Il volo delle Aquile dall’Inferno al Paradiso. Quarta puntata – L’ultima stagione, da orribile a fantastica

Lo Spezia è ormai divenuto una concreta realtà della Serie B, sempre attestata nelle zone medio alte della classifica, con 5 partecipazioni ai play off nelle 7 stagioni trascorse dal suo ritorno in categoria. Ora sta per cominciare l’ultima stagione, quella più incredibile, più strana e più sfaccettata, che la consegnerà alla storia.

SORPRESA INIZIALE E PARTENZA A RAZZO – I piani della società sembrano immutati: il programma triennale sembra resistere e Angelozzi si muove per allestire ancora una volta una rosa competitiva per la categoria e che rappresenti una base per spiccare il volo se non in questa almeno nella prossima stagione. Si parte, però, subito con una grossa sorpresa: Marino, il condottiero che ha riportato gioco ed entusiasmo al Picco, decide di non proseguire con le Aquile. Si parla di divergenze tecniche, altri ipotizzano il forte richiamo da parte del Palermo, squadra per cui effettivamente firmerà (prima che questa fallisca ripartendo dalla D, determinando la rescissione contrattuale), ma quale sia la reale motivazione, il risultato è che lo Spezia deve cercare un nuovo allenatore. Il prescelto è Italiano, tecnico emergente, ex giocatore, che la stagione precedente ha fatto vedere grandi cose con il Trapani, riportato in Serie B, con gioco e spettacolo. Il mercato giustifica le ambizioni: in porta arriva un giocatore esperto bisognoso di rilancio come Scuffet; in difesa viene riacquistato Capradossi, che era tornato a Roma a fine prestito, ed arrivano prospetti di qualità come Marchizza e Salva Ferrer, oltre a Ramos, un uomo di fiducia di Italiano proveniente dal Trapani; a centrocampo si riunisce la famiglia Ricci, visto che al confermato Matteo si aggrega, in prestito, Federico; in attacco arriva l’esperienza di Antonino Ragusa. Questi, sommati alle conferme di Mora, Bartolomei, Terzi, Maggiore, Bidaoui e Galabinov, costituiscono l’ossatura di una squadra che sembra destinata a far bene. E l’inizio sembra confermare questa impressione visto che alla prima giornata lo Spezia espugna il Tombolato, campo tradizionalmente ostico, con un secco 3-0. I timori per un attacco ancora troppo leggero sembrano spazzati via immediatamente, con Galabinov che segna subito alla prima. E, per una serie di risultati concomitanti, alla fine della giornata lo Spezia risulterà primo in classifica. I tifosi, che non hanno  mai visto una classifica così, seppur consapevoli che si tratti solo della prima giornata, cominciano a sognare.

L’INIZIO DI UN INCUBO – Peccato che a risvegliarli, praticamente da subito, ci si metta la cruda realtà. Già alla seconda arriva la sconfitta in casa ad opera del Crotone e, poi, in sequenza, la sconfitta di Udine contro il Pordenone, il pareggio casalingo (gol beffa al 90′ da parte dell’odiato Iemmello) col Perugia, la sconfitta, pesante, di Ascoli e la sconfitta interna, pesantissima, col Trapani. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso: la partita col Trapani è molto attesa al Picco vista l’accesa rivalità tra le due tifoserie, e per di più i siciliani arrivano da ultimi in classifica senza aver ancora vinto una partita; i tifosi aquilotti pensano sia l’occasione per prendere una boccata d’ossigeno in classifica e farlo contro una storica avversaria può rendere la cosa ancora più gustosa. Invece in campo si consuma un dramma sportivo, visto che lo Spezia prende addirittura 4 gol di fronte al proprio pubblico, di cui uno, colmo della beffa, ad opera di Nzola che mette il piede davanti al tentativo di rinvio di uno spaesato Krapikas, il giovane portiere che Italiano preferisce a Scuffet in questo inizio di stagione, facendo carambolare la palla in gol. Gli altri 3 sono quasi in fotocopia e il venire presi a schiaffi, in casa, da una squadra che, fino ad allora, è parsa inadeguata alla categoria, scatena la furia dei tifosi che si appostano fuori dagli spogliatoi in cerca di spiegazioni con toni poco accomodanti.

Quella sul campo è solo l’inizio della “catechizzazione da parte dei tifosi

LA SPACCATURA – L’andamento delle cose crea una secca spaccatura tra tifosi e squadra e, indirettamente, tra tifosi e società. Si comincia a malsopportare la presenza di Italiano in panchina, uno che sembra averci capito poco, commettendo, a detta dei più, errori madornali nella gestione tattica della rosa. Al tecnico si imputano, tra le altre cose, l’insistenza su Krapikas in porta, portiere con evidenti lacune, legate, probabilmente, a giovane età e inesperienza; l’insistenza su Gyasi come prima punta per sostituire l’infortunato (ancora) Galabinov, quando il ragazzo ex Toro è, evidentemente, un buon uomo di fascia, ma non sicuramente un attaccante centrale, a scapito del giovane Gudjohnsen, che viene lasciato sempre in panchina; la scelta di giocare con una difesa troppo alta pur non avendo i giocatori adatti a questo tipo di gioco sembra una tattica suicida e, infatti, la partita col Trapani, con i 3 gol presi con la difesa infilata in velocità, sembra confermare questa cosa. In molti chiedono la sua testa, soprattutto dopo che, con la sconfitta interna col Benevento, la squadra tocca il suo punto più basso, con il raggiungimento della zona retrocessione. Ma la società conferma la sua fiducia. La scelta sembra azzeccata, visto che gli aquilotti espugnano Pescara grazie (guarda caso) a Guhjohnsen subentrato al centro dell’attacco e al ritorno in porta di Scuffet. Ma il giocattolo sembra essersi rotto, tanto che, alla vigilia della partita interna con la Juve Stabia, che lo Spezia vincerà, il tifo organizzato invia una lettera aperta al patron Volpi chiedendogli di farsi da parte e di vendere lo Spezia. Nel ringraziarlo per quanto fatto per la squadra e la città, gli ultras ravvedono nell’atteggiamento della società una distanza che, alla luce anche degli ultimi risultati, non pare più colmabile (dopo tanti anni Volpi chiama la società ancora il LA Spezia…), preferendo il cuore e la passione di chi tiene davvero allo Spezia, anche se questo volesse dire ripartire dal basso, piuttosto che anni di fumose e illusorie promesse di chi considera la squadra poco più di una bega imprenditoriale.

LA RISALITA – Non tutto il pubblico è contro Volpi, ma l’esposizione dello zoccolo duro è comunque significativa, frutto di un’esasperazione protratta negli anni. Chi è invece grato al Patron per aver portato lo Spezia dove è ora, creando una stabilità e una continuità negli anni, si oppone a questa presa di posizione, peraltro presentata in un momento sbagliato, quando la squadra si sta ritrovando ed ha bisogno di tranquillità. Con il tifo quasi spaccato a metà, intanto, però, la squadra prosegue il suo cammino. E lo fa con nuove prospettive: Italiano pare aver trovato la quadratura e posto pezze ai propri errori di valutazione, così che i risultati cominciano ad arrivare: dopo la vittoria con la Juve Stabia arrivano i pareggi di Empoli e quello interno con il Chievo. Quindi arriva la sconfitta di Pisa. La cosa fa storcere più di un naso, intanto perché ai tifosi aquilotti non fa mai piacere perdere le partite fondamentali di una stagione, come quelle caratterizzate da un forte campanilismo e, poi, perché lo Spezia al 76′ sta vincendo per 2-1, in rimonta, con doppietta di Ragusa e va a perdere per due gol presi tra l’87’ e il 92′. Però ci si rende conto che qualcosa è cambiato, perché lo Spezia all’Arena Garibaldi ha giocato comunque bene, in modo diverso da quanto visto in precedenza e questo fa ben sperare. E le speranze, stavolta, son ben riposte: dopo Pisa lo Spezia praticamente non perde più per quasi un girone, battendo al Picco Frosinone (2-0), Livorno, Cremonese, Salernitana, Pordenone e Ascoli, espugnando Crotone e Perugia, pareggiando con Cosenza, Venezia, Entella e Cittadella. La squadra scala la classifica ed entra prepotentemente in zona play off, tanto prepotentemente che arriva ad insidiare il secondo posto, quello che servirebbe per la promozione diretta. I nuovi acquisti arrivati nel mercato invernale girano alla grande, soprattutto Nzola che vuol farsi perdonare di aver segnato il suo unico gol proprio agli aquilotti (e ci riesce, divenendo un idolo), ma anche Di Gaudio porta la sua esperienza. A frenare un po’ la rincorsa arrivano il pareggio di Trapani (sempre loro) e la sconfitta di Benevento. Lo Spezia comunque, ora, gioca bene e torna a far sognare i tifosi. Ogni dubbio su Italiano è crollato e ai bisticci con la società non si pensa più. C’è ancora il tempo di battere il Pescara al Picco, che significa secondo posto, il punto più alto della storia bianconera. Poi qualcosa al di fuori dei campi da gioco comincia a scricchiolare. A Castellammare lo Spezia gioca in uno stadio vuoto, e perde. Poi l’emergenza covid ha la meglio e il campionato si ferma. In quel momento lo Spezia è terzo in classifica.

La prima esperienza in uno stadio vuoto è negativa per le Aquile “punte” dalle vespe

IL RIENTRO DAL LOCKDOWN E LA VOLATA FINALE – Il rientro dal lockdown è un’incognita: lunghi mesi di inattività, date che vengono rinviate, il rischio reale che tutto venga interrotto così, rendono difficile immaginare come le squadre si presenteranno ai nuovi blocchi di partenza. Per di più lo Spezia ha subito un uno-due ad aspettarlo che potrebbe troncare immediatamente ogni legittimo sogno, visto che sono in programma i match con l’Empoli al Picco e col Chievo, due delle squadre più in forma prima della chiusura. E, invece, lo Spezia sembra partire col piglio giusto, battendo i toscani per 1-0 e i veneti addirittura per 3-1 al Bentegodi. I sogni di secondo posto si fanno legittimi, ma anche chi occupa al momento quel posto, il Crotone, parte bene, con la differenza che, mentre i calabresi proseguiranno il loro percorso con costanza, raggiungendo la promozione diretta, lo Spezia dimostra di essere rientrato dalla pausa forzata con il motore un po’ ingolfato: dopo Chievo arrivano le due sconfitte consecutive con Pisa al Picco e Frosinone (2-1) che permettono al Crotone di prendere il vantaggio decisivo. Così lo Spezia, che nelle restanti partite batte Cosenza e Livorno, pareggia con Cremonese ed Entella e perde in casa col Venezia, con la vittoria all’ultima giornata a Salerno (in rimonta grazie al gol al 90′ di Nzola, uno di quelli peggio rientrati dal lockdown) si deve accontentare del terzo posto, che rappresenta, comunque, il miglior piazzamento in B della compagine aquilotta. Per una volta i bianconeri si andranno a giocare i play off saltando i preliminari e con il vantaggio della posizione in classifica nelle altre partite.

A Salerno le Aquile conquistano il terzo posto

L’INIZIO SHOCK E IL NE GHE VENO ANDAE – L’avversario per la semifinale play off è il Chievo, che supera nel suo preliminare l’Empoli. Si gioca prima al Bentegodi e poi il ritorno al Picco, col vantaggio che, se i match si chiudono in parità di reti (senza la regola del gol fuori casa), lo Spezia passa come meglio posizionata in classifica. L’inizio, però, è subito traumatizzante: al Bentegodi, dove giusto qualche settimana prima lo Spezia ha maramaldeggiato con un convincente 3-1, il Chievo, con un uno-due nei primi 10′ di gioco, sposta subito gli equilibri della semifinale, con un 2-0 che sa di condanna. In città piomba lo sconforto: ancora una volta lo Spezia di fronte alla partita della svolta cade miseramente. Si infervora anche il “partito” del ne ghe vèno andae, una frase che in spezzino significa “non ci vogliono andare” e che è una storica frangia del popolo spezzino che “imperversa” da decenni sulle sorti della squadra bianca. Costituito da tifosi, ma non solo (anzi, molto spesso trova il suo humus tra quelli a cui il calcio non interessa, ma che devono dare un parere non richiesto), è rappresentato da coloro che ne sanno sempre, in qualche modo, più degli altri, che sono a conoscenza di qualche losco motivo per cui, in qualsiasi categoria giochi lo Spezia, c’è sempre un interesse o della società o degli stessi giocatori, a non salire di categoria. Loro lo sapevano quando lo Spezia militava in C2 e non riusciva a salire in C1, lo sapevano per tutti gli anni in cui dalla C1 non saliva in B e, ovviamente, l’hanno saputo in tutti questi 8 anni consecutivi di B. Poco importa che, come dimostra la storia, ad un certo punto il famoso scalino sia stato salito… Con lo Spezia che regala la semifinale d’andata e si condanna da solo, questi lungimiranti la fanno da padroni in città per 3 giorni.

L’uno-due del Chievo che sembra infrangere i sogni bianconeri

IN VOLO VERSO LA STORIA – E, invece, tutto è destinato ad andare nel migliore dei modi. Al ritorno lo Spezia gioca una partita quasi perfetta: va in vantaggio al 2′ con Galabinov dando subito un’impronta alla partita, dominata in lungo e in largo, come dimostrano i successivi 2 gol di Maggiore al 50′ e di Nzola al 53′; soffre solo negli ultimissimi minuti quando, al 93′, in uno dei pochissimi spunti offensivi dei clivensi, arriva il rigore degli ospiti che porta il risultato sul 3-1. Dopo qualche altro minuto di sofferenza, la partita si chiude e lo Spezia accede per la prima volta nella sua storia alla Finale, dove affronterà il Frosinone che ha superato il Pordenone in semifinale ribaltando la sconfitta interna per 1-0 dell’andata con un 2-0 a Trieste. Il 16 di agosto si gioca la Finale d’andata, allo Stirpe, e lo Spezia si impone per 1-0 con gol di Gyasi. Un ulteriore passo verso il sogno è fatto e in città si rimpiange di non poter assistere alla partita al Picco, ma non si fa mancare l’apporto a giocatori e società. Gli screzi della stagione, ora, sono davvero morti e sepolti. Ma, visto che il tifoso aquilotto è destinato a penare fino in fondo e non riesce a raggiungere un obiettivo in tranquillità, lo Spezia vede bene di regalate la finale di ritorno più thrilling che si possa immaginare: nonostante il vantaggio di risultato, stadio e posizione in classifica, i giocatori aquilotti giocano una delle partite più brutte di tutta la stagione, dominati dal 1′, spaesati, a tratti incapaci di reagire alle folate dei ciociari che al 61′ pareggiano i conti con Rohdén e danno l’impressione, da un momento all’altro, di segnare il 2-0 che significherebbe Serie A. Pochissimi gli spunti pericolosi degli aquilotti che, in pieno recupero, devono ringraziare Vignali che toglie con la testa dalla porta un gol già fatto. Ma, alla fine, col fischio finale, esplode la gioia di un intero popolo: dopo 114 anni lo Spezia approda per la prima volta in Serie A. L’Aquila ha volato nel suo picco più alto e potrà vivere il suo sogno di una vita.

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