Il Pagellone della Serie B 2018/19

La festa del Brescia calcio per la promozione in Serie A

10 CORINI – Quello dell’ex centrocampista di Chievo e Palermo è stato un mezzo capolavoro sportivo, perché tutto si sarebbe potuto dire ad inizio campionato meno che il Brescia fosse favorito per l’accesso diretto in Serie A, per di più da vincitore del campionato. Ha preso una squadra quasi allo sbando, che con Suazo non aveva né capo né coda e sembrava destinata ad un oscuro vivacchiare nella zona medio bassa della classifica, ci ha impiegato qualche settimana a capirla, assestarla e farla sua, poi, sfruttando quello che era il potenziale migliore delle rondinelle, ovvero un attacco stratosferico, ha cominciato una trionfale scalata alla testa della classifica che si è arrestata solo quando nessuno poteva più raggiungerla, conquistando la A diretta con netto anticipo. Da un certo momento in poi è parso solo un lento count down alla matematica conferma, e questa è una caratteristica delle dominatrici dei campionati. Non sempre i colpi di mano di Cellino portano confusione…

9 DONNARUMMA – Lo scorso anno era stato il vicecapocannoniere del campionato cadetto, dietro lo straordinario Caputo, con cui faceva coppia in uno degli attacchi più devastanti che la serie cadetta avesse mai conosciuto, in un Empoli promosso in carrozza. Per lui sembravano potersi aprire le porte della categoria superiore o, nel caso, di una delle squadre maggiormente ambiziose di questo torneo di B. Ecco perché vederlo con la maglia del Brescia, non esattamente una delle squadre accreditate alla promozione, è sembrato lì per lì un po’ strano. Per non dire uno spreco. Mai errore fu più grande, perché proprio quell’acquisto azzeccato è stato l’arma in più dei bresciani. Un autentico cecchino dall’inizio alla fine del campionato, confermando che quella dello scorso anno non era una semplice stagione di grazia, ma il ragazzo è forte davvero e sposta gli equilibri in campo. Titolo cannonieri praticamente mai in discussione. Ora per lui, davvero, la prova del 9 in serie A… nel vero senso della parola.

8 LIVERANI – La stagione della consacrazione di un bravo allenatore. Che lo fosse si era già intuito qualche stagione fa, quando, chiamato al capezzale di una Ternana che sembrava destinata alla retrocessione (alla sua terza esperienza con una squadra professionistica), aveva compiuto un mezzo miracolo salvando gli umbri quando la C sembrava solo questione di tempo. Poi in C lui c’è sceso davvero, sobbarcandosi la responsabilità di riportare in alto una società che da troppe stagioni languiva in terza categoria, tra ondate di “vorrei ma non posso”. La scommessa l’ha accettata e l’ha pure vinta, riportando, con una giornata d’anticipo, il Lecce in serie B. Ma non si è fermato: come alla guida di un diesel, si è concesso una partenza lenta per studiare la nuova realtà, non si è lasciato limitare dal fatto di essere alla guida, in fin dei conti, di una neopromossa e, con un finale di stagione in crescendo, ha compiuto una progressione che l’ha portato ogni più rosea aspettativa (quella di un play off da protagonista) fino alla promozione diretta, meritata, quando quel posto sembrava già prenotato da altre realtà (prima di interventi giudiziari…). Ora il ritorno in A dopo la non esaltante parentesi col Genoa, per dimostrare di essere maturato davvero tanto e non essere un tecnico da categorie inferiori.

7 VENTURATO – Foscarini a Cittadella è un’istituzione, allenatore per decenni, amato ed apprezzato. Ma, sicuramente, anche Venturato si sta ritagliando un bello spazio nel cuore dei tifosi granata, grazie a quello che sta facendo con la squadra veneta da ormai diverse stagioni. Al Cittadella, infatti, dal 2015, non solo ha riportato in B i veneti, che, al suo arrivo, erano appena retrocessi in Lega Pro, ma, fin dall’arrivo da “neopromossa”, ha attestato la squadra tra le protagoniste assolute della B. Basti pensare che in 3 stagioni di serie cadetta, nonostante mai i granata comparissero tra le squadre accreditate, ha sempre portato la squadra ai play off (quando, nelle stagioni precedenti, gli spareggi per la A erano stati raggiunti solo una volta nella storia della società), con un crescendo esponenziale: eliminazione al preliminare la prima stagione, eliminazione in semifinale nella seconda e poi il quasi capolavoro di questa. Qualificatosi, infatti, per il rotto della cuffia ai play off, prima da ottavo, poi promosso a settimo dopo il caso Palermo, ha disputato un post season quasi perfetto, battendo al preliminare lo Spezia al Picco, superando il Benevento in semifinale nonostante lo svantaggio di classifica ed aggiudicandosi l’andata della Finale derby col Verona, abbandonando i sogni promozione solo nella gara di ritorno. Insomma se il Cittadella da bella Cenerentola del campionato è diventata una solida realtà della B di cui tutti devono tenere considerazione è anche, e soprattutto, grazie a questo allenatore che prima dei veneti aveva sempre militato nelle serie inferiori. E se la crescita esponenziale dovesse continuare…

6 LE NEOPROMOSSE – Stagione decisamente sommessa, in generale, quella delle neopromosse, lontana anni luce da quelle, esaltanti, in cui, quasi in blocco, le squadre salite dalla C facevano da mattatrici del campionato, lottando (e a volte riuscendoci) fino alla fine per la promozione, o, comunque, per dei posti al sole. In questo campionato, infatti, a parte il Lecce, che, però, si sapeva già, era una neopromossa un po’ sui generis, un po’ come il Parma lo scorso anno, il cui blasone e la cui organizzazione tecnica e societaria la ponevano fin da subito tra le favorite, pronostico, peraltro, ampiamente rispettato, le altre squadre provenienti dalla terza serie non hanno lasciato un segno su questa stagione, o, se lo hanno fatto, è stato in modo profondamente negativo. In realtà il Cosenza ha fatto un piccolo capolavoro in corso di stagione, partito nel peggiore dei modi (perfino con il campo inagibile) e con un girone d’andata chiuso nelle parti più basse della classifica, con davvero pochi barlumi di reattività mostrati, e che, invece, nel girone di ritorno si è trovato addirittura a lottare per un posto nei play off, chiudendo la stagione in tranquillità con qualche giornata d’anticipo. A far crollare, però, il rendimento medio delle neopromosse ci hanno pensato le altre due squadre, ovvero il Livorno e il Padova. I toscani hanno impiegato un’infinità di tempo a vincere la prima partita stagionale, e questo ha fatto sì che per quasi tutta la stagione, vissuta nelle posizioni più basse della classifica, gli amaranto siano sembrati destinati ad un ritorno diretto in C, concentrando i pochissimi sussulti stagionali nell’ultimissimo periodo, quelli giusto utili a salvarsi per un punto. I veneti hanno fatto anche peggio, visto che la loro stagione di bassa classifica, vissuta senza sussulti importanti e, anzi, passata per buona parte dell’ultimo periodo a giocarsi l’ultimo posto con il Carpi, si è chiusa davvero con il ritorno immediato dalla serie da cui provenivano.

5 GLI ARBITRI – Sarà che il confronto con una massima serie dotata della tecnologia per ridurre al minimo gli errori (purtroppo non ad escluderli del tutto…) ha reso ancor più evidente la cosa, ma, ancora una volta, siamo qui a lamentarci di un livello generale della categoria arbitrale davvero mediocre, per non dire basso. Gli errori, tanti, troppi, in alcuni casi si sono rivelati anche decisivi ed hanno condizionato più di un risultato. Questo ha reso ancor più evidente la necessità di una tecnologia che, per fortuna, dal prossimo campionato arriverà, ma quel che, spesso, è risultato avvilente è che, probabilmente, tanti di questi errori si potevano evitare anche senza la tecnologia, a testimonianza di una mediocrità e di un approssimazione  (talvolta di un’arroganza) preoccupanti, soprattutto se si pensa che da questa generazione dovranno nascere gli arbitri di massima serie del futuro, se non anche degli internazionali. Ogni stagione siamo qui a ripeterlo sperando di non dover più lasciare un posto della seconda metà della classifica a questo argomento, ma, per ora, siamo sempre qui…

4 IL PALERMO AFFAIRE, LATO PALERMO – Brutta, bruttissima storia, quella che hanno dovuto subire i tifosi del Palermo, che, alla fine sono le uniche vittime di tutta questa situazione. Una situazione societaria disastrosa fin dagli albori della stagione, con Zamparini che decide di cedere la società; l’ingresso di quella che dovrebbe essere una nuova cordata che dovrebbe salvare la situazione e rilanciare il Palermo, con tanto di nomi altisonanti del passato a fare da garanti; una situazione di stand by lunghissima in cui, praticamente, nessuno fa nulla per il Palermo, tanto che, tra garanti spariti e dirigenti irrintracciabili, si scopre che la squadra rischia dei punti di penalizzazione per inadempienze, sanate solo sul filo di lana; la nuova società si rivela qualcosa di nebuloso, fra chi si dichiara solo un mediatore e chi scarica barili sempre più grossi; nel frattempo esplode il bubbone della frode perpetrata da 3 anni (durante i quali la società ha anche usufruito di un paracadute per la discesa dalla A), con documentazioni false che hanno consentito iscrizioni ai vari campionati, in realtà impossibili; la penalizzazione nel corrente campionato che significa, all’inizio, non solo esclusione dai play off, ma, addirittura, retrocessione in C; una sollevazione popolare, anche di vip, che porta la giustizia a ritornare sui propri passi, riducendo la penalizzazione e cancellando, almeno, la retrocessione; a fine stagione, ancora tra l’indignazione di essere stati privati di qualcosa, pochi giorni dopo la presentazione di Marino come nuovo allenatore, la notizia che la documentazione richiesta e le fidejussioni necessarie non sono state presentate ed ora i rosanero rischiano, di nuovo, seriamente, l’esclusione dalla B. Il capoluogo siciliano e i suoi tifosi non meritano davvero tutto questo…

3 I RICORSI CONTRO LO SPEZIA – Altra brutta storia stagionale è quella che ha coinvolto lo Spezia Calcio, sotto indagine per questioni poco chiare circa l’arrivo e il tesseramento di giovani atleti nigeriani, una storia che presto avrà i suoi responsabili che pagheranno per gli errori compiuti. Questo, però, non ha giustificato il comportamenti di alcune società, Livorno e Benevento su tutte, che, sconfitte in modo netto e inopinabile sul campo dagli aquilotti, hanno preso spunto da questa faccenda, ancora del tutto da chiarire, per presentare ricorso contro l’utilizzo di Okereke, giocatore proveniente da quella stessa scuola calcio, ma che ormai gioca nel nostro campionato, dietro autorizzazione della FIGC, da tre stagioni. Insomma hanno cercato di estrapolare da una faccenda nebulosa, un concetto ancor più nebuloso. Come risposta a questi ricorsi, la FIGC, invece di difendere il proprio operato nelle ultime stagioni, ha bloccato i 6 punti provenienti da quelle partite ed ha rimandato il giudizio alla Giustizia Sportiva, col rischio di creare lungaggini e intasamenti in una stagione certo non fortunata da quel punto di vista. Fortunatamente la decisione è arrivata presto e le società ricorrenti hanno dovuto accettare, come era giusto, il verdetto che ha dato il campo, ma a perderne sono stati sicuramente i concetti di sportività e rispetto reciproco.

2 I FATTI DI FOGGIA POST DERBY – I derby sono sempre partite particolari in cui il campanilismo si esprime ai più alti livelli e le tifoserie si aspettano i migliori risultati possibili. E’ altrettanto vero che una condizione di bassa classifica, acuita maggiormente proprio da una sconfitta in un suddetto derby, può innervosire un tifoso e portarlo un po’ oltre i limiti della buona creanza. Nulla di questo, però, può giustificare quanto si è visto a marzo a Foggia dopo la sconfitta per 1-0 nel sentitissimo derby col Lecce: petardi all’interno dell’azienda dei patron della società, uno nel giardino di casa di Busellato e, soprattutto, una bomba carta sotto la macchina di Iemmello, considerato fino a qualche mese prima “il Re di Foggia”, che l’ha mandata completamente in fiamme. Ogni commento è superfluo perché tutto questo col calcio ha ben poco a che fare.

1 IL PALERMO AFFAIRE, LATO ISTITUZIONI – Sì, perché in tutta questa storia sul Palermo non c’è solo la società rosanero ad avere delle responsabilità, ma anche gli organi istituzionali che hanno preso parte alla storia non sono esenti da colpe, contribuendo ad ingarbugliare in modo deprecabile una situazione già complicata di per sé. Intanto lo scoprire che il Palermo aveva barato sull’iscrizione per tre stagioni consecutive non ha fatto fare una bellissima figura a chi si doveva occupare di vigilare sulla trasparenza delle operazioni. Poi, scoppiato il bubbone, la decisione repentina di punire il Palermo con una penalizzazione in punti che ne impedisse la partecipazione alla lotta promozione era un’operazione da considerarsi corretta, ancor più la retrocessione vista la gravità dei fatti. I problemi, però, sono sorti dopo questa decisione: prima si è mostrato un pugno durissimo, scagliandolo all’ultimo posto, accompagnando, però, questa all’incomprensibile decisione di non far disputare i play out; poi si sono fatti enormi passi indietro, restituendo ai rosanero i punti necessari a non retrocedere, legittimando, così, in qualche modo, i comportamenti poco limpidi tenuti ed in più aggiungendo, a sorpresa, il ritorno alla disputa dei play out, costringendo a tornare sul campo, dopo settimane, squadre già convinte di essere salve. Rabbia, indignazione, proteste e, probabilmente, ricorsi, sono stati la minima conseguenza di tutto questo. Se poi si considera che il Palermo, comunque, potrebbe non riuscire ad iscriversi alla B, la frittata è fatta.

0 LA LEGA – Ovvero del Peccato Originale di questa stagione. Insomma dalla seconda parte in poi di questo pagellone si è capito che gli organi esterni al campo da calcio, la Lega su tutti, non ne sono usciti benissimo da questa stagione. Stagione che, proprio grazie a decisioni cervellotiche della Lega stessa, non è partita, fin da subito, sotto la migliore stella. Dopo stagioni, infatti, in cui si è concesso di partecipare a campionati anche a squadre quasi fallite prima di cominciare (in certi recenti casi, cercando di dare addirittura una mano a risolvere la situazione…), questa estate si è optato per la linea dura: fuori tutti quelli che non possono, e, soprattutto, niente ripescaggi. Questo ha generato una prima conseguenza, assurda ed opinabile, ovvero un campionato a 19 squadre, monco, con turni di riposo obbligatori per ogni squadra ed una classifica mai del tutto completa fino all’ultima giornata (col rischio, tra l’altro, di perdere la contemporaneità dei risultati, regalando agli avversari la possibilità di conoscere la posizione in classifica di un eventuale avversario che avesse dovuto riposare all’ultima giornata, caso scongiurato dal fatto che, fortunatamente, il Cosenza era già fuori da tutti i giochi). E, poi, ovviamente, una ridda di ricorsi da parte di tutte le squadre che ritenessero di dover avere un posto nella nuova B, ricorsi prima accettati, poi rifiutati, poi riaccetati in parte e poi di nuovo rifiutati. Così il campionato di B ha vissuto fino a Natale sotto la spada di Damocle del rischio di veder buttato tutto all’aria a campionato già in corso, arrivando alla possibilità di ritrovarsi improvvisamente a passare da 19 fino a 22 squadre. E con ripercussioni anche su quello di C, con partite su partite rimandate e poi recuperate di corsa a decisioni prese (con squadre come l’Entella che ne hanno dovuto recuperare più di 10) ribaltando scenari dipanatisi per mesi. Insomma una situazione caotica che ha mostrato un pressapochismo impressionante nel momento stesso in cui si voleva impostare una linea forte. Tutte le decisioni sulle questioni stagionali successive hanno dimostrato che quell’errore originale non era frutto del caso…

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