Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #8 (2002/03)

Ottava puntata della rubrica dedicata ai volti e alle storie che hanno accompagnato Moratti nei 18 anni in cui è stato il Plenipotenziario del Club nerazzurro.

Siamo alla stagione 2002/03. La stagione precedente, finalmente, dopo tanti anni, ha visto l’Inter tornare tra i protagonisti. Cuper ha portato davvero un’aria nuova in casa nerazzurra, che si è tradotta in gioco e risultati. La si può definire una stagione indimenticabile… solo non nell’accezione che intenderebbero i tifosi dell’Inter. Perché dopo un inizio vissuto da protagonisti, sempre tra i primi posti della classifica, la flessione nell’ultima parte porta ad un recupero progressivo della Juventus, fino a ridurre l’ultima giornata ad uno spareggio scudetto, in cui sono coinvolte tre squadre: Inter, Juventus e Roma, la più improbabile, perché sarebbe campione solo con la contemporanea sconfitta di entrambe le avversarie. Anche per questo ultimo motivo l’Inter arriva all’Olimpico di Roma, il 5 maggio 2002, per affrontare la Lazio, in un clima surreale, in cui tutto lo stadio, compresi i tifosi biancocelesti (che comunque sono gemellati con i nerazzurri) è pronto a tifare per lei. La squadra della Capitale non ha obiettivi da centrare e anche questo farebbe propendere per il risultato scontato, eppure, vuoi per l’orgoglio dei giocatori laziali che si trovano a dover giocare contro i loro stessi tifosi, vuoi per “l’ansia da prestazione” che colpisce chi da troppo tempo è (o non è mai) stato così vicino a raggiungere l’obiettivo, vuoi per limiti tecnici di alcuni giocatori di quella squadra, l’incontro si conclude 4-2 per la Lazio. Così l’Inter finisce addirittura al terzo posto, scavalcata sia dalla Juve Campione che dalla Roma, e il 5 maggio diviene una data “maledetta”, fonte di prese in giro che si protraggono negli anni, nonostante ultimamente la data abbia subito una sua “depurazione” agli occhi degli interisti, essendo diventata una delle tre date del Triplete (quella della vittoria della Coppa Italia). Nelle altre competizioni, l’Inter si ferma in semifinale di Champions e agli ottavi di Coppa Italia. Vista la, comunque, buona annata, Moratti decide di continuare con Cuper alla guida della squadra e, caso per lui unico, per la prima volta, gli concederà di finire anche la seconda stagione.

Il mercato è uno dei meno esaltanti, anche perché, questa volta, la rosa ha dimostrato di essere di buon livello, quindi non necessita di ribaltoni, ma di qualche aggiustamento. Primo fra tutti in attacco, visto che Ronaldo e il suo triangolino di pelliccia in fronte sfoggiato ai vittoriosi Mondiali 2002, decidono di prendere la via spagnola per cominciare a vincere davvero qualcosa, ma anche la difesa ha dimostrato tutta la sua fragilità proprio nel momento culminante e, necessariamente, va puntellata. E quale puntello più adatto che uno dei migliori difensori italiani di quegli anni:

FABIO CANNAVARO – Un po’ a sorpresa nell’estate del 2002, quando il suo nome veniva fortemente associato ad altre squadre, all’Inter arriva Cannavaro, uno dei migliori difensori centrali italiani e, senza dubbio, europei, reduce dalle ottime stagioni a Parma dopo i promettenti inizi nella squadra della sua città, Napoli. Quello che si vedeva in potenza nella squadra partenopea, si sviluppa in modo evidente nell’esperienza emiliana, negli anni in cui i gialloblu vivono l’apice della loro parabola nazionale ed Europea, tanto che la squadra di Tanzi in quegli anni, oltre alla costante lotta per le posizioni alte della classifica, porta a casa due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa. E’ ovviamente uno dei giocatori più appetiti nel mercato di tutte le squadre di vertice e in questa sessione di mercato a spuntarla è proprio l’Inter, che in questo modo pensa di colmare una delle più grosse lacune che affliggono la squadra da diversi anni. Portare a casa il difensore titolare della Nazionale Italiana solletica più di un palato. In realtà nelle due stagioni che il futuro Capitano della Nazionale Campione del Mondo passa a Milano, il giocatore che si vede in campo, complici anche numerosi infortuni, è solo un lontano parente del muro insuperabile visto a Parma e Napoli. Così nell’estate del 2004, dopo una cinquantina di presenze e un paio di gol segnati, passa alla Juve nello scambio che porta il portiere Carini (!) in nerazzurro. Cosa è accaduto dopo (2 scudetti bianconeri poi revocati, campione del Mondo, fuga a Madrid, triste ritorno a Torino) è storia nota, come la scoperta delle intercettazioni in cui Moggi chiedeva a Cannavaro di agevolare il più possibile la sua cessione facendo pressioni sulla società per essere mandato via. Forse anche per questi motivi, il buon Fabio, nonostante fosse una delle voci principali nella pima versione di “Pazza Inter”, è uno dei Campioni assoluti meno rimpianti dalla tifoseria nerazzurra…

Image and video hosting by TinyPic

CARLOS ALBERTO GAMARRA – Altro difensore centrale, paraguayano, che approda all’Inter nel mercato estivo post Mondiale, dove il giocatore non ha sfigurato con la sua Nazionale. Il concetto è sempre quello, come detto, di puntellare la difesa e Gamarra, reduce dall’esperienza greca all’AEK, arriva con la nomea di tipico difensore sudamericano, coriaceo e calcisticamente cattivo al punto giusto, così da assicurare una spalla sicura al più affermato Cannavaro. In realtà, come spesso succede in questi anni, all’Inter il giocatore arriva ammantato di una considerazione spropositata e sicuramente esagerata, rispetto a quelle che sono le reali caratteristiche del mediocre difensore che Gamarra si dimostrerà, perdendo quasi subito la fiducia di Cuper, ma anche degli allenatori che lo seguiranno, se è vero che nelle tre stagioni che il difensore resta in nerazzurro racimola appena 27 presenze, di cui appena 3 nell’ultima stagione. Nell’estate 2005 passa al Palmeiras in Brasile e già nel 2007, tornato in patria, appende le scarpette al chiodo.

Image and video hosting by TinyPic

MATIAS ALMEYDA – Quando arriva all’Inter ha sicuramente speso i suoi anni migliori alla Lazio, con cui ha vinto uno scudetto e diverse coppe, segnalandosi come uno dei migliori interpreti del ruolo di centrocampista. Di sicuro uno dei più coriacei, per usare un eufemismo. Il buon Matias da sempre incarna lo spirito sudamericano delle origini, di quei tempi in cui il calcio d’oltreoceano era visto come uno sport da duri, non un’attività per “signorine”. Basti pensare alle partite dell’Italia con il Cile ai Mondiali o la fama che avevano i giocatori dell’Independiente quando contendevano proprio all’Inter la conquista dell’Intercontinentale negli anni ’60. Diciamo che non è mai stato un picchiatore, ma di certo Almeyda è uno che non ha tirato mai indietro la gamba. Grande carica agonistica, spirito indomito, manifestato anche dai lineamenti da indio, grandi doti di incontrista e di rottura del gioco, ma anche piedi buoni, di sicuro un’enorme personalità Queste sono le caratteristiche che lo rendono famoso alla Lazio e per cui viene ingaggiato dal Parma. E sono le stesse per cui lo vorrebbe l’Inter, per dare una scrollata agonistica al suo centrocampo, degno tramite, in campo, della carica che Cuper dà in panchina. Questo nelle attese, perché un po’ per i ripetuti infortuni, un po’ per i trent’anni compiuti, quello che si vede a Milano non è esattamente il giocatore decisivo in biancazzurro. All’Inter resta due stagioni, racimolando una quarantina di presenze, poi si trasferisce a Brescia, dove non conclude l’anno e ritorna in Argentina.

Image and video hosting by TinyPic

FRANCESCO COCO – Prima di partecipare all’Isola dei Famosi e far massaggi a Cristiano Malgioglio, Francesco Coco è stato un calciatore. Ma soprattutto lo è stato nonostante essere stato il compagno dell’Arcuri, nonostante essere stato una vittima di Vallettopoli e dei ricatti di Fabrizio Corona, nonostante le notti brave al Billionaire. Sì perché pare che Coco sia nato più per essere al centro di gossip e chiacchere piuttosto che di cronache sportive. E questo nonostante all’inizio le sue prospettive fossero alte. Centrocampista di fascia sempre appartenuto al Milan, che lo ha mandato a maturare in giro, ha avuto modo di balzare alle cronache sportive negli anni al Toro, ma soprattutto nel Milan di Zac, fino ad arrivare a vestire la maglia del Barcellona. Buone doti fisiche, stantuffo di fascia, assist man, l’Inter vede nelle sue caratteristiche l’uomo ideale per il gioco di Cuper e propone lo scambio con Seedorf (!). Quello che arriva in nerazzurro è già, purtroppo, un giocatore finito, sia psicologicamente, perché nella prima stagione in cui Cuper gli dà fiducia, le prestazioni degne di nota si contano sulle dita di una mano, che fisicamente, visto che gli anni successivi è falcidiato dagli infortuni e mette insieme solo 6 presenze. Nel 2005 va in prestito al Livorno dove mostra di nuovo qualche buono sprazzo, prima di infortunarsi di nuovo gravemente. Tornato all’Inter, dove Mancini non lo vede proprio, dopo provini falliti con squadre straniere, andati a vuoto per le più disparate motivazioni, ma prevalentemente per problemi di forma fisica, riparte per il prestito al Torino, dove, dopo le uniche tre presenze che gli infortuni gli concedono, appende le scarpette al chiodo ad appena trent’anni.

Image and video hosting by TinyPic

HERNAN CRESPO – Al netto dell’intera esperienza calcistica di Crespo con la maglia nerazzurra, forse è l’unico acquisto veramente importante del mercato estivo 2002. Arriva all’Inter dopo gli anni di Parma in cui si è mostrato al mondo come uno dei più forti ed efficaci attaccanti mondiali, forte fisicamente e pericoloso in tutti i fondamentali, compresi i colpi di tacco, opportunista e con ottimo senso della posizione. Anche alla Lazio mostra tutto il suo repertorio diventando capocannoniere. Quindi quando l’Inter lo sceglie sembra essere un’ottima bocca da fuoco per un attacco orfano del fuggiasco Ronaldo. In realtà Valdanito nella prima stagione in nerazzurro mostra due facce: un po’ asfittico in campionato, dove segna appena 7 gol, ma estremamente prolifico in Champions, dove, con i suoi 9 gol, contribuisce all’approdo in semifinale. Dopo appena un anno, però il rapporto si interrompe, perché Crespo si lascia convincere dalle sirene inglesi ed approda al Chelsea. L’esperienza inglese si condisce anche della stagione di prestito nuovamente a Milano, sulla sponda rossonera però, dove sarà uno dei protagonisti della finale di Istanbul, in cui segnerà una doppietta nel 3-0 con cui si chiuderà il primo tempo, prima dell’incredibile ritorno degli uomini di Benitez. Nel mercato estivo 2006, nella campagna di rafforzamento con cui l’Inter prova a conquistare l’Italia del post Calciopoli, un po’ a sorpresa, torna in nerazzurro. E questa volta lo fa davvero da protagonista, contribuendo in modo rilevante alla conquista del quindicesimo scudetto a suon di gol, al punto da risultare il capocannoniere stagionale dell’Inter. E’ anche per lui un anno d’oro, come per tutti i giocatori nerazzurri e diventa presto un idolo della curva, che gli perdona anche la parentesi “con la maglia sbagliata”. E’ una delle voci principali nella nuova registrazione di “Pazza Inter”, che diventa sempre più l’inno ufficiale della società, negli anni delle rivincite. La stagione successiva si presenta ai nastri di partenza con un nuovo look, perché ai capelli fluenti da guerriero nordico che lo hanno connotato un po’ per tutta la carriera, sostituisce un taglio più corto e sobrio. Novello Sansone, probabilmente un po’ della straordinaria capacità realizzativa dell’argentino se ne va con i capelli, perché la stagione successiva i gol realizzati crollano in modo evidente. Una buona responsabilità ce l’ha sicuramente anche il minor spazio che, un po’ inspiegabilmente, gli concede Mancini, che quasi da subito, nonostante l’ottima annata precedente, gli offre tanta panchina. Hernan non fa polemiche, soffre visibilmente la situazione, ma quando entra dà il suo apporto e offre il suo impegno, aprendo comunque spazi che spesso vengono sfruttati dai compagni. Per questo, unito al fatto che, comunque, segna 7 gol stagionali, alcuni anche di discreta importanza per la conquista dello scudetto, la considerazione agli occhi dei tifosi non scema. La stagione successiva, nonostante abbia il contratto in scadenza ed abbia la possibilità di andarsene, si lascia convincere dal progetto di Mourinho e decide di provare a farne parte. Lo spazio che gli viene concesso è ancora inferiore, ma la sua professionalità non viene mai meno, quando entra lotta come un leone e riesce comunque a segnare due gol, di cui uno importantissimo, nel pareggio con la Roma, che rientrano perfettamente nel concetto di amalgama del gruppo Mourinhano, quello che porterà allo scudetto del 2008/09, prodromo del Triplete. Alla fine di quella stagione l’argentino capisce che il suo tempo all’Inter è davvero finito e, dopo aver salutato tutti nella partita con l’Atalanta, ricevendo ovazioni e cori dalla Curva nerazzurra, passa al Genoa, prima di chiudere definitivamente nella “sua” Parma.

Image and video hosting by TinyPic

OBAFEMI MARTINS – L’attaccante nigeriano fa già parte dal 2001 della Primavera, con cui vince anche uno scudetto di categoria. Le sue caratteristiche tecniche, di giocatore dotato di grande forza fisica, ma soprattutto di una velocità disarmante, grazie anche ad un fisico brevilineo e compatto a ad una muscolatura delle gambe straordinaria, ma anche una discreta precisione nel tiro e un buon senso della posizione, lo fanno notare a Cuper che decide di promuoverlo in prima squadra. La fiducia è presto ripagata con buone prestazioni, ma soprattutto con un gol in Champions League al Bayer Leverkusen, che lo fa diventare il più giovane marcatore nerazzurro in Europa (poi sarà superato da Balotelli), ma, soprattutto, lo porta all’attenzione del mondo intero per la miriade di capriole che inanella dopo il gol, grazie alla grande agilità che lo caratterizza, tanto che il video delle sue acrobazie diventa quello ufficiale della Uefa per la stagione successiva e la sua immagine campeggia sugli abbonamenti dell’Inter. Con il passare degli anni la fiducia in lui aumenta, come il numero delle sue presenze e quello, ovviamente, dei suoi gol, tanto da diventare un elemento molto importante dell’attacco nerazzurro, al punto che, per preservarlo, la società gli chiede di limitare le capriole, per evitare di infortunarsi scioccamente. Resta in nerazzurro fino al 2006, diventando un “campione d’Italia postumo”, come tanti suoi compagni. Appurato che non rientra nei piani di Mancini per la stagione del rilancio interista post Calciopoli, dovendo vincere il ballottaggio con gente come Crespo, Ibra e Cruz, emigra in Inghilterra al Newcastle, con un’eventuale opzione per l’Inter se fosse tornato in Italia. In realtà non tornerà più e, dopo esperienze in Inghilterra, Germania, Russia e Spagna, dal 2013 gioca negli Stati Uniti.

GABRIEL OMAR BATISTUTA – L’esempio forse più grande di come, spesso, il mercato dell’Inter sbagli i tempi, arrivando troppo presto, senza la pazienza di aspettare, o troppo tardi, quando ormai il bello è passato. Batistuta rientra in questa seconda categoria. Non serve stare a descrivere qui cosa abbia rappresentato Batistuta per il calcio italiano e mondiale. Un pallino di Moratti lo è sempre stato, che lo apprezza come giocatore e come uomo. Tanti i sondaggi quando è a Firenze, rimbalzato dall’incedibilità con cui il giocatore è blindato. In una partita celebrativa prima del Mondiale del 1998 tra la Nazionale francese e una rappresentativa del Resto del Mondo, che vede in attacco la coppia Ronaldo-Batistuta, si rende palese a tutti cosa sarebbero capaci di fare quei due insieme. Gli scambi e i fraseggi ad occhi chiusi fra i due fanno innamorare il pubblico mondiale e fanno, ovviamente, sognare i tifosi nerazzurri che vedrebbero come oro una coppia così nell’attacco della loro squadra. E invece, purtroppo, non la vedranno mai. Neanche nel 2000, quando il tempo di Batigol a Firenze è ormai finito, e Moratti si inserisce pesantemente nelle trattative per portarlo a Milano, arrivando ad un passo dalla firma del contratto. Invece l’argentino va a Roma e, contro lo scetticismo di chi lo dava per finito, continua a segnare, contribuendo allo scudetto giallorosso. Poi la parabola calante comincia davvero e alla fine di essa, nella sessione invernale della stagione 2002/03, arriva l’Inter. Il Bati che arriva in nerazzurro è davvero ormai al lumicino della candela. Ronaldo non c’è più e lui non è più il devastante attaccante di Firenze, così che i sei mesi all’Inter, conditi con appena due gol nelle poche apparizioni, rappresentano davvero il canto del cigno, prima di andare in Quatar a chiudere la carriera. Alla fine del Bati interista restano solo tanti rimpianti e un pezzo da collezionisti, perché, in fondo, una maglietta nerazzurra con su scritto “Batistuta” resta comunque qualcosa di bello a vedersi.

Image and video hosting by TinyPic

A completare il mercato di questa stagione: Daniele Adani, altro coriaceo difensore per puntellare la linea arretrata nerazzurra, reduce dalle buone esperienze con Brescia, soprattutto, e Fiorentina, che resta a Milano due anni, in cui, nonostante le presenze non numerose, dà dimostrazione di impegno e attaccamento alla maglia, creando un legame forte con i colori nerazzurri, che dura ancora oggi che è diventato un affermato commentatore televisivo; Umit Davala, giocatore turco, proveniente dal Milan, perché entra nello scambio con Simic, ma che viene immediatamente girato in prestito al Galatasaray; Domenico Morfeo, che nel suo lungo girovagare per l’Italia si ferma anche all’Inter nella stagione 2002/03, dove gioca, senza infamia e senza lode, da riserva, una manciata di partite realizzando un gol; Giovanni Pasquale, terzino sinistro proveniente dalle giovanili, che mostra da subito la personalità necessaria per ottenere la fiducia dei mister che lo allenano, così da mettere insieme una cinquantina di presenze in due stagioni e mezzo, prima di passare in prestito a Siena e Parma e la cessione definitiva nel 2006 al Livorno.

E insieme a questi gioca Javier Zanetti… (continua)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #1 (1995/96)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #2 (1996/97)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #3 (1997/98)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #4 (1998/99)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #5 (1999/00)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #6 (2000/01)

Il Lìder Massimo: i 18 anni del Petroliere #7 (2001/02)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *