloblu: dopo un 4° e un 6° posto, infatti, la squadra allenata da Bagnoli e guidata in campo da giocatori come Garella, Galderisi, Di Gennaro, Fanna, Briegel, Elkjaer, vince uno storico scudetto, primeggiando tra squadre che possono schierare gente come Maradona, Platini, Rummenigge, Altobelli, Virdis. Per questo motivo gioca, ovviamente, anche la Coppa dei Campioni la stagione successiva, fermandosi agli ottavi. Il lento declino successivo trova il suo punto più basso nel 1990, quando arriva la nuova retrocessione in B. Da allora tanta alternanza tra A e B ed un periodo nerissimo tra il 2007 e il 2011, quando torna a conoscere i campi della C. L’ultima promozione in A risale a due stagioni fa, seguita da una repentina retrocessione. Partita, quindi, con il favore del pronostico destinato a chi scende dalla massima serie, ha disputato un campionato a due facce: un inizio ottimo, con la testa della classifica e un tentativo di fuga, seguito da un periodo tribolato, che si è protratto fino alla fine, in cui la squadra ha latitato nella seconda metà della zona play off, arrivando addirittura, nelle ultime giornate, a rischiare di restare fuori dagli spareggi. A farne le spese il tecnico Grosso, allontanato a 2 giornate dalla fine, dopo la sconfitta interna col Livorno, a favore di Aglietti. Dopo lo shock della sconfitta netta nel derby veneto col Cittadella, l’ex tecnico dell’Entella ha trovato la quadratura, al punto che, non solo la squadra ha agganciato i play off da sesta, poi diventata quinta dopo l’esclusione del Palermo, ma poi quei play off li ha pure vinti con un percorso quasi perfetto, vincendo un preliminare dove partiva da favorita contro il Perugia, sconfiggendo in semifinale il Pescara meglio posizionato in classifica e, infine, domando lo scatenato Cittadella in Finale, nonostante la sconfitta dell’andata. Così Aglietti è riuscito a far meglio di Oddo, che prese il Pescara ad una giornata dai play off e lo portò in Finale, e gli scaligeri sono subito tornati in A, dove sperano, stavolta, di rimanere il più a lungo possibile.

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B READY, PER ESSERE PRONTI ALLA FINALE PLAY OUT – Quando la stagione dovrebbe ormai aver mandato alle stampe il suo canto del cigno, dal nulla, è quasi giusto dirlo, arriva lo strascico che non ti aspetti a prolungarla ancora un po’. O, meglio, un evento che è diventato uno strascico quando invece doveva già essere stata disputato, se le strane e farsesche decisioni di questa malnata stagione non avessero portato ad annullare la finale play out per poi doverla, invece, disputare, quando le squadre coinvolte erano già sicure della salvezza. A disputarsi, quindi, un posto in B e, ovviamente, a cercare di evitare la retrocessione, saranno Salernitana e Venezia. Tra stasera e domenica, le due squadre si incontreranno in gare di andata e ritorno, basandosi su una classifica che, pur vedendo le due compagini appaiate a pari punti alla fine della stagione, vede la prevalenza dei veneti sulla base degli scontri diretti. Il Venezia arriva a questa sfida dopo una stagione piuttosto deludente nonostante le aspettative iniziali: dopo la buona prestazione nella passata stagione e con le ambizioni di un tecnico come Vecchi che benissimo aveva fatto con la Primavera dell’Inter e che già conosceva la categoria avendo allenato il Carpi qualche stagione fa, si pensava che gli arancioneroverdi potessero ben figurare anche in questa. Invece fin da subito le cose si sono messe male, al punto che il tecnico è stato esonerato già alla 7^ giornata. Al suo posto Zenga sembrava aver trovato la quadratura, al punto che nel periodo a ridosso del suo arrivo la squadra aveva cominciato ad esprimere un gioco ottimo e a divenire un avversario temibile, inanellando una serie di risultati che l’avevano portata a risalire in classifica. Questo fino alla pausa invernale, visto che al ritorno si è presentato un Venezia ben diverso, involuto e poco concreto al punto che i risultati sono tornati a farsi deficitari e la classifica a tornare preoccupante, fino al nuovo esonero, con Zenga avvicendato da Cosmi. Il tecnico perugino non ha dato svolte epocali all’ambiente, ma ha tenuto comunque i veneti in linea di galleggiamento fino alla fine quando, soprattutto a causa dei buoni risultati del Livorno, la discesa in zona play out si è fatta concreta. Ben diversa la storia della Salernitana, le cui aspirazioni precampionato parlavano di una squadra pronta anche a lottare per i play off. E così, infatti, è stato per buona parte della stagione, in cui i risultati le hanno consentito, seppur senza brillare, di lottare per gli ultimi posti della griglia play off. Alla 16^ il primo cambio d’allenatore, col passaggio da Colantuono a Gregucci, quando la società ha provato a dare il primo scrollone ad una situazione di stallo, con la squadra che sembrava non trovare lo slancio per agganciare la zona spareggi. Poi, improvvisamente, qualcosa si è spento e la Salernitana è diventata una squadra involuta e incapace di fare risultato, sommando sconfitte a sconfitte. Il crollo in classifica è stato verticale al punto che, ben presto, la preoccupazione non è stata più raggiungere i play off, ma salvarsi. La discesa non s’è interrotta neppure con l’arrivo di Menichini al posto di Gregucci nelle ultime giornate e, così, dopo  l’ultimo turno è stato play out. In stagione regolare, le due squadre si sono incontrate all’11^ giornata: all’andata, al Penzo, vittoria per i padroni di casa per 1-0, al ritorno, in casa dei campani, pareggio per 1-1, risultati, che, come detto, conferiscono il vantaggio di classifica agli uomini di Cosmi. Si parte stasera all’Arechi, alle 20.45, si chiude al Penzo domenica 9 alle 18.

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