Calciopoli: Moggi condannato
Di Ottavio Polito • giovedì 8 gennaio 2009 • Canale: Primo Piano, Serie A, calcio
ROMA - Luciano Moggi è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione. Con lui condannato anche suo figlio Alessandro ad un anno e due mesi. L’ex direttore generale della Juventus ha dichiarato: “E’ una vergogna, la montagna ha partorito il topolino. Hanno condannato i Moggi ma hanno assolto la GEA World (la società che gestiva gran parte dei tesserati figc, ndr). Mi dispiace solo per mio figlio perchè è giovane. In appello queste accuse non reggeranno e, di sicuro, avremo una riduzione della pena”. La pena, comunque, è stata sospesa perchè ricade ampiamente sotto l’ombrello dell’Indulto. Luciano ed Alessandro Moggi, dunque, rimarranno liberi.
L’ACCUSA - Vogliamo ricordare che l’accusa mossa a Luciano Moggi ed al suo entourage era quella di violenza privata nei confronti di due calciatori: Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. Caduta, invece, l’altra accusa, ben più grave, di associazione per delinquere nei confronti della Gea, contestata dal Pm Palamara all’organizzazione sportiva che gestiva il mercato di migliaia di professionisti del mondo del calcio delle varie categorie. Oltre ai Moggi, le accuse erano rivolte anche ai loro collaboratori: Zavaglia, Lippi (figlio del ct della Nazionale, ndr), Gallo e Ceravolo.
LIPPI JR - Dopo la sentenza, Davide Lippi ha voluto rilasciare delle dichiarazioni spontanee: “Sono felice per questa sentenza, per me e per la mia famiglia. Ringrazio tutti coloro che mi sono rimasti vicino in questo periodo di sofferenza, in particolare i calciatori che rappresento”.
ZAVAGLIA - L’altro dei quattro imputati non nasconde la soddisfazione per essere stato del tutto scagionato dalle accuse mossegli: “Sono contento perchè, alla fine, la giustizia ha avuto ragione anche davanti al processo mediatico che era stato creato ad arte. Il sistema che c’era prima c’è anche adesso, non è cambiato proprio nulla. Mi dispiace - ha continuato l’ex a. d. della Gea - per la condanna di Luciano ed Alessandro Moggi che, secondo me, non meritavano questa sentenza”.
La vicenda lascia, a dire il vero, alquanto disorientati: addetti ai lavori e non accettano il giudizio del collegio giudicante, ma non comprendono i pochi anni di condanna alle persone protagoniste e la totale assoluzione dell’organizzazione che gli stessi personaggi avevano costruito. C’è qualcosa che non convince, in questo giudizio. Nè convince come possano essere stati non condannati episodi gravi come le pressioni psicologiche e fisiche che il padre-padrone del campionato di calcio esercitava verso un’enormità di persone: presidenti, allenatori, arbitri. Un episodio, per tutti, vale la pena di ricordare: la terna arbitrale chiusa a chiave a doppia mandata da Luciano Moggi nello spogliatoio dello stadio Granillo di Reggio Calabria, alla fine della partita Reggina-Juventus (2-1), stagione 2005/2006. L’arbitro era Gianluca Paparesta, all’epoca giudicato uno dei migliori fischietti a livello mondiale. La sentenza troppo mite lascia molta amarezza a tutti gli sportivi onesti d’Italia.
Ottavio Polito
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OGGETTO: “UNO JUVENTINO CINESE”
Come già scritto a qualche giornalista, la presente, per comunicare una sensazione che attraversa il mio animo sportivo, a proposito delle vicende che riguardano calciopoli/farsopoli (nota dello scrivente) degli ultimi giorni, infatti, dopo più di due anni, dal 2006, “il tempo è galantuomo” e “aspettando il corpo del nemico sulla riva del fiume” sembra che “tutti i nodi vengono al pettine” “dal tribunale ordinario di Roma o da quello di Napoli, (e non ultimo il tribunale di pace di Lecce), con furore”, dove a proposito dei testimoni dell’accusa, Nucini, Capobianco, Gazzoni ecc., Baldini assente, o illusi vantatori di mal torti subiti (vedi sentenza Lecce), penso che “meglio una cosa vista che cento cantate” o “è difficile vedere un gatto nero in una stanza buia specialmente quando non c’è”, bisogna ricordare “che a chi pianta alberi, altri ne godranno i frutti”, vale anche per alcuni giornali nazionali o reti televisive, che oggi tacciono, mentre nel 2006 erano “affamati come leoni in gabbia”, “ cos’è mai un tamburo se nessuno lo sa suonare”, dando modo agli accusati violatori del codice Decubertiano, Moggi ecc. (perchè non portavano la cravatta, mentre altri non avevano manco i pantaloni…), di difendersi al meglio, infatti “anche un coniglio intrappolato è pronto a lottare”.
“Tempo al tempo” considerando che le “bugie hanno le gambe corte” o che “l’invidia è come un granello di sabbia pronto ad accecare” i tanti pinocchi giornalisti e i perdentoni-spreconi “chi di spada ferisce di spada perisce”, infatti “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e peggior cieco di chi non vuol vedere”, Juventus prima di calciopoli/farsopoli: prima in Italia, quarta in Europa, tra le prime dieci al mondo per risultati sportivi, economici e contabili, statistiche ( fonte ufficiale RSSSF STATISTICHE CLUBS, WIKIPEDIA, SOLE24ORE, F.I.F.A. CLUBS, U.E.F.A. CLUBS ). Aspettando “il morto che passi”, tra qualche mese la Juventus potrebbe trionfare, vincendo la Coppa della Resurrezione, trofeo mai vinto da nessuna altra squadra, a dispetto dei tanti pinocchi giornalisti e dei perdentoni-spreconi, perché “lento è il cammino della giustizia, ma inesorabile è il suo giudizio”. Mi scusi per il mio intervento, ma come all’oggetto, oggi mi sento “uno juventino cinese”, augurando a tutti di amare il calcio, e non di distruggerlo tanto il rettangolo verde è il vero giudice di ogni partita e non un capriccio. Ci pensi, Amen.
come si fa a tifare una squadra “straniere” comìè quella dell’Inter? Eppure, per vincere, il Moratti con i suoi petrodollari, si è invtato calciopoli eliminando, di fatto, un grande uomo di sport qual’è, per l’appunto, Luciano Moggi.
Ai beceri la sentenza
magari domenico qual è scrivo corretto, cioè senza apostrofo… ma che cippula dici ?!!?