Forever Aquile: Massimo “Condor” Agostini

Condor Agostini

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Nella seconda puntata di questa rubrica la ribalta tocca ad un giocatore la cui carriera non ha raggiunto, sicuramente, i picchi di colui a cui è stata dedicata la prima, ma che, senza dubbio, ogni appassionato di calcio conosce bene, perché, nel suo piccolo, ha scritto pagine del Campionato Italiano, ovvero il “Condor” della Romagna: Massimo Agostini.

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GLI INIZI E LA PRIMA FASE DELLA CARRIERA – Massimo Agostini nasce a Rimini il 20 gennaio 1964 e nel Cesena comincia la sua avventura calcistica, partendo dal settore giovanile, fino ad approdare alla prima squadra nel 1983, quando i bianconeri militano in B. Tre stagioni per mettere in evidenza le sue caratteristiche di “rapace” dell’area di rigore, con buone doti fisiche e balistiche, un tiro preciso, un grande senso della posizione messo in evidenza dall’opportunismo che gli consente di essere, spesso, al posto giusto al momento giusto, un ottimo stacco aereo, tutte caratteristiche che lo rendono un costante pericolo per le retroguardie avversarie. Il soprannome Condor nasce qui. E non lo abbandona più. Il Condor Agostini si mette in luce e, così, la prima ad accaparrarselo è la Roma, con cui l’attaccante gioca due stagioni, segnando, però, solo 6 reti in 40 partite. Così, nel 1988, nell’ambito della trattativa che porta Rizzitelli in giallorosso, torna a Cesena, per giocare altre due stagioni e ricominciare a segnare con continuità, tanto che nel 1990, aggiunti altri 22 gol al suo bottino personale, è il Milan a volerlo alla sua corte. Ma, evidentemente, il Condor non è tipo da metropoli: a Milano esordisce in Coppa Campioni ed ha l’onore di vincere una Supercoppa Europea e diventare Campione del Mondo per Club, ma, in realtà, gioca molto poco e segna ancor meno (2 gol in 15 partite). Così, dopo appena una stagione, lascia il rossonero per il gialloblù parmigiano (30 presenze 4 gol) e, poi, per il biancorosso dell’Ancona. Qui ritrova la sua dimensione di bomber: una stagione in A da 12 gol e una in B da 18, primato personale, laureandosi capocannoniere della serie cadetta. Nel 1994 fa il terzo tentativo in una grande squadra, accettando le lusinghe del Napoli, e, stavolta, va un po’ meglio, mettendo insieme 13 reti in due stagioni, più 2 in Coppa Italia e 2 in Coppa Uefa. Ma, nel 1996 non può fare a meno di tornare, per la terza volta, nella “sua” Cesena, dove riesce a dare sempre il meglio di sé, lasciandola definitivamente nel 1999, con altri 26 gol nel carnet personale. La stagione successiva la comincia nel Ravenna, ma, dopo 10 partite, arriva la chiamata dello Spezia.

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ALLO SPEZIA NELLA STAGIONE DEI RECORD – In maglia bianconera Agostini ci arriva, quindi, a stagione 1999/2000 iniziata. La squadra è affidata a Mandorlini ed è un’autentica corazzata per la Serie C2, con tutte le intenzioni, quindi, di salire di categoria. Il Condor esordisce il 21 novembre 1999 in Spezia-Pro Vercelli. Diventa una delle scelte del fortissimo attacco aquilotto, magari senza la vena realizzativa degli anni d’oro, ma con un apporto alla fase offensiva, in termini di “peso” e pericolosità, estremamente importanti. In breve diventa uno degli idoli dei tifosi, come del resto praticamente tutti i giocatori di una rosa perfetta che chiude il campionato al primo posto, imbattuta, conquistando la promozione diretta in C1, con un attacco da 52 gol, secondo solo a quello del sorprendente Castelnuovo Garfagnana (59). Di questi, 3 sono del Condor (in 19 partite), con Rondinella (1-1), Novara in trasferta (0-3) e Biellese (2-0). Si toglie anche la soddisfazione di essere uno dei protagonisti dell’amichevole giocata a fine campionato con il Milan, giocata per celebrare l’imbattibilità con un’altra storica imbattuta del campionato italiano, vinta dai liguri per 4-1, in cui coglie una traversa nei primi minuti di gioco. Resta anche la stagione successiva, in C1, in cui gioca un po’ meno (13 partite) e segna, anche, meno, un solo gol nel 2-0 ad Arezzo. Molto più prolifico, invece, nella Coppa Italia di Serie C, in cui è letteralmente scatenato segnando 5 gol in 7 partite, di cui uno nel girone di qualificazione (3-1 a Mantova), due nel 5-0 con cui lo Spezia batte la Lodigiani nel ritorno dei sedicesimi di finale, uno nel ritorno con la Lucchese negli ottavi (anche se la partita verrà interrotta al 74′ per intemperanze dei padroni di casa e sarà assegnata a tavolino allo Spezia) e uno all’andata dei quarti, nel 2-1 casalingo con il Prato, prima che l’1-0 in trasferta per i padroni di casa al ritorno qualifichi i toscani alle semifinali. La stagione termina con lo Spezia al quinto posto, valido per la qualificazione ai play off, che, però si interrompono alle semifinali, contro il Como di Preziosi, dopo la sconfitta interna per 1-0 all’andata e il 0-0 del ritorno. A fine stagione finisce anche l’avventura di Agostini a La Spezia, dopo 39 presenze e 9 gol tra campionato e coppa, e una promozione in C1 nel palmares.

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DOPO LO SPEZiA – Lasciata la Liguria, il Condor scende di categoria, accettando di giocare una stagione nel Tivoli tra i dilettanti, poi risale in C2, giocando una stagione nel Forlì, dove segna altri 3 gol, chiudendo la sua carriera tra i professionisti con un bottino di 129 gol. La stagione successiva, infatti torna a giocare tra i dilettanti con il Real Cesenatico, con cui gioca la stagione 2003/04. A questo punto si innamora del beach soccer ed entra a far parte della squadra dei Cavalieri del Mare, con cui si aggiudica lo scudetto per due anni consecutivi e, nel 2004, una Supercoppa Italiana. Entra a far parte anche della Nazionale Italiana di Beach Soccer, con cui, nel 2005, vince il Campionato d’Europa (in azzurro 55 gol in 48 partite). Il richiamo del calcio su erba è però troppo forte, così, nella stagione 2005/06, a quarant’anni, firma un contratto con il Murata, formazione del Campionato Sammarinese, con cui vince due scudetti in due stagioni, una Coppa Titano e un Trofeo Federale, e torna anche a giocare in un preliminare di Champions League. Nel 2008 decide di appendere definitivamente le scarpe al chiodo e di intraprendere la carriera di allenatore, cominciando proprio dal Murata, che dirige per due stagioni, la seconda delle quali accettando il contemporaneo incarico di selezionatore dell’Under 21 di San Marino. Nella stagione 2010/11 ritorna a Cesena per allenare la Primavera. L’ultimo incarico da allenatore risale alla stagione 2012/13 quando è chiamato a dirigere la squadra della Serie A femminile del Riviera di Romagna.

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