Il volo delle Aquile dall’Inferno al Paradiso. Seconda puntata – Lo Spezia dei croati e i primi play off

Prosegue il racconto della storia della risalita dello Spezia Calcio dall’inferno della Serie D al paradiso della A. Lo Spezia è appena risorto dal fallimento ed ha raggiunto almeno il traguardo di tronare in Serie B.

ERRORE DA PRINCPIANTI – Siamo all’inizio della stagione 2012/13. Lo Spezia torna, quindi, in Serie B e decide di farlo in pompa magna, allestendo una squadra competitiva che possa raggiungere l’obiettivo nel più breve tempo possibile, imitando illustri predecessori che in quegli anni si stanno specializzando nel doppio salto. Volpi si mostra fin da subito estremamente munifico ed allarga i cordoni del portafoglio per una campagna acquisti faraonica, con un mix di giocatori d’esperienza della categoria (e oltre), come Antenucci, Sansovini, Goian, e giovani di buone speranze, come Okaka, Mario Rui, Di Gennaro, il tutto affidato al “vecchio manico”, Michele Serena, colui cha ha portato la squadra in B. Vengono, però, compiuti una serie di errori madornali, da principianti della categoria: innanzi tutto la rosa che ha portato la squadra in B viene smantellata dal primo all’ultimo uomo (si salveranno in 2), neppure il Capitano, Bianchi, viene risparmiato, allestendo una compagine sì forte sulla carta, ma senza un’ossatura su cui poggiare, una banda di giocatori che non hanno mai giocato insieme, né tantomeno agli ordini di Serena, e la cosa si vedrà tutta; Volpi si mostra fin da subito lontano dalla squadra, è sì munifico e ambizioso, ma gli impegni di lavoro lo tengono lontano dalla città (oltre a masticare poco calcio, in generale), per cui deve delegare, affidandosi a staff esterni e anche in questo si mostra “ingenuo” fidandosi di persone spesso sbagliate, poco preparate, poco attente ad una corretta progettazione e del tutto slegate da tifoseria e territorio, cosa che inizia fin da subito a creare uno strappo tra tifo e società che si andrà acuendo negli anni; i rapporti col tecnico Serena non sono fin da subito idilliaci, sembra che la conferma sia giunta più per riconoscenza che per reale fiducia ed anche questo si percepisce fin dall’inizio, in un tira  e molla che non fa altro che creare incertezza e confusione, che poi si respireranno anche sul campo. Chi si fa “ingannare” è la stampa: la campagna acquisti pomposa crea un’aspettativa enorme attorno allo Spezia, al punto che gli aquilotti sono inseriti fin da subito tra i favoriti. Alcune testate si lanciano addirittura a cercare chi “salirà in A assieme ai bianconeri”. E, invece, la puzza di bruciato che si sente non è un semplice fiammifero, ma, ben presto, diviene un incendio che non fa altro che autoalimentarsi: la squadra gioca male e il malcontento nel pubblico cresce sempre più; i risultati faticano ad arrivare e la classifica latita; i grandi campioni non ingranano, a parte pochi, su tutti un Sansovini che pare essere l’unico a portare avanti la nave, ma è troppo solo; Serena dà sempre più segni di nervosismo e la tifoseria non è più con lui. Altro che fuga verso la A: c’è da pensare a salvare la baracca! Così alla pausa invernale arriva la rivoluzione: via Serena, via il direttore Sportivo e mano al portafoglio per nuovi acquisti. Sbagliati. Invece di individuare le reali esigenze della squadra si acquistano nuove “figurine” in zone del campo già coperte, come il portiere, con l’arrivo di Guarna che sarà solo uno dei molteplici problemi. Ancor peggio la scelta del “manico” con l’arrivo di un Atzori che resta in sella poco più di un mese e viene ricordato solo per il disastroso 0-6 rimediato al Picco contro il Novara. A fine febbraio la preoccupazione è alta, per cui si decide di chiamare un esperto della categoria: arriva Cagni e il timone cambia direzione, cominciando ad andare, seppur tra mille problemi, almeno dalla parte giusta. Lo Spezia si salva ad una giornata dal termine, ma è chiaro che qualcosa deve cambiare, soprattutto nella mentalità.

IL PRIMO PLAY OFF – La batosta della stagione precedente è servita, ma fino ad un certo punto: l’inizio della stagione 2013/14 saluta un organico societario tutto nuovo (con ruoli creati ad hoc per persone che in città si vedranno poco…) ed anche la rosa ha la sua rivoluzione. Decine e decine di giocatori nuovi arrivano sul Golfo, molti stranieri, di cui diversi provenienti dal campionato croato, anche grazie al fatto che esiste un canale preferenziale a causa degli affari del Patron Volpi, proprietario anche del Rijeka. Anche la scelta del tecnico si rivela poco lungimirante: dopo un lungo tira e molla in cui sembrerebbe logico affidarsi all’esperienza di Cagni con cui continuare il rapporto di lavoro fin da inizio stagione (cosa molto gradita alla piazza) alla fine si decide di puntare sulla novità e per far questo si sceglie Stroppa, l’ex giocatore del Milan, da poco allenatore in prima, con un’esperienza, da dimenticare, da subentrato in A e nessuna in B. E la cosa si vede: il tecnico, colui che porterà in quest’ultima stagione giocata il Crotone in A con lo Spezia, al tempo è ancora un po’ timido ed inesperto e lavorare nel carrozzone rappresentato dallo Spezia Calcio non è facile. Almeno stavolta non si parte con i favori del pronostico e col suonar di trombe, ma si va un po’ più cauti, seppur con una ragionevole ambizione. Che, all’inizio, pare essere disattesa, con risultati a singhiozzo, che, a dicembre, portano all’allontanamento di Stroppa. Al suo posto Mangia, che fa valere la sua maggiore esperienza, tra Nazionale U21 e Serie A, e, seppur nel caos di una nuova rivoluzione nella rosa a gennaio, aggiusta la carreggiata portando la squadra alla prima storica qualificazione per i play off, ottenuta all’ultima giornata, nell’ultimo posto disponibile, l’8°. Questo significa trasferta in casa della 5^ nel preliminare a partita secca. Che non va molto bene: 1-0 per i padroni di casa a Modena e fine della storia. Ma almeno si è creato entusiasmo attorno alla squadra. Entusiasmo acuito anche dalla Coppa Italia, in cui gli aquilotti approdano addirittura agli ottavi dove vanno a sfidare il Milan a San Siro: in campo non c’è storia con un 3-1 finale che promuove i rossoneri, ma i tifosi danno spettacolo “invadendo” il Meazza che diventa un “secondo Picco” per una sera e con un’esultanza da Champions per il gol della bandiera che contagia persino i telecronisti Rai. Anche se sul campo vincono i rossoneri, la partita la vincono i tifosi aquilotti a mani basse.

I 7000 di San Siro

LO SPEZIA DEI CROATI – Stagione 2014/15, nuovo campionato, nuova girandola di volti. Facce nuove in società (ma stavolta niente rivoluzione), facce nuove in rosa, dove si forma una piccola colonia croata, con ben 5 giocatori in organico (qualcuno lo ritroveremo a giocare in Champions negli anni a venire, tra gli altri da segnalare il portiere Chichizola, attualmente in Liga e un giovane Gagliardini) e, soprattutto, faccia nuova in panchina, dove, ancora una volta, non si sceglie la continuità, dando il benservito a Mangia, nonostante il buon risultato della stagione precedente. Al suo posto un altro croato, Bjelica. Stavolta, però, il cambio non si rivela un azzardo: il condottiero croato si mostra tecnico sanguigno e con quella dose di rabbia sportiva che lo rende fin da subito un beniamino della curva; è uno che non ha peli sulla lingua, che non si fa problemi a manifestare il suo dissenso dentro e fuori dal campo e questo lo rende un po’ inviso alla classe arbitrale, ma un vero idolo per i tifosi. E, poi, il suo Spezia gioca davvero bene: l’entusiasmo che porta al Picco non si vedeva da stagioni e Catellani, in anno di grazia, veleggia alto in classifica cannonieri (che chiuderà al secondo posto con 19 reti). Si comincia a pensare in grande e il risultato finale sembra confermare la cosa: 5° posto in stagione regolare con preliminare play off in partita unica da giocare in casa. Purtroppo, seppur spettacolare, lo Spezia di Bjelica soffre il problema atavico che gli aquilotti si porteranno dietro per diverse stagioni, ovvero quello di fallire le occasioni importanti per strani black out. E, stavolta, il black out porta a perdere ai supplementari, per 2-1, una partita casalinga in cui bastava il pareggio. Ancora una delusione finale, ma il futuro sembra davvero roseo.

UN PASSO AVANTI NELLA STORIA – L’entusiasmo attorno alla squadra per la stagione precedente, soprattutto per il bel gioco visto, portano ad una “novità”: per la prima volta lo Spezia conferma il proprio allenatore. Così ai nastri di partenza si presenta ancora Bjelica e le aspettative sono altissime. La squadra non viene rivoluzionata, ma si cerca di rinforzarla con conferme importanti, come quelle di Catellani e Nenè, giunto a gennaio dell’anno prima, ed innesti d’esperienza, come quello di Terzi in difesa e Calaiò in attacco, mentre continua la piccola invasione di giocatori croati, che toccano quota 7 in rosa. In realtà questa “maturazione” organizzativa non pare tradursi in una reale tranquillità societaria: in corso di stagione sulle poltrone dello Spezia Calcio si alternano 2 Presidenti, 2 Amministratori Delegati ed addirittura 4 Vicepresidenti, oltre ai “nuovi” giunti ad inizio campionato. Tutta questa confusione non giova alla squadra e al mister che continua la sua “battaglia verbale” con un campionato italiano che comincia a dar qualche segno di prevenzione nei suoi confronti, del tutto privo di un appoggio societario alle spalle, con una dirigenza piuttosto assente, che si traduce in una mancanza di tutela della società sotto ogni aspetto: designazioni discutibili, errori arbitrali pesanti e gli unici a farsi sentire sono tifosi e tecnico, che va avanti a squalifiche. Questa mancanza di serenità, alla fine, dà i suoi frutti peggiori: la squadra zoppica, il bel gioco è un lontano ricordo, la squadra sembra fin troppo dipendente dalla colonia croata, che, però, non rende come la stagione precedente e, anzi, ad un certo punto pare quasi un limite. Alla fine la soluzione è scontata: a novembre allontanamento, a malincuore, di Bjelica, che, comunque, resta nel cuore dei tifosi. Al suo posto uno dei massimi esperti della categoria, ovvero Mimmo di Carlo che, da par suo, capisce subito i problemi della squadra e sa porre i rimedi necessari. Così la squadra riprende a macinare risultati, anche senza un gioco eccelso ed alla fine le soddisfazioni arrivano: 7° posto finale e terza partecipazione consecutiva ai play off, dove, però, i liguri si sono sempre fermati al turno preliminare. Ma, stavolta, le cose vanno in modo diverso: impegnata nel preliminare in trasferta contro la 6^ in classifica, il Cesena, lo Spezia espugna il Manuzzi per 2-1 e accede, per la prima volta, alla semifinale, dove incontrerà il Trapani, squadra con cui ha una forte rivalità, guidata da Cosmi, allenatore con cui ha pessimi trascorsi. La combinazione delle cose si fa valere: vittoria del Trapani sia al Picco per 1-0 (in una partita fortemente condizionata, però, da alcuni clamorosi errori arbitrali che ne condizionano pesantemente il risultato) che in casa per 2-0. La corsa dello Spezia si ferma, ma un gran passo avanti è stato fatto. Passo avanti che viene compiuto anche, storicamente, in Coppa Italia, dove gli aquilotti arrivano fino ai quarti dopo aver eliminato agli ottavi la Roma ai rigori all’Olimpico: la partita secca da giocare al Picco contro una squadra di C, il miracoloso Alessandria, sembra il viatico scritto per la semifinale da giocarsi contro il Milan. Ma, si è già detto, lo Spezia sembra avere nel DNA una predisposizione per gettare alle ortiche le occasioni della vita e, infatti, dopo essere stata per 83′ con un piede a San Siro, nel giro di 8′ subisce il sorpasso e regala la semifinale ad un’altra rivale storica. Lo Spezia è diventato, comunque, ormai, una squadra da piani alti della serie cadetta.

Le Aquile espugnano l’Olimpico

 

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