Il volo delle Aquile dall’Inferno al Paradiso. Terza puntata – Gli errori, il Diablo, il Gila, la pausa e il rilancio

Lo Spezia è diventato una solida realtà della Serie B: campionati di alta classifica, risultati soddisfacenti e 3 partecipazioni consecutive ai play off nelle sue prime 4 stagioni in serie cadetta. Nonostante questo una parte della tifoseria comincia a storcere il naso: sentire il profumo della torta e non poterla mai addentare comincia a creare qualche malumore.

QUALCHE SCRICCHIOLIO – Lo Spezia parte ancora in alto nella griglia di partenza del campionato di B 2016/17, ma qualcosa sembra non girare per il verso giusto nella comunicazione tra tifoseria e società. Ancora una volta si parla di grandi obiettivi, di un progetto, ma due sono le cose che non convincono i tifosi: la sensazione di fragilità nei momenti topici dimostrata nelle stagioni precedenti, con sì il raggiungimento dei play off, ma anche con un costante fallimento dell’obiettivo; una campagna acquisti strana, sviluppata in modo poco convincente, con lo “Iemmello Affaire” gestito in modo pessimo (il giocatore di ritorno dai vari prestiti, dopo un anno da protagonista a Foggia, dovrebbe essere la punta di diamante dell’attacco aquilotto, atteso da esperti e tifosi, osannato come il nuovo La Padula, ma fin da subito si dimostra lontano da squadra e società, più interessato ad ascoltare le sirene provenienti dalla massima serie che passare un anno di maturazione definitiva in B), con il giocatore che viene accontentato (cessione al Sassuolo) a pochi giorni dalla fine del mercato, senza aver provveduto a procurarsi una valida alternativa. L’ingaggio di Granoche all’ultimo giorno disponibile, facendogli firmare il contratto in autogrill, sembra la classica pezza dell’ultimo momento. E, infatti, seppure il rendimento del Diablo sarà molto alto e diverrà un idolo dei tifosi, la grossa lacuna in attacco, la mancanza di un bomber da doppia cifra, rapace d’area, si sentirà per tutto il campionato. Campionato, che, comunque, nonostante tutto, si rivela ancora soddisfacente: Mimmo Di Carlo, confermato dalla stagione precedente, offre un buon gioco: sfoltisce la rosa dalla banda croata (ne resterà solo uno, Datkovic), valorizza giovani spezzini come Vignali e Maggiore, fa rendere al meglio l’esperienza di gente come Nenè, Sciaudone, Errasti, Pulzetti, Granoche, fa crescere prospetti interessanti come Migliore e Chichizola, scopre validi esordienti, come Mastinu, arrivato direttamente dalla Serie D. Ancora una volta la stagione si chiude con la qualificazione ai play off (quarta consecutiva), da ottava, e il preliminare da giocarsi in casa della quinta, il Benevento: l’uno due in 3′ tra il 21′ e il 24′ è una botta da cui la squadra non si riprende e a nulla vale il gol di Nenè a 20′ dalla fine, ancora una volta la stagione dello Spezia si ferma qui. Nuovamente soddisfacente il cammino in Coppa Italia: eliminata l’Udinese al terzo turno, con un 3-2 alla Dacia Arena, e poi il Palermo ai rigori al quarto turno giocato al Barbera, la corsa degli aquilotti si ferma solo agli Ottavi, al San Paolo, con un netto 3-1 dei partenopei. I tempi felici, però, sembrano essere finiti.

LA PAUSA DI RIFLESSIONE – Che qualcosa non andasse si era già intuito la stagione precedente e l’inizio della stagione 2017/18 non fa che confermarlo: la società chiude i cordoni della borsa, parla apertamente di riduzione del budget a disposizione per la campagna acquisti e, stavolta, memore delle esperienze delle stagioni precedenti, per non creare false aspettative nella tifoseria, per la prima volta non fa proclami, ma parla solamente di salvezza come primo obiettivo da conquistare. Se arriverà qualcos’altro tanto meglio. I tifosi ne escono amareggiati, ma, almeno, apprezzano, per una volta, la sincerità della società. In questo modo, però, cominciano a ravvivarsi due focolai: da una parte quello dei tifosi avversi alla società, vista come un’entità esterna al territorio che, in realtà, pochi interessi ha alla reale crescita della squadra (con conseguenze che sfoceranno negli anni a venire…), dall’altra quello del a ne che véno andae un’entità tutta particolare, molto spezzina, di cui si parlerà meglio nella prossima puntata. Il nuovo trend societario si vede già nella scelta dell’allenatore: chiusa l’esperienza Di Carlo, si propende per la soluzione “interna”, richiamando a casa Fabio Gallo, ex giocatore, allenatore da qualche anno, che due stagioni prima ha portato la Primavera aquilotta al punto più alto della sua storia, con l’approdo alle Final Eight Scudetto, reduce da una stagione alla guida del Como. La campagna acquisti estiva porta pochi elementi di rilievo sulla carta, a parte l’esperto Marilungo, il giovane in ascesa Pessina e la meteora Di Gennaro (portiere di cui si dice un gran bene, ma che si perderà tra infortuni, poca sicurezza e qualche chiacchiera extracalcistica). A giochi fatti, la stagione si rivela meglio di quanto ci si potesse aspettare: la squadra effettivamente non brilla per gioco e risultati, ma si ritrova, per un certo periodo, addirittura a lottare per i play off; il DS Andrissi pesca tre perle nel mercato autunnale, ovvero l’ex campione del Mondo Gilardino che, seppur minato nel fisico da frequenti infortuni che ne limitano la presenza in campo, fa sentire il suo peso nell’attacco aquilotto e segna 6 reti tutte decisive (straordinario il gol al volo di Cittadella, che diviene da subito uno dei migliori della sua carriera), Augello, difensore pescato in D, che mostrerà fin da subito il suo valore per sbocciare nella stagione successiva prima di volare in A con la Samp, e, soprattutto, Mora, in arrivo dalla Spal che, dopo una mezza stagione semi disastrosa, presto diventerà l’anima in campo della “spezzinità” che porterà fino alla promozione; Gallo punta sui suoi “giovani” quelli che ha guidato anche nella Primavera, come Maggiore e Okereke, valorizzandoli e preparandoli a grandi salti. Alla fine salvezza doveva essere e salvezza è, addirittura con diverse giornate d’anticipo e senza mai aver davvero rischiato qualcosa, anzi, il decimo posto finale testimonia che, con un po’ più di convinzione, si sarebbe potuto ottenere qualcosa di meglio. Lo Spezia, per la prima volta dopo 4 partecipazioni consecutive, resta fermo nel postseason. Ma è solo una “pausa di riflessione” che lancia la volata finale.

SI RIPARTE, COME NULLA FOSSE SUCCESSO – La società all’inizio della stagione 2018/19 sconfessa subito i più pessimisti, quelli che sospettavano che la stagione precedente fosse il segnale di un disimpegno della proprietà destinato a portare verso un nero futuro: come direttore sportivo torna Angelozzi, un dirigente con un’esperienza sconfinata, che parla subito di progetto triennale per la A, mentre alla guida della squadra viene chiamato Pasquale Marino, un tecnico da serie superiori, ambizioso, che non può essere certamente visto come il semplice traghettatore in stagioni di tranquillità. Anche l’allestimento della rosa testimonia lecite ambizioni: arrivano giocatori esperti della categoria come Bartolomei, Crimi, Bidaoui e Galabinov ma anche giovani interessanti come Capradossi, Matteo Ricci, Gyasi, Erlic, Pierini e Gudjohnsen; vengono confermate le scommesse della stagione precedente, come Augello e Mora, nonostante l’inesperienza del primo e il pessimo approccio alla squadra del secondo nei pochi mesi passati in bianconero e, infine, si decide di puntare definitivamente su Okereke, un altro dei frutti del vivaio aquilotto, seppur definito ancora grezzo e immaturo. Tutto sembra girare per il verso giusto: la squadra esprime un gioco molto bello, nuovamente dopo tanti anni e questo esalta i tifosi che, seppur non più numerosi come un tempo, tornano ad apprezzare il vedere le Aquile al Picco; le scommesse vengono vinte a mani basse, visto che Augello si conferma ottimo giocatore (tanto da attirare, come detto, gli interessi delle serie superiori) che imperversa sulla fascia sinistra proprio in coppia con un Mora che forse gioca una delle migliori stagioni della sua carriera (il gol in rovesciata lo conferma) divenendo idolo e trascinatore della Curva; i giovani girano alla grande ed annunciano un roseo futuro, con Capradossi inamovibile perno della difesa, Ricci alla stagione della definitiva maturazione e Okereke in anno di grazia, tanto che per lui suoneranno anche le sirene del calcio internazionale. Unico neo, divenuto ormai un tarlo di queste stagioni, la mancanza di un vero terminale offensivo d’esperienza e da doppia cifra: Okereke è giovane ed ancora un po’ acerbo e, soprattutto, Galabinov, quello su cui si è puntato praticamente tutto, oltre a non essere un bomber da valanghe di gol in stagione, perde gran parte della stessa per ripetuti infortuni. Per tutta questa serie di motivi la stagione fila via bene con tanti alti, ma anche diversi bassi, soprattutto (come da tradizione) nei momenti topici. Così arriva “solo” il 6° posto (sarebbe 7°, ma il fallimento del Palermo libera un posto) con la qualificazione al preliminare play off (quinta partecipazione in 7 stagioni) da giocarsi in casa contro il Cittadella (originariamente sarebbe stata trasferta a Verona). Ma, anche stavolta lo Spezia getta al vento la sua occasione, battuto in casa dai veneti per 2-1 grazie alla doppietta di quel Moncini che da anni è uno degli obiettivi estivi degli aquilotti. Soddisfazione, ma anche un po’ di esasperazione: con questi sentimenti contrastanti la città si presenta alla sua stagione decisiva, che sarà tutto tranne che una passeggiata.

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