A tutta B: il Cagliari solo al comando, le difficoltà delle neopromosse, la favola di Citro, la sfida degli omonimi, il gol Insigne, la partita di Bisoli e l’Armando Picco

CAGLIARI SOLO AL COMANDO – Classifica di B che, purché nella sua embrionalità, continua ad essere ben delineata, dando già un’idea di chi lotterà per i piani alti e chi, invece, dovrà cominciare a preoccuparsi. Davanti a tutti, da sabato, c’è chi ci si aspetterebbe che ci fosse, ovvero il Cagliari, che, grazie alla non facile vittoria su un coriaceo Latina, balza a 13 punti e, soprattutto, scavalca un Livorno che resta a 12 dopo la sconfitta casalinga con la bestia nera Spezia, che, grazie a questo risultato, tra l’altro, la incalza alle spalle con 10 punti, raggiungendo anche il Cesena, che non va oltre lo 0-0 nel match di Perugia. Assieme a loro, anche il Crotone, che continua il suo bellissimo inizio di campionato a sorpresa, sbancando Vercelli. Un punto dietro, a 9, una delle poche imbattute di questo torneo, il Trapani, che travolge in casa l’Entella. A 8 la Salernitana, che torna a vincere in casa, inguaiando sempre più la Ternana, mentre, a chiudere la virtuale zona play off, a 7, c’è il Vicenza, che esce con un pirotecnico 2-2 dal match con il Pescara.

NEOPROMOSSE IN DIFFICOLTA’, TERNANA DA SOLA – In coda diverse squadre mostrano di essere già in difficoltà dopo queste prime 5 giornate, in particolare quasi tutte le neopromosse e le ripescate. Ultima, sempre ad 1 punto, resta la Ternana, a cui l’abbandono di Toscano (e in attesa di Breda, annunciato ieri) non ha giovato, inanellando un’altra sconfitta, sul campo della Salernitana. A 3 punti, come si diceva, due delle squadre risalite dalla Lega Pro: la ripescata Entella, che perde a Trapani, e la neopromossa Novara, che perde il match casalingo tra le nuove arrivate, col Como, nel posticipo di lunedì. Appena un punto sopra, a 4, un’altra coppia: un’altra delle neopromosse, l’Ascoli, che non va oltre lo 0-0 casalingo con il Brescia, e, a sorpresa, l’Avellino, una delle squadre accreditate per la lotta promozione, che, evidentemente, non ha trovato ancora la quadratura di questo inizio di campionato e continua ad inanellare risultati deludenti, come la sconfitta, di misura, di domenica a Bari. Da questo gruppo in difficoltà esce momentaneamente l’altra neopromossa, il Como, che, con la vittoria di Novara, abbandona il penultimo posto e aggancia il gruppone a 5 punti.

LA FAVOLA DI CITRO – Anche la classifica marcatori continua a delinearsi in modo chiaro, visto che, in questo avvio di stagione, alcuni bomber stanno trovando una loro continuità realizzativa. In testa Vantaggiato del Livorno, costretto a saltare la partita con lo Spezia, è stato raggiunto, a 5 reti, da Gabionetta, che ha segnato il gol del definitivo 2-1 casalingo con la Ternana. Una rete sotto resta fermo Ragusa, a secco come tutto il suo Cesena. A 3 reti Morosini, Farias, Sau, Fedato e Castiglia, tutti al palo in questa giornata, vengono raggiunti da Giannetti (foto di copertina), che segna l’importante gol del 3-2 casalingo del Cagliari sul Latina, che regala vittoria del match e testa della classifica, e De Luca, che fissa sul 2-1 il posticipo domenicale del suo Bari con l’Avellino. La vetrina di questa settimana, però, non può che essere dedicata ad un giocatore che sabato ha messo a segno due gol importantissimi, non solo per il risultato finale, ma come coronamento di una carriera molto particolare, ovvero Nicola Citro del Trapani. Citro nasce a Salerno il 27 maggio 1989. Cresce calcisticamente nella Sanseverinese e, da lì, all’inizio della stagione 08/09, passa all’Ebolitana. Quindi Valle Grecanica e Messina, sempre tra i Dilettanti, segnalandosi come attaccante di categoria, dotato di notevoli doti tecniche, al punto da meritarsi il soprannome di “Messi di Fisciano”. Questo però non gli impedisce di rimanere nell’anonimato, al punto, nell’agosto 2013, da costringerlo ad allenarsi con l’Equipe Salerno, la squadra che raccoglie ed allena i giocatori senza squadra della zona, con la prospettiva di vedere, a 24 anni, la propria carriera già compromessa. Da lì, invece, lo pesca il Marcianise, squadra in cui compie il salto di categoria, affinando le proprie doti realizzative, tanto da farsi notare dagli emissari del Trapani, che, a luglio 2014, lo portano al club siciliano, per farlo giocare in B. Poco utilizzato da Boscaglia, che lo fa scendere in campo col contagocce (12 spezzoni di partita e nessun gol segnato), trova maggior fiducia in Cosmi, che sabato ha deciso di schierarlo titolare nel match casalingo con l’Entella, venendo ripagato a pieno nella fiducia: al 67′ si inventa un bellissimo pallonetto dal limite, con cui superare il portiere in uscita e portare, col suo primo gol tra i professionisti, il risultato sul parziale di 3-1 per i padroni di casa; al 77′, con gli ospiti che hanno ridotto ad una sola rete lo svantaggio, fissa il risultato sul definitivo 4-2, realizzando la prima doppietta personale in serie cadetta, con un diagonale in corsa dall’angolo sinistro dell’area, che si va ad insaccare dall’altra parte dopo aver toccato il palo.

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DI GENNARO SEGNA A…DI GENNARO – E, in tema di gol, non si può trascurare quello che, probabilmente, è il gol più bello della giornata, quello di Di Gennaro del Cagliari: al 2′ prende palla e scende sulla fascia destra, poi al limite dell’area si accentra, spostandosi il pallone sul sinistro con due tocchi per mandare fuori tempo i difensori e scagliare un tiro al giro col mancino che si va ad insaccare all’angolo opposto, imparabile per il portiere del Latina…Di Gennaro. Omonimia per due mondi, che, però, non potrebbero che essere più diversi. Centrocampista offensivo Davide, col compito di contribuire alle vittorie della sua squadra con i gol, portiere Raffaele, nel ruolo di chi quei gol li deve evitare. 27 anni il primo, con 10 stagioni di carriera tra i professionisti e 37 presenze in massima serie (1 nel Milan, 1 nel Genoa, 24 nella Reggina e 11 nel Livorno), 22 tra pochi giorni il secondo, da appena 3 campionati nel calcio che conta, con esperienze solo in serie B (Cittadella e, da due stagioni, il Latina, appunto). Scuola Milan il giocatore del Cagliari, che ha militato nelle giovanili rossonere dal 1995 al 2007 (con una parentesi di una stagione nel Cimiano), diventando anche capitano della Primavera, scuola Inter quello del Latina, che con la Primavera nerazzurra conquista il Campionato e la NextGen Series, e, che, tuttora, è di proprietà del club milanese, in prestito per accumulare esperienza. Questo round va al più esperto, ma la carriera di entrambi è ancora lunga e le sfide tra i due, probabilmente, avranno modo di rinnovarsi.

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UN GOL INSIGNE…MA NON TROPPO – E, per chiudere con il discorso gol, anche questa settimana non si è fatto attendere il gol giovane, anche se, stavolta, si è rivelato inutile ai fini del risultato. Nel posticipo di domenica, infatti, ha realizzato la sua prima marcatura in B un fratello d’arte, quel Roberto Insigne, fatello del ben più noto Lorenzo, giocatore del Napoli. Roberto è nato a Napoli l’11 maggio 1994 e, nella città partenopea, ha cominciato a muovere i passi nel mondo del calcio, facendo la trafila nelle giovanili. Dalla stagione 11/12 è entrato nella rosa della prima squadra, dove è rimasto fino alla 13/14, mettendo a referto una presenza (da 4′) in Serie A e una (da 24′) in Europa League. Quindi il prestito al Perugia, in Lega Pro, dove ha messo insieme 12 presenze e 1 gol, più uno nella finale di Supercoppa Lega Pro, seguito da quello alla Reggina, dove ha giocato, da titolare, tutta la scorsa stagione, inanellando 30 presenze e ben 8 gol. Quindi il ritorno a Napoli, anche per il fallimento della squadra calabrese, e il passaggio, durante l’ultimo mercato estivo, sempre in prestito, all’Avellino, dove, fin qui, ha praticamente sempre giocato. Domenica, al 27′ del match in trasferta a Bari, ha illuso i tifosi irpini segnando il gol del momentaneo pareggio della sua squadra, prima che, con una rete a metà secondo tempo, De Luca non fissasse il risultato sul 2-1 finale.

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LA PARTITA DI BISOLI – Per la terza volta in due giornate di campionato si è giocata una partita da amarcord. La scorsa settimana, come trattato anche nella precedente puntata di questa rubrica, toccò a Rastelli e Tesser. In quest’ultimo turno è toccato invece a Pierpaolo Bisoli. L’ex giocatore, infatti, che da giugno di quest’anno siede sulla panchina del Perugia, sabato era impegnato nel match casalingo con il Cesena, che è stata esattamente l’ultima squadra da lui allenata. Ma, come per i suoi colleghi la scorsa settimana, anche per lui non è stata un’esperienza di passaggio da mettere a curriculum, ma una pagina intensa ed importante, per di più doppia, della propria carriera. Bisoli, infatti è stato allenatore del Cesena già una prima volta nel 2008, quando ha preso la squadra in Lega Pro e, subito alla prima stagione, l’ha portata in B e, addirittura, in quella successiva, con un doppio salto, in massima serie, dove non l’ha seguita, chiudendo il suo rapporto a giugno 2010. La seconda parentesi si è aperta a settembre 2012, quando è stato chiamato dai romagnoli per sostituire Campedelli, in B, salvando la squadra la prima stagione e portandola in A, attraverso la vittoria dei play off, la successiva. Stavolta ha seguito i bianconeri in massima serie, ma le cose non sono girate per il verso giusto, visto che, a causa dei pessimi risultati, con la squadra penultima in classifica, a dicembre 2014 è stato esonerato. Sabato era la prima volta che Bisoli incontrava la sua ex squadra e le cose non sono andate esattamente nel migliore dei modi: il match si è chiuso sullo 0-0, con i romagnoli, però, che hanno giocato dal 61′ in 10 e, dal 81′, addirittura in 9, e, soprattutto, proprio il tecnico dei grifoni ha dovuto seguire tutto il secondo tempo dalla tribuna essendo stato espulso prima della fine del primo tempo per proteste. Il buon Bisoli, sicuramente, sognava un rendez vous migliore…

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CHIAMATELO ARMANDO PICCO – Uno dei risultati più eclatanti della 5^ giornata del campionato cadetto è stata, sicuramente, la vittoria dello Spezia in casa del Livorno, evento che ha stoppato la fuga dei toscani che veleggiavano, fin qui, a punteggio pieno, consentendone anche il sorpasso ad opera del Cagliari, e che ha rilanciato i liguri nelle zone alte della classifica. Una vittoria esterna, in una partita, tra l’altro caldissima dal punto di vista ambientale (a causa della fortissima rivalità che esiste fra le due tifoserie, che, dopo il gemellaggio che le univa diversi anni fa, sotto la comune bandiera dell’odio per il Pisa, ora, per usare un eufemismo, non si possono vedere) che, però, non nasce come evento estemporaneo e sorprendente, ma è la conferma di un trend che dura da diverse stagioni e che vede gli aquilotti all’Armando Picchi quasi giocare in casa. I bianconeri, infatti, negli ultimi anni hanno una media punti nello stadio degli amaranto eccezionale, ben più alta che allo stesso Picco, se si considera che non perdono in trasferta dalla stagione 88/89, quando, in C1, il Livorno si impose per 1-0. Da allora cinque incontri, nessuna sconfitta e, addirittura, nelle ultime 4, altrettante vittorie: nella stagione 00/01, in C1, finì 0-0; la stagione successiva, sempre in C1, finì 1-0 per lo Spezia, che con questo risultato si avvicinò ai rivali capo classifica, senza però riuscire a raggiungerli a fine torneo, consentendo loro la promozione diretta in B, ma fallendo la propria attraverso i play off; la nuova sfida si ripropose 10 anni dopo, nella stagione 12/13, in B, con la sonante e incredibile vittoria degli aquilotti per 5-1, soprattutto alla luce del fatto che i toscani salirono in A, mentre i bianconeri rischiarono la retrocessione; la scorsa stagione finì 1-0 per i liguri, mentre sabato il match si è concluso con il risultato di 2-1 per gli ospiti. Insomma, vista anche l’assonanza tra i nomi, chiamatelo Armando Picco…

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L’Armando Picchi

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