A tutta B: lo speciale con tutti i voti della stagione, squadra per squadra

Serie B 2018-2019 (elaborazione)

ASCOLI 6 – Campionato strano quello dei bianconeri: un inizio stentato, una ripresa nel finale dell’andata, un mercato invernale di altissimo livello, con l’arrivo di Ciciretti, un inizio di girone di ritorno al di sotto delle aspettative, poi la quadratura del cerchio ed una lenta rimonta fino a rischiare l’ingresso nei play off fallito soltanto nelle ultimissime giornate. Stagione positiva, ma con l’impressione che avrebbe potuto far di più.

BENEVENTO 7 – Il terzo posto finale (dopo il declassamento del Palermo) e la disputa dei play off farebbero attendere un voto molto più alto. Il fatto, però, che i campani arrivassero dalla A, con tutti i vantaggi del caso, che, quindi, partissero tra le favorite e che, soprattutto, avessero acceduto alle semifinali direttamente, saltando il preliminare, con il vantaggio della classifica, avrebbero fatto attendere di trovarlo almeno in finale. E, invece, così le cose non sono andate e, un po’ come tutto il campionato, la stagione si è chiusa, in semifinale play off, con un grande senso di incompiuto.

BRESCIA 9 – La stagione quasi perfetta: partita per fare un buon campionato, ha avuto da subito qualche problema sotto la guida di Suazo; il cambio in panchina con l’arrivo di Corini è stato l’autentico punto di svolta della stagione. La squadra sotto la sua guida ha cominciato a girare come un orologio e, soprattutto, a sfruttare a pieno il reparto che, durante il mercato estivo, era stato meglio allestito, ovvero quello offensivo: l’acquisto di un bomber di categoria come Donnarumma, vicecapocannoniere lo scorso campionato, affiancato da un ottimo attaccante come Torregrossa e servito da un genio in fieri come Tonali è stato il  miglior colpo della dirigenza lombarda, perché è stato il fulcro attorno a cui hanno girato le fortune delle rondinelle. Partire con uno se non due gol di vantaggio ad ogni partita ha sopperito anche le pecche di un gioco non sempre spettacolare, ma estremamente efficace e redditizio, come dimostrato da una testa della classifica presa e mai più mollata fino alla meritata promozione diretta da vincitori del campionato.

CARPI 4 – Stagione disastrosa, del tutto inaspettata per una squadra che solo due stagioni fa militava in massima serie. Non si partiva con aspirazioni di promozione, ma neppure si pensava di dover avere tutta quella sofferenza nel portare a casa punti: una deriva nei risultati cui non ha saputo porre un argine neppure l’uomo del destino Castori, quello che, per ora, aveva saputo regalare solo sorrisi. Una lotta per gli ultimi posti della classifica fin dagli albori del campionato che praticamente non ha trovato una soluzione di continuità, salvo sporadiche sollevate di testa. Nel finale solo una lenta agonia fino alla più scontata delle retrocessioni.

CITTADELLA 8 – L’eterna Cenerentola del campionato cadetto non smette mai di stupire. E dire che qualche grattacapo la gestione della stagione regolare l’aveva dato: un campionato sì, d’alta classifica, con la permanenza quasi costante nella lotta per i posti play off, ma con tanta, troppa, fatica, ed un’alternanza di fasi positive ed estremamente negative che, praticamente fino all’ultima giornata, ne aveva messo a rischio la partecipazione alla fase di spareggio. Poi, una volta dentro, e guadagnata una posizione dopo le scandalo Palermo, l’autentica esplosione, con un play off disputato in modo quasi perfetto, superando, sia nel preliminare che nella semifinale, squadre meglio posizionate in classifica, ed aggiudicandosi pure la finale d’andata, tradita solo dal risveglio del Verona nel ritorno al Bentegodi. Una stagione storica chiusa con la torta della A già pronta, ma lasciata bruciare in forno. Magra consolazione, all’avvio della prossima stagione, di essere l’unica rappresentante del Veneto rimasta (erano 4 all’inizio di questa stagione) dopo promozioni e retrocessioni.

COSENZA 6.5 – Se il buon giorno si fosse dovuto vedere dal mattino, la stagione del Cosenza sarebbe dovuta essere un disastro: prima partita interna persa a tavolino per inagibilità del campo (nonostante ben si sapessero i tempi di inizio della stagione cadetta dopo la promozione) e poi un girone d’andata vissuto nella parte più bassa della classifica. Poi, invece, raddrizzate le cose durante il mercato invernale, il ritorno è andato decisamente meglio, al punto che la squadra ha visto la zona play off non più come un miraggio irraggiungibile. Insomma, un po’ lontani dal rendimento delle neopromosse degli ultimi anni, ma almeno è stata la prima squadra a chiudere in tranquillità la stagione con due turni d’anticipo (tenendo anche conto che l’ultimo avrebbe riposato). Il voto è un premio al ribaltamento di prospettive in corso di stagione.

CROTONE 4,5 – Doveva essere una delle favorite per la lotta promozione, fresca decaduta dalla massima serie. E, invece, ha vissuto un annus horribilis, lontana chilometri dalla classifica che contava, costretta prima a guardarsi più dietro che davanti, poi a lottare in modo disperato per la salvezza, con tratti di sconforto. Due cambi in panchina non hanno modificato un pessimo trend stagionale, buttando completamente alle ortiche pure la parentesi Oddo (appena arrivato qualcuno gli chiese persino se avesse parlato di un premio promozione…) e la salvezza, sudata, sul filo di lana ha reso solo meno amaro un campionato gettato via.

CREMONESE 6.5 – Una buona stagione quella dei grigiorossi, vissuta nella parte alta della classifica quasi costantemente in lotta per un posto nei play off. Una flessione nella parte centrale sembrava aver fatto cadere i lombardi in un limbo di anonimato che avrebbe portato, al massimo, ad una salvezza tranquilla. Invece un improvviso risveglio nel finale di stagione ha generato un’esaltante cavalcata che ha reso la Cremonese una delle squadre più temute tra quelle che lottavano per un posto che conta e, ad un tratto, una delle più accreditate. Alla fine, per un solo punto, è rimasta fuori dagli spareggi ma non ha chiuso la stagione in modo anonimo.

FOGGIA 5 – Partire con uno svantaggio di punti, in un campionato complicato come quello di B, non è molto facile, ma i diavoletti hanno, comunque, fatto poco per uscire dal pantano. In una cornice di pubblico sempre di altissimo livello, i rossoneri hanno cercato di incamerare punti per risalire la classifica, ma con i soli punti racimolati in casa (ben 11 su 18 sconfitte in trasferta a fronte di appena 2 vittorie sono un bottino davvero deludente) l’impresa si è fatta sempre più ardua ogni giornata che passava. I pugliesi solo raramente si sono trovati al di sopra della linea di galleggiamento e, nonostante i due cambi in panchina, è arrivata addirittura la retrocessione diretta (prima con strascico polemico, quando a retrocedere direttamente era anche il Palermo e al Foggia venivano negati i play out, poi senza neppure quell’appiglio dopo la restituzione di una parte dei punti ai siciliani).

LECCE 8,5 – Si sapeva che non sarebbe stata una neopromossa qualsiasi, ma, forse, in pochi pensavano al doppio salto immediato. All’inizio per il numero e la rosa delle squadre accreditate, poi per un campionato di alto livello, ma senza quell’impeto che una squadra destinata a salire direttamente dovrebbe avere. Quando sembrava di dover solo capire quale posizione avrebbe potuto assumere nella griglia play off, è arrivata la svolta e i giallorossi, presa coscienza della propria forza, guidati in modo perfetto dalla panchina da un Liverani in anno di grazia, hanno cominciato a macinare posizioni su posizioni fino all’acquisizione del secondo posto, difeso fino all’ultimo, nonostante il passo falso alla penultima giornata che avrebbe potuto rovinare la festa. Così il Lecce ha completato il suo “cammino di redenzione” dopo il fallimento di qualche stagione fa, e il campionato di A ha nuovamente abbracciato una delle sue abituali protagoniste.

LIVORNO 5 – Alla fine la salvezza è arrivata, ma con quanta fatica e, soprattutto, da parte di una squadra che, seppur non puntasse alla promozione, era sicura, al ritorno tra i cadetti, di ben figurare. Invece i labronici hanno penato fin dalla prima giornata al punto da passare un periodo senza la prima vittoria che è parso infinito. Chiusa l’andata in piena zona retrocessione, gli amaranto hanno disputato un ritorno di livello un po’ superiore, soprattutto nella seconda parte, trovando quei risultati indispensabili ad assicurarsi la permanenza al di sopra della linea di galleggiamento. Alla fine la salvezza è arrivata per un solo punto, ma, per come stavano le cose nella prima parte della stagione, è già un’enorme conquista.

PADOVA 4 – I veneti al rendimento delle neopromosse in questi ultimi anni neppure ci si sono avvicinati. Un campionato cominciato in modo tribolato e portato avanti con ancor maggiore difficoltà, senza, praticamente, mai un sussulto verso l’alto, tanto che l’ultima parte della stagione i biancoscudati l’hanno passata a rivaleggiare per l’ultimo posto col Carpi. Da un certo punto della stagione il destino del Padova è sembrato segnato e nulla ha fatto per smentire questa sensazione. La retrocessione diretta anticipata è sembrata la più scontata delle conseguenze.

PALERMO N.G. – C’è poco da dire. Si potrebbe commentare una stagione strana, in cui ci si aspettava che dominasse e uccidesse il torneo e che invece solo a sprazzi ha reso per quello che era il suo valore, soffrendo fino alla fine (con due cambi in panchina) e chiudendo terzo, senza la promozione diretta e con i play off da disputare. Però a quel punto bisognerebbe tirare una riga sopra a tutto parando di come il Palermo in questo campionato, probabilmente, non avrebbe dovuto neppure esserci per comportamenti, eufemisticamente, poco limpidi della società, che hanno determinato il suo declassamento e, addirittura, la retrocessione in C. Allora, alla fine, bisognerebbe commentare la pilatesca decisione di ridurre i punti di penalizzazione, tanto da non far più retrocedere i siciliani, sdoganando comportamenti truffaldini protratti per almeno 3 anni. Alla fine, quindi, forse, è meglio non dire nulla ed archiviare l’argomento così…

PERUGIA 6 – Un’altra delle grandi incompiute della stagione: squadra dai valori alti, con alcune individualità interessanti e che avranno sicuramente un futuro, ma un rendimento complessivo piuttosto deludente, nonostante Nesta abbia dimostrato un miglior controllo della situazione dalla panchina rispetto a quanto dimostrato nel finale della scorsa stagione quando era stato gettato sulla barca in corsa all’improvviso in finale di campionato. A tratti la squadra ha mostrato anche un buon gioco ed ha occupato posizioni importanti della classifica, ma nel momento più importante della stagione si è dimostrata meno lucida ed i risultati incamerati hanno palesato tutta la difficoltà a mantenersi in lotta per i posti che contano, tanto da restare fuori dalla zona play off a fine stagione regolare per un solo punto. Ripescata grazie al Palermo è stata subito eliminata, senza particolarmente brillare, dalla squadra che poi avrebbe conquistato la A, il Verona.

PESCARA 7 – Campionato di alto livello, con sprazzi di eccellenza, soprattutto nella prima parte e soprattutto per quello che riguarda il gioco espresso. E’ stata una di quelle squadre che hanno conosciuto le zone più alte della classifica e che hanno avuto anche la possibilità di impostare una piccola fuga. Grandi individualità, il vicecapocannoniere Mancuso su tutti, ma non solo. Ha, forse, accusato la corsa sul lungo periodo, il quarto posto finale (che era quinto fino alla sentenza sul Palermo e che avrebbe significato preliminare) e l’eliminazione immediata in semifinale da parte di una squadra peggio posizionata (seppur quella che poi avrebbe conquistato la promozione in A) ne sono la dimostrazione. Tanto, comunque, su cui ripartire per la prossima stagione.

SALERNITANA 4,5 – La salvezza ai play out “salva” solo in parte una stagione a tratti disastrosa, soprattutto nella seconda parte. Sì, perché nella prima parte della stagione la squadra stava lottando addirittura per i posti che contano, seppur con qualche scricchiolio ed una mancanza di convinzione che avevano portato al primo cambio in panchina. A quel punto, però, pian piano, da una stagione che poteva essere solo anonima, si è cominciato a passare ad una che poteva diventare drammatica, avendo i campani cominciato una lenta e inesorabile discesa che neppure il secondo cambio di panchina era riuscito a interrompere, con la caduta, all’ultima giornata, in piena zona play out. L’iniziale salvezza diretta data dalla sentenza Palermo ha ricevuto un primo scossone quando la FIGC è tornata sui propri passi, ma, almeno, dopo essersi ridotti a giocarsi tutto all’ultimo respiro, nonostante la vittoria dell’andata, i granata hanno avuto il merito di mantenere la giusta freddezza ai rigori e portare a casa il minimo sindacale da una stagione da dimenticare.

SPEZIA 7 – Una buona stagione quella degli aquilotti, giocata tutta nella parte alta della classifica e sempre in lotta per un posto play off. Il gioco ha raggiunto punte di eccellenza che al Picco non si vedevano più da svariate stagioni, al punto che per la parte centrale della stagione i liguri hanno espresso uno dei giochi migliori di tutto il campionato. Purtroppo per gli uomini di Marino, ad una buona impostazione di gioco non è corrisposta una pericolosità offensiva adeguata, e questa è risultata essere la maggior pecca stagionale, che ne ha condizionato il rendimento. Una discontinuità dei risultati nei periodi critici della stagione ha impedito ai bianconeri di raggiungere l’obiettivo minimo stagionale con tranquillità, rischiando fino alla fine di restarne fuori. Entrata nei preliminari con una partita da giocare fuori casa, si è ritrovata a poterla disputare, invece, tra le mura amiche, ma non ne ha saputo approfittare ed è caduta sotto l’entusiasmo del sorprendente Cittadella. Se davvero questo era l’inizio di un progetto a lungo termine, la premessa è stata più che positiva.

VENEZIA 4 – Brutta, pessima stagione quella dei veneti dopo l’ottima da neopromossi lo scorso anno. Questo faceva ben sperare per questa, ma, invece, fin da subito le cose si sono messe in salita. Il cambio di Vecchi nelle primissime giornate ne è stata la prima conseguenza, ma meglio non è andato con Zenga, nonostante un’iniziale ripresa degli arancioneroverdi che faceva ben sperare anche per traguardi più prestigiosi. Con il girone di ritorno ed un nuovo calo di rendimento, è arrivato anche il secondo cambio in panchina, ma neppure Cosmi è riuscito a invertire il trend, che ha portato alla caduta nei play out. Ingannato dall’iniziale decisione, si è ritrovato a dover disputare gli spareggi salvezza quando era convinto di poter restare tranquillo. Nonostante la rimonta nella partita di ritorno dopo la sconfitta dell’andata, i veneti si sono giocati malissimo la lotteria dei rigori ed alla fine la rabbia di allenatore, società e città, seppur pienamente giustificata, non ha impedito la retrocessione in C ad appena due anni dal ritorno.

VERONA 7,5 – Voto alto, ma non altissimo per i veneti al loro ritorno in A. Perché non solo una squadra preparata per risalire direttamente in massima serie, con individualità di altissimo livello, ha dovuto ricorrere alla trafila degli spareggi, partendo addirittura dal preliminare, ma è anche il come è arrivata ad un risultato di questo tipo che ha lasciato davvero perplessi. Nonostante, infatti, un inizio molto positivo, in cui gli scaligeri sembravano avere la forza di rispettare i pronostici, prendendo la testa della classifica ed impostando addirittura una fuga, all’improvviso qualcosa si è rotto nell’ingranaggio e gli uomini di Grosso hanno cominciato a scendere in classifica, trovando molta più difficoltà nel portare a casa i risultati utili a mantenersi nella lotta di altissima graduatoria, spostando obbligatoriamente i suoi obiettivi sulla lotta play off. Ma anche qui, ad un certo punto, le cose hanno cominciato a farsi problematiche e, quando nelle ultimissime giornate la squadra si è trovata con la prospettiva di rischiare l’uscita addirittura dalla zona spareggi, con la sconfitta interna di Livorno anche la panchina dell’ex tecnico del Bari è saltata. Ad Aglietti, nonostante il passo falso alla prima partita (il derby veneto col Cittadella) che sembrava aver complicato ulteriormente le cose, il merito non solo di aver portato la squadra ai play off, ma anche quella di averli vinti, ribaltando pure il risultato dell’andata della Finale, che sembrava aver già consegnato la A al Cittadella.

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