“Tutto cambia perché nulla cambi”, come riassumere una stagione di F1

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PREMESSA: è doveroso da parte mia avvertire i puristi e i conoscitori più profondi dell’argomento che questo articolo ha l’intenzione di affrontare l’ultima stagione di F1 con un tono del tutto sopra le righe. Quindi ascoltate il mio consiglio, non leggetelo, giusto per evitare una lista infinita di insulti (magari anche originali) a mio carico. Grazie per la comprensione!

Ecco ora mi sento più a mio agio con quello che sto per fare.
Sono appassionata di F1 fin da bambina, o meglio fino all’adolescenza ritenevo infinitamente necessario assistere a partenza e arrivo, meno seguire tutti i giri della gara. Povera stolta. Poi quando ho capito che forse sono proprio i giri in mezzo a essere interessanti mi si è aperto un mondo. Un mondo che ho visto evolvere, tanto (ricordo ancora quando per ridere dissi a mio padre “pensa se una scuderia facesse una monoposto che non ha bisogno di rifornimento come ci rimarrebbero di stucco le altre”). Un mondo che è cambiato moltissimo ma che con tanti cambiamenti ha finito per essere sempre meno avvincente.
Ho nel cuore le Rosse da sempre. Ho sofferto per i duelli di Schumacher, ho esultato per Kimi Raikkonen, ho imprecato contro i vari avversari ma anche contro qualche seconda (o prima) guida che non ritenevo all’altezza. Poi mi sono ritrovata quasi a vergognarmi per la scuderia per una monoposto che al confronto con quelle “che vincevano” sembrava il monopattino di mio figlio (che ritenevo comunque più affidabile).
Ho apprezzato (pur rodendo dentro) Hamilton per le sue vittorie e soprattutto per la sua voglia di continuare a vincere, un predatore mai sazio. Ancora di più Rosberg che ha saputo lottare fino a realizzare il suo sogno e poi ammettere che non aveva altro da chiedere alla sua carriera, uscendo di scena e lasciando gli altri a farsi il sangue amaro.
Mi sono ritrovata a fare il tifo per Bottas di tanto in tanto solo per veder movimentare un po’ la situazione.
Ho esultato quando Vettel è salito sul podio, qualunque gradino andava bene dopo stagioni imbarazzanti, e mi sono disperata quando ad un passo dalla vittoria la sua Ferrari lo abbandonava. Mi sono arrabbiata per gli errori che non ti aspetti da un pilota come lui, con la sua storia, con la sua carriera, con la sua bravura.
E ho avuto gli stessi sentimenti per Raikkonen.

Direte, ok ma non dovevi parlare dell’ultima stagione? Ci arrivo, ci arrivo. Il finale del 2018 aveva lasciato intravedere una possibilità che il campionato fosse non dico aperto, ma almeno non chiuso dopo le prime libere del primo Gp. Un saluto con lacrimuccia a Kimi e un benvenuto pieno di speranze a Leclerc, giovane di belle speranze. Se non il presente almeno il futuro.

Ecco che le monoposto si schierano, ci sono stati grandi cambiamenti, nel merito dei quali non entro, per la loro realizzazione. Le luci rosse si accendono e poi si spengono: è ufficialmente aperta la stagione 2019.
Tanti cambiamenti ma alla fine??? Bottas, Hamilton, Hamilton Bottas, Bottas, Hamilton, Hamilton Bottas. Quindi? Veramente sarà così fino alla fine?
No, o quasi. Perché se è vero che ci eravamo comunque abituati alla mina vagante Verstappen è anche vero che non ci aspettavamo le Rosse così spumeggianti nella seconda metà della stagione. Sì perché ammettetelo anche voi, a un certo punto la Ferrari sembrava aver preso in prestito le Mercedes.
I tifosi del Cavallino Rampante esultano, quelli delle Frecce d’Argento finalmente si risvegliano dal “torpore della vittoria” (sindrome che solo loro, i tifosi di Marquez e quelli della Juventus in campionato conoscono) e gli altri fanno da cornice in un mondiale che se non riaperto però almeno sembra rinvigorito. E poteva filare tutto così liscio. Suvvia neanche a pensarlo. Se in questi anni le lotte interne c’erano solo nelle altre scuderie, Mercedes compresa, ecco che anche la Ferrari ne viene a conoscenza. Belli i tempi in cui esistevano le gerarchie e si distingueva da subito la prima e la seconda guida, vero Binotto?
Leclerc e Vettel che fanno a sportellate, e non parlo solo del Gp del Brasile (non tocchiamo l’argomento per rispetto dei tifosi), dopo un’iniziale bandiera bianca del tedesco nei confronti del giovane “predestinato”, come sono soliti chiamarlo in molti, diciamo che non è proprio lo spettacolo a cui pensavamo di assistere. Come la penso io? Non lo saprete mai, ma sappiate che io sono una all’antica…
E così la Mercedes rimane una certezza, la Ferrari a tratti una sorpresa, le altre – Red Bull compresa – delle incognite, delle outsider sempre da tenere d’occhio perché possono sorprendere (vedi alla voce Verstappen terzo nella classifica Piloti). Hamilton il campione, Bottas lo scudiero e gli altri dietro. Insomma tutti gli anni vengono fatte modifiche al regolamento, modifiche alle monoposto, cambiamenti che sulla carta dovrebbero stravolgere il corso delle cose e poi??? “Tutto cambia perché nulla cambi” si leggeva tra le pagine de Il Gattopardo, e non esiste citazione che calzi di più a pennello.

E allora, che fare il prossimo anno? Potrei tornare bambina ma invece che guardare partenza e arrivo di ogni singolo Gp limitarmi al primo e all’ultimo della stagione, giusto per sfizio. Sperare che Hamilton per stupirci decida di presentarsi sulla prossima griglia di partenza con una ruota in meno, giusto per dimostrarci che è davvero un fenomeno come sembra 😉 o che la Mercedes affidi la realizzazione del motore ad una ditta produttrice di auto elettriche per bambini, così per provare l’ebbrezza di rincorrere gli avversari.
Sperare che la Ferrari non continui sulla strada del “chiudiamo bene la stagione passata per iniziare male quella futura” o che dalla Red Bull in giù (guardando la classifica non per importanza, non mi permetterei mai) trovassero la quadratura del cerchio – non del cerchione per carità – e rimpiazzassero Frecce d’Argento e Cavallino Rampante nelle parti altissime della classifica.
Sperare che i due piloti di una stessa scuderia, qualunque essa sia, lottassero per la squadra e per loro stessi ma evitando gesti di cui potrebbero pentirsi amaramente.
Sperare che il regolamento venga sempre seguito e non interpretato diversamente a seconda delle occasioni.
Sperare che i Gp tornino ad essere quelle cose avvincenti, che ti tengono incollato alla tv, con sorpassi da tenere nei meandri della memoria a vita.

Insomma sperare che se proprio tutto dovesse cambiare ancora, almeno che cambi davvero, restituendoci nel futuro il bello che questo sport aveva nel passato!

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