Il volo delle Aquile dall’Inferno al Paradiso. Prima Puntata – Il buio e il ritorno alla luce

Da qualche giorno si è definitivamente chiuso il tribolatissimo campionato di Serie B. Tribolato come, del resto, qualsiasi torneo disputato in questo anno maledetto. A differenza di altre Leghe anche la B, come la A, ha deciso di aspettare tempi migliori ed ha sancito i suoi verdetti alla fine di una stagione disputata fino al suo ultimo atto, seppur al termine di una lunga cavalcata dai tempi serratissimi e, ovviamente, lontano dal calore del pubblico che, purtroppo, era una delle colonne portanti della Serie B nostrana. Comunque, seppur tra mille difficoltà (ritmi forsennati, infortuni, caldo torrido, nuovi regolamenti, l’ultimo verdetto espresso quasi a fine agosto, ecc), la serie cadetta è giunta al suo termine consegnando le sue perle, due alla fine del torneo regolare, Benevento e Crotone promosse direttamente, una al termine dell’appendice rappresentata dai play off, che ha donato alla Serie A un altro nome da aggiungere alla lista delle squadre che hanno preso parte almeno una volta ad un torneo di massima serie. Infatti, da qualche settimana, l’ultima iscritta alla prossima stagione della Serie A è un’esordiente assoluta, che partecipa per la prima volta al massimo torneo dopo 114 anni di storia, lo Spezia. Una città in festa, una tifoseria impazzita, per il coronamento di un sogno che giunge alla fine di un lungo percorso cominciato, diversi anni fa, dal punto più basso, dalle porte dell’inferno calcistico.

LA FINE DI UN SOGNO, L’INIZIO DI UN INCUBO – E’ il 2008. Lo Spezia è reduce da un trionfale ritorno in Serie B dopo un attesa di più di 60 anni avvenuto a fine della stagione 2005/06. Una prima stagione giocata in modo soddisfacente, in uno dei campionati di B più seguiti della storia, quello con la Juve ai nastri di partenza (squadra bianconera a cui gli stessi aquilotti concederanno pochissimo, costringendola ad un sudato pareggio al Picco e addirittura sconfiggendola al Delle Alpi), chiusa con la salvezza ottenuta attraverso i play out. Da dimenticare, invece, la seconda: un campionato tribolato, diviso tra i risultati del campo, deludenti, che relegano la squadra fin da subito nelle zone più basse della classifica, e quelli fuori, con i problemi economici di una società che prima si fa desiderare, ritardando pagamenti e doveri amministrativi, poi sparisce del tutto, lasciando la squadra e la città in mano al suo triste destino. Un destino già segnato: sul campo la squadra ottiene la retrocessione diretta in C; fuori, nonostante l’impegno di un’intera città che si mobilita per raccogliere fondi per saldare i debiti (con una straordinaria raccolta di fondi popolare attraverso il comitato “Lo Spezia siamo Noi” vengono pagati gli stipendi e saldati i primi debiti, che impediscono punti di penalizzazione) non si riesce a raggiungere le cifre necessarie a salvare il salvabile, anche per il completo disinteresse dell’impreditoria locale, così che non si può arrivare che ad solo risultato, ovvero il fallimento con la conseguente radiazione. Lo Spezia sparisce dai quadri del calcio che conta e dovrà ripartire dal fondo, dalle serie dilettantistiche. Per di più, almeno all’inizio, senza una società alle spalle.

Il gol vittoria di Padoin “con una gamba sola” al Delle Alpi che vale i play out

 

L’INIZIO DELL’ERA VOLPI – Il 4 agosto 2008 inizia un nuovo capitolo della storia dello Spezia Calcio, nel frattempo diventato Associazione Sportiva Dilettantistica Spezia Calcio 2008, visto che la società viene rilevata dal gruppo capitanato da Gabriele Volpi, petroliere con un’attività che si divide fra l’Italia e la Nigeria, già noto nel mondo dello sport come patron della Pro Recco, una delle più grandi squadre della storia della Pallanuoto, sia a livello nazionale che internazionale. I proclami del nuovo proprietario sono altisonanti, si parla di ritorno in B nel giro di pochi anni e gli investimenti non solo sportivi (campagna acquisti corposa adatta alla categoria, ristrutturazione del settore giovanile), ma anche strutturali (riqualificazione degli impianti, costruzione ex novo di una “cittadella sportiva” al Campo Ferdeghini che diverrà non solo il punto di riferimento del settore giovanile aquilotto, un settore in crescita che torna a competere nei tornei di categoria ad alti livelli, ma anche uno dei centri di riferimento del calcio giovanile, divenendo uno dei principali impianti del Torneo di Viareggio) cominciano a solleticare i sogni dei tifosi aquilotti e a riportare un po’ di entusiasmo in città.

L’INIZIO DELLA SCALATA – E, così, la scalata ha inizio: nella stagione 2008/09 la Spezia arriva 2° nel proprio girone di Serie D, ma a fine stagione, nonostante l’eliminazione dal play off promozione, viene ripescato in Lega Pro Seconda Divisione, a cui si iscrive con la nuova denominazione di Spezia Calcio; nella stagione 2009/10 arriva secondo nel Girone A del campionato di Lega Pro Seconda Divisione ed ottiene la promozione con la vittoria nella Finale dei play off; nella stagione 2010/11 arriva 6° nella prima stagione del ritorno in Lega Pro Prima Divisione. Ma è nella stagione successiva che viene completato un autentico capolavoro e si pongono le vere basi della rincorsa alla Serie A: in una stagione stranamente tribolata (risultati deludenti nelle fasi topiche, gioco scadente, faide interne) con la squadra affidata al mai troppo amato Michele Serena, lo Spezia conquista tutto il conquistabile. Ad un passo dal gettare tutto alle ortiche (a poche giornate dalla fine il duello con il Trapani pare nettamente a favore dei siciliani e la finale d’andata della Coppa Italia Lega Pro si è chiusa con l’odiato Pisa che ha espugnato il Picco per 1-0) con i tifosi sul piede di guerra contro allenatore, squadra e società, la storia cambia improvvisamente e nel giro di poche settimane la Spezia conquista il Campionato, ottenendo la promozione diretta, vince la Coppa Italia (ribaltando il risultato dell’andata con un 2-1 all’Arena Garibaldi) e vince la Supercoppa Lega Pro, sconfiggendo la Ternana, la vincente del Girone B a completare uno straordinario “Triplete” che entra di diritto nella storia del calcio di categoria. La prima parte della scalata è conclusa: lo Spezia è tornato almeno laggiù da dove era partito, in Serie B.

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