F1; a Silverstone dominio Hamilton, buio Ferrari

podio

DOMINIO- il decimo appuntamento stagionale del mondiale di F1, sul classico ed impegnativo circuito inglese di Silverstone, è sembrata una riproposizione delle gare delle ultime 3 stagioni; doppietta Mercedes, con dominio assoluto di Lewis Hamilton, al quarto successo consecutivo nel gran premio di casa (mai nessuno come lui), ed autore del Gran Chelem; pole position, tutta la gara in testa e giro più veloce. L’ennesima doppietta delle frecce d’argento è stata resa più complicata solo dalla penalità di Bottas, partito dalla quinta fila per la sostituzione del cambio il venerdi, ma al di là delle circostanze, con la sosta di Raikkonen a 3 giri dal termine per il cedimento del pneumatico anteriore sinistro, che ha regalato al connazionale la seconda posizione,  per tutto il weekend la superiorità della Mercedes è stata schiacciante. Gli aggiornamenti portati finora dalla casa di Stoccarda, sia motoristici che di telaio, hanno colmato il gap che aveva ad inizio stagione nei confronti della Ferrari, e attualmente, almeno in circuiti con curvoni veloci e lunghi rettilinei, le frecce d’argento sembrano essere tornate davanti alle vetture di Maranello, che sembrano invece pagare la fine del fondo flessibile, che garantiva un notevole effetto suolo, nonché l’incapacità di portare, almeno finora, un pacchetto di sviluppo significativo, soprattutto sul motore che non riesce a rivaleggiare con la formidabile PU tedesca in termini di velocità di punta.

EPISODI- A questo, e non a semplice sfortuna, sono legate le due fermate nei giri finali del GP di Inghilterra; la Ferrari ha fatto una scelta di assetto troppo aggressiva sull’avantreno, consapevole dell’inferiorità di carico aerodinamico rispetto alla Mercedes, e questo ha causato un’usura eccessiva dei pneumatici anteriori. La partenza sbagliata di Vettel, costretto poi a ad anticipare di 6 giri la sosta perché non riusciva a superare Verstappen e quindi a percorrere 32 giri con le soft anziché 25, ha fatto il resto. E comunque anche le gomme di Raikkonen alla fine erano distrutte, pur avendo percorso solo 25 giri e non avendo avuto duelli diretti. Tutto ciò è indice di scarso bilanciamento ed equilibrio della vettura; per contro Bottas, con gomme soft usate, serbatoio pieno e pista meno gommata, ha percorso 36 giri senza avere alcun problema e girando più veloce dei ferraristi che montavano gomme supersoft. Poi, si può invocare la malasorte perché mancavano solo due giri al termine e si sarebbero ottenuti un secondo e un quarto posto, ma è come se una squadra si lamentasse se subisce un gol nei minuti di recupero…

LA CORSA DEGLI ALTRI- La Red Bull mantiene saldamente il ruolo di terza forza del campionato, grazie soprattutto ad un fenomenale Ricciardo, partito in ultima fila e quinto sul traguardo, mentre Verstappen, che ha prima superato e poi tenuto dietro Vettel costringendolo alla sosta anticipata, ha avuto anch’egli problemi di gomme nel finale. Il motore Renault sembra migliorato dopo gli ultimi aggiornamenti, che hanno consentito anche all’eccellente Hulkenberg di artigliare un ottimo sesto posto, mentre non ha impedito l’ennesimo incidente tra le due Toro Rosso, con Sainz costretto subito al ritiro dall’eccessiva irruenza di Kivyat, non nuovo a queste prodezze. Solida come sempre la prestazione delle Force India con entrambi i piloti a punti, seppur doppiati, mentre Felipe Massa è riuscito, nel giorno del quarantesimo compleanno della Williams, ad ottenere un punto mondiale, per quanto le prestazioni restino deludenti nonostante il motore Mercedes; entrambi i piloti fuori dalla Q3 in qualifica e Stroll costretto al ritiro quando era comunque nelle retrovie. Non brillantissima nemmeno la prestazione delle Haas-Ferrari, entrambe fuori dai punti, con Magnussen che ha preceduto Grosjean pur essendo partito due file dietro. Infine, prosegue il calvario di Alonso, costretto ancora una volta al ritiro da un cedimento della PU Honda (ma salutato da un’ovazione del pubblico quando al sabato è riuscito ad entrare in Q2 per pochissimo), per nulla affidabile oltre che poco performante, in una pista dove la McLaren non andava malissimo, come dimostra l’undicesimo posto finale di Vandoorne.

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