A tutta B: il saliscendi del Veneto, la laguna di rabbia, il rigore per la B e il Mister Salvezza

VENETO CHE SALE, VENETO CHE SCENDE – E così alla fine anche questo tribolato campionato è giunto a conclusione emettendo la sua ultima sentenza, quella, del tutto eccezionalmente (di solito l’ultima vetrina spettava alla promozione in A), che riguardava l’ultima squadra destinata a scendere in C, dopo la disputa dei play out. Gara di spareggio a cui si è arrivati in modo caotico e decisamente contestabile, il tutto legato al caso Palermo, con la sparizione iniziale della sfida e, poi, la sua ricomparsa, quando ormai le squadre erano sicure di aver acquisito la salvezza. Ma glissando su una questione che, sicuramente, come quasi tutte le decisioni prese quest’anno, avrà non pochi strascichi polemici, concentriamoci sul risultato sportivo che, ancora una volta ha avuto un protagonista proveniente da una regione precisa, il Veneto, anche se allora si era trattato di un risvolto positivo, con la promozione del Verona, stavolta negativo, con la retrocessione del Venezia. In realtà gli arancioneroverdi sono andati molto vicino alla salvezza, peraltro partendo con il vantaggio dato dalla classifica, recuperando al ritorno, in casa, la sconfitta dell’andata all’Arechi. A Salerno, infatti, i veneti avevano vissuto un primo tempo in balia dell’avversario, con i padroni di casa che tra il 14′ e il 25′ avevano ottenuto il doppio vantaggio grazie ai gol di Djuric, di testa su cross di Lopez, e del solito Jallow, bravo a domare di petto un assist dello stesso Djuric e a girarlo in rete di controbalzo, battendo il portiere sul primo palo. Nonostante questo gli uomini di Cosmi avevano avuto da recriminare negli ultimi minuti del primo tempo per un rigore (evidente) non concesso dall’arbitro (che ha deciso di non ricorrere neppure al VAR) per un fallo di mano in area, ed avevano impensierito Micai in finale di tempo. Le speranze del Venezia avevano cominciato a montare dal secondo tempo, giocato in modo meno passivo, con Lombardi, Modolo e due volte Pinato a sfiorare il gol. La rete della speranza era arrivata, comunque, nel recupero, con Zigoni abile a battere di testa il portiere avversario per il definitivo 2-1. Questo risultato manteneva alte le aspettative dei veneti, con una gara di ritorno da giocarsi in casa, seppur senza il vantaggio dato dai gol segnati fuori casa. E, infatti, così è stato, ma il recupero è avvenuto solo per metà. Le due squadre hanno giocato una partita molto tattica, su ritmi molto bassi, che, ovviamente, potevano giovare alla Salernitana, ma, nonostante questo gli episodi sono stati tutti di marca veneziana e avrebbero potuto chiudere i conti già nei tempi regolamentari, visto che l’ex Bocalon si è divorato una gol fatto ad inizio partita e lo stesso a fine partita ha fatto Pinato, che avrebbero potuto dare maggior importanza al gol segnato al 41′ da Modolo, con un destro dal limite dopo aver mandato fuori giri Lopez. E, invece, la Salernitana, in 10 dal 46′ per l’espulsione di Minala, ha fatto quadrato ed ha resistito, riuscendo a portare la partita ai supplementari. Appendice che non ha portato novità, vista la stanchezza vigente tra le due squadre, così, che, in modo quasi naturale, si è arrivati ai rigori. Qui il destino si è compiuto: campani cecchini e bravi a realizzare tutti i propri tiri dal dischetto, veneti che, invece, hanno fallito con Bentivoglio, ben parato da Micai, e Coppolaro, alto sulla traversa. Così gli uomini di Menichini hanno raggiunto la salvezza mentre il Venezia ha seguito Foggia, Carpi e Padova in C, tra gli strali di un furibondo Cosmi a cui, comprensibilmente, non è andata giù tutta la gestione della faccenda, dicendosi disposto a sputare in faccia a chiunque gli avesse rimproverato questa retrocessione.

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LAGUNA DI RABBIA – Come ci si è arrivati è del tutto discutibile, per usare un eufemismo, però resta il fatto che il risultato sportivo parla di un ultimo verdetto espresso dal campionato che è quello della retrocessione del Venezia in C. Questo è l’ultimo capitolo di una storia di tutto rispetto, quella della squadra veneta, che parla di un’attività sportiva di alto livello, soprattutto per quel che riguarda la prima parte della sua storia, un po’ decaduta negli ultimi decenni. Fondato il 14 dicembre 1907, come Venezia Football Club, ha conosciuto anche tanta serie A: la prima promozione nella massima serie a girone unico avviene nel 1939 e del 1941 è la vittoria della Coppa Italia, mentre nel 1944 partecipa al girone finale con il Torino e i Vigili del Fuoco della Spezia, che assegnerà il titolo (mai riconosciuto ufficialmente) alla squadra ligure, arrivando terza; retrocessa nel ’47 fa una rapida apparizione nel campionato 49/50, poi due nuove comparse tra il ’61 e il ’63 e nel 66/67 prima dell’inizio di una fase della sua storia in cui conosce tantissima Serie C e addirittura la D; le ultime apparizioni in massima serie sono tra il 1997 e il 2002, anno dell’ultima retrocessione dalla B. Gli anni 2000 sono stati un incubo per gli arancioneroverdi, con ben due fallimenti che l’hanno fatta sprofondare fin tra i dilettanti. Da lì la lenta risalita, tra alti e bassi, riprese e ricadute e cambi di denominazione della società, fino al ritorno, come Venezia Football Club, nel 2017 alla Serie B. La scorsa stagione le cose sono andate oltre le più rosee aspettative: partito con lo scopo di ben figurare come neopromossa, guidata sulla panchina da Pippo Inzaghi, ha disputato un campionato d’alta classifica, culminato con la qualificazione ai play off e la sconfitta in semifinale. Sull’onda di questa esperienza si pensava che anche quest’anno fosse destinato a vedere un buon Venezia ai nastri di partenza, guidato in panchina da un ambizioso Vecchi, reduce dai fasti con la Primavera dell’Inter. E, invece, fin da subito le cose sono andate in salita, tanto che dopo poche giornate il tecnico è stato avvicendato da Zenga, il quale, all’inizio sembrava aver trovato la quadratura: i veneti hanno cominciato ad esprimere un buon gioco e ad inanellare punti che hanno permesso un’importante risalita in classifica. Questo almeno fino al girone d’andata, perché poi, in quello di ritorno, qualcosa è sembrato essersi rotto e i risultati hanno cominciato a rifarsi deficitari con la conseguente ridiscesa in classifica. Da qui il secondo esonero e la chiamata di Cosmi che non è servita, però, ad evitare l’approdo ai play out. Spareggi salvezza che, però, sembravano scongiurati, dopo il declassamento del Palermo e la sua retrocessione diretta in C, fino alla nuova sentenza che ha ridimensionato la penalizzazione dei siciliani, evitando loro la discesa in terza categoria, e rilanciando, quando ormai anche i play off stavano per finire, la disputa dei play out. Il doppio turno con la Salernitana, come visto, è stato sfavorevole per il Venezia, che, così, è retrocesso nuovamente in C. Tra mille polemiche, e parole forti, espresse sia dal proprietario Tacopina, che si è detto disgustato dalla Serie B, che dal tecnico Cosmi, che non le ha certo mandate a dire, da uomo sanguigno qual è. Anche per tutto questo, al Venezia i migliori auguri per un pronto ritorno in serie cadetta.

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UN RIGORE PER LA B – Per la dinamica delle due partite, ed avendo già celebrato in altre occasioni gli autori dei gol che la Salernitana ha realizzato all’andata, questa ultima vetrina stagionale pare giusto dedicarla a chi ha scritto la parola fine a tutto quanto, ovvero colui che ha realizzato l’ultimo rigore della serie della Salernitana che, sommato ai due errori dei giocatori veneziani, ha sancito la vittoria per la sua squadra e, quindi, la chiusura della stagione, ovvero Francesco Di Tacchio. Di Tacchio è un centrocampista classe ’90, nato e cresciuto calcisticamente nei settori giovanili di Nuovo Globo, società dilettantistica di Barletta, Ascoli e Fiornetina. Con la squadra bianconera esordisce anche tra i professionisti, nel 2008/09, in B, dove colleziona 12 presenze. I viola, invece, dal 2010, lo mandano in prestito in giro per l’Italia: una stagione al Frosinone, in B, con cui segna il suo primo gol tra i professionisti, una alla Juve Stabia, ancora in B, mezza stagione al Perugia (1 gol) in Lega Pro. A gennaio 2013 passa all’Entella, dove milita 2 stagioni e mezza (2 gol) diventando uno dei protagonisti della storica promozione in B dei liguri nel 2014. Nel 2015 passa al Pisa con cui gioca per 2 stagioni, ottenendo un’altra promozione in serie cadetta, dove poi segnerà anche un gol con la maglia nerazzurra. Dopo la retrocessione dei toscani, la scorsa stagione si è accasato ad Avellino per un campionato da 39 presenze e 1 gol. Dopo il fallimento dei campani, durante il mercato estivo, firma un triennale con la Salernitana. Per lui 34 presenze in stagione regolare (e 2 nei play out) e 3 gol che rappresenta il suo record stagionale personale. Poi, domenica, la partecipazione alla lotteria dei rigori e sul suo piede il pallone decisivo dopo i due errori avversari: con freddezza ha realizzato, riconsegnando ai campani la Serie B.

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MISTER SALVEZZA – Appellativo azzeccato questo per il tecnico che ha guidato la Salernitana alla salvezza, anche solo per il fatto di aver assunto il suo incarico proprio a ridosso della fase più delicata e di aver raggiunto l’obiettivo preposto. Parliamo, ovviamente, di Menichini, colui che, accettando un delicatissimo incarico ad una giornata dalla fine del campionato, ha portato i campani alla permanenza in Serie B. Leonardo Menichini è un ex calciatore, classe ’53, difensore, con una carriera che l’ha portato anche in Serie A, con le maglie di Roma, Catanzaro ed Ascoli. Appese le scarpette al chiodo alla Triestina nell’87, dal 1990 ha intrapreso la carriera di allenatore. In realtà, dopo l’inizio al Riccione, per una stagione, fino al 2003 compare esclusivamente come vice di Carletto Mazzone nelle sue varie esperienze. Da allora ha guidato squadre come primo allenatore (a parte un’altra parentesi da vice di Mazzone a Livorno nel 2006), a cominciare da Ancona, poi Torres e anche Tirana in Albania. Inattivo tra il 2006 e il 2008, ad aprile prende la guida del Lumezzane, in C2, e lo porta alla promozione in C1. Quindi Crotone, Grosseto e Pisa, fino ad agosto 2014, quando ha la prima esperienza alla Salernitana, in C1, in sostituzione di Somma. Al primo colpo riporta i campani in B, ma, nonostante questo, viene esonerato a giugno, per essere richiamato a febbraio 2016 in sostituzione di Torrente per salvare la squadra. Ancora una volta obiettivo centrato, ai play out, ma, ancora una volta, è arrivato l’esonero prima della stagione successiva. Dopo un’esperienza alla Reggiana e una alla Lucchese, resta inattivo fino a giugno 2019, quando viene chiamato in sostituzione di Gregucci al capezzale di una Salernitana che, dalle aspirazioni di promozione di inizio stagione, con Stellone, è pian piano crollata verticalmente, nel girone di ritorno, fino alla zona retrocessione. Purtroppo per lui non riesce a bloccare questo trend, perdendo l’unica partita che ha a disposizione prima della fine della stagione, col Pescara, così da arrivare quartultimo, in piena zona play out, a pari punti col Venezia, ma con lo svantaggio degli scontri diretti. E, come detto, ai play out porta i granata ad una salvezza che sembrava un miraggio durante la spirale di risultati negativi che aveva portato alla sua chiamata. Ora, se, almeno stavolta, i meriti alla Salernitana gli saranno riconosciuti e non verrà abbandonato nuovamente ad inizio stagione successiva, a lui il compito di guidare i campani nella prossima B del riscatto.

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