Il Mondiale dell’Italia femminile, ovvero degli stupidi luoghi comuni e dei giudizi troppo avventati

italia-femminile-1-e1560535077789

Ci avevano detto che l’Italia era inserita in un girone di ferro. Ci avevano detto che sarebbe stata molto dura. Ci avevano detto che ci saremmo probabilmente, dovuti giocare il terzo posto con la Giamaica per sperare di essere ripescate ed accedere alla fase ad eliminazione, dove, comunque, ci avrebbe aspettato la fortissima Francia. Ma, soprattutto, ci avevano detto che il calcio femminile è troppo diverso da quello maschile e che ci saremmo molto annoiati a vedere una partita tra donne, “perché il calcio femminile è inguardabile!”. Qualcuno aveva perfino provato a dirci che il calcio femminile di alto livello non è per le donne. In appena due settimane di Campionato Mondiale trasmesso, per la prima volta, interamente in diretta da Sky si sono sfatati i più gretti luoghi comuni e i peggiori giudizi avventati. Intendiamoci, quanto detto circa le possibilità dell’Italia non è stata una boutade figlia dell’ignoranza e del pressapochismo e qui, l’aver ricacciato in gola i giudizi avventati è stato tutto un merito delle nostre ragazze.

Image and video hosting by TinyPic

GEOGRAFIA CALCISTICA – Bisogna partire, infatti, da una considerazione importante e, cioè, che la geografia del calcio femminile, per certi aspetti è ben diversa da quella maschile, talvolta addirittura diametralmente. Basti pensare che la Nazionale più forte al mondo, la più temuta e premiata, è quella statunitense, Campione del Mondo in carica e vincitrice di ben 3 delle 8 edizioni del torneo, a cui ha, ovviamente, sempre partecipato, portando a casa anche un secondo e 3 terzi posti. E tra le altre Nazionali a livello mondiale che fanno da traino al movimento ponendosi qualche spanna sopra le altre vanno annoverate la Cina (un secondo posto mondiale), il Giappone (Campione del Mondo due edizioni fa e sconfitto in Finale nell’ultima), il Canada (un quarto posto) e l’Australia, compagini che le edizioni del Mondiale le hanno disputate praticamente tutte (Canada e Australia erano assenti alla prima). Insomma tutte realtà che nel calcio giocato dagli uomini appartengono ai cosiddetti outsider, se non anche meno. Il Brasile, il Re del calcio maschile, ad esempio, è sì una squadra competitiva che ha partecipato a tutti i Mondiali, ma non è riuscita ad andare oltre un secondo ed un terzo posto. E che dire dell’Argentina, che di edizioni del torneo ne ha viste solo due ed in entrambi i casi non ha incamerato un solo punto. A livello europeo le cose sono una via di mezzo: su tutti, anche lì, la Germania, Campione del mondo in due occasioni, peraltro consecutive, unica a riuscirci, a cui si vanno ad aggiungere un secondo ed un quarto posto, oltre che Campione d’Europa in ben 8 occasioni su 12 edizioni disputate; poi, però, tra le altre Nazionali più forti si devono annoverare Norvegia e Svezia, la prima due volte Campione d’Europa e una del Mondo, la seconda una volta campione europeo e un argento mondiale, non esattamente due delle nazioni più blasonate tra gli uomini. Oltre alla sempre ben rappresentata Inghilterra, negli ultimi anni stanno crescendo anche i movimenti di Olanda, Campione Europeo in carica, e Francia, quest’ultima soprattutto grazie alla spina dorsale fornita dal Lione, considerata, attualmente, la squadra più forte al Mondo.

Image and video hosting by TinyPic

E L’ITALIA? – E l’Italia come si pone in tutto questo? Il movimento italiano, al momento, è considerato un po’ indietro rispetto agli altri, anche per un campionato che solo negli ultimi anni sta cominciando ad acquisire una visibilità di rilievo, soprattutto dopo la discesa in campo delle grosse società che hanno cominciato a badare maggiormente (o a creare ex novo) al proprio settore femminile, investendo in modo corretto e puntando alla crescita della categoria. A livello europeo l’Italia vanta due secondi posti, un terzo e due quarti, ma tutto prima del 1997, ultima edizione in cui le azzurre sono apparse nel medagliere. E a livello mondiale non è molto diversa la cosa, visto che hanno partecipato a sole due edizioni, l’ultima delle quali nel 1999. Insomma è come se nel dopo-Morace, la più conosciuta e forte delle giocatrici italiane, negli anni 2000 l’Italia calcistica femminile fosse sparita in un dimenticatoio, fosse stata inghiottita in un gorgo da cui è riuscita ad uscire solo ora, vent’anni dopo. Peraltro proprio in corrispondenza di una delle più grosse crisi del movimento Nazionale maschile, cosa che ha permesso una maggiore visibilità all’evento. Del tutto comprensibile, quindi, il giudizio iniziale espresso sul girone mondiale delle azzurre, che le vedeva una spanna dietro ad australiane e brasiliane. Meno comprensibile apprendere che, addirittura, le australiane siano state costrette a firmare un contratto che impedisce loro di venire a giocare nel campionato italiano, considerato troppo poco competitivo…

Image and video hosting by TinyPic

UN RISULTATO STRAORDINARIO – Alla luce di tutto questo il risultato delle azzurre è da considerarsi straordinario: le australiane, sì quelle che non vengono da noi perché siamo scarsi, di punti sul campo ne hanno lasciati 3; la Giamaica, quella con cui dovevamo vedercela per il terzo posto, di gol ne ha presi 5, più di quanti ne abbia presi con le altre due; col Brasile abbiamo giocato alla pari, concedendo pochissimo e, anzi, costruendo anche qualche azione particolarmente pericolosa e l’abbiamo persa solo per un rigore del tutto inventato per uno spalla contro spalla in area che fallo non lo sarà mai… ma che serviva giusto giusto per il record di Marta, 17 gol ai Mondiali, miglior marcatrice di tutti i tempi, sia per le donne che per gli uomini (Klose 16) e che per l’occasione portava uno sgargiante rossetto. Il primo posto nel girone è un risultato incredibile, di una portata enorme, ma, soprattutto, meritatissimo, perché non è stato frutto del caso o di episodi ma di un Mondiale affrontato prendendolo per le corna, con la consapevolezza dei propri mezzi ed una concentrazione straordinaria, nonché una qualità di gioco tra le migliori espresse dal torneo finora. Un’immagine su tutte: verso la fine dell’incontro con l’Australia, sull’1-1, che sta innervosendo non poco le “divine australiane” contro la plebaglia azzurra, la Linari chiude con un tempismo perfetto la Kerr, la superstar, sulla linea di fondo, con un intervento pulito che genera un angolo e fa cadere a terra l’avversaria; questa si gira e comincia a sbracciarsi, chiedendo un qualcosa che suona più come fallo di lesa maestà a cui l’azzurra risponde semplicemente dando le spalle e ritornando, con uno sguardo concentratissimo, a riprendere posizione. Quella è, probabilmente, l’immagine delle azzurre a questo Mondiale: concentrate, dure, senza alcun timore reverenziale, ma consapevoli delle proprie possibilità anche contro mostri sacri del loro sport. Questo ha permesso addirittura la vittoria del girone, relegando le brasiliane al terzo e consegnandole nelle mani di quelle francesi che ci aspettavano (e con loro tanti altri) per aver creduto a dei giudizi avventati. E così il Mondiale femminile non è più stato “la rivincita di quelle che ci sono andate mentre i maschietti no” oppure quello “della capitana di colore e con la testa afro”, ma è diventato il Mondiale dell’Italia, punto, da seguire e tifare con entusiasmo.

Image and video hosting by TinyPic

SCIOCCHI LUOGHI COMUNI – Da seguire e tifare divertendosi, sfatando l’ultimo dei luoghi comuni da machismo offeso, ovvero che il calcio femminile sia noioso e inguardabile. E’ sicuramente un gioco diverso da quello maschile, è innegabile, come succede nel paragone tra uomini e donne in qualsiasi sport, ma mai meno bello, perché, se uno perde un po’ di tempo a guardare fino in fondo una partita e non pontifica al primo passaggio visto durante la pubblicità dell’ennesima replica di un film di Steven Seagal, si renderà conto che di tecnica, gioco, trame fitte e interessanti ce ne sono anche in una partita di calcio femminile, così come di conclusioni spettacolari e salvataggi miracolosi, al punto che a metà dell’incontro uno perde interesse se quelle che ha davanti siano uomini o donne e si gode la partita, esaltandosi e arrabbiandosi come capita in una partita maschile. Sì, arrabbiandosi, perché “tutto lo sport è paese” e se ci sono arbitri mediocri tra gli uomini ce ne saranno sicuramente anche tra le donne. Una è quella che ha arbitrato l’Italia. L’altra è quella che ha fatto ripetere il rigore alle padrone di casa francesi per un’inutile vittoria contro le nigeriane per un avanzamento del portiere di 3cm3. L’unica cosa su cui, forse, c’è ancora da lavorare un po’ è sulla sportività, soprattutto per alcune realtà: a parte il picchiarsi come fabbri e il lasciarsi a terra spesso senza neanche una scusa, ma vedere le statunitensi che sul 13-0 con la Thailandia esultavano con corse e balletti come se avessero segnato il gol decisivo della Finale è stato piuttosto fastidioso…

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *