Nemeth, Adiyiah, Sukuta-Pasu, Alan Kardec, Koman, Merìda, Bonaventura, Osei, Alan Teixeira, Viudez, Mustacchio, Sergio Asenjo. Letti tutto d’un fiato, a mo’ di filastrocca, (pronunciandoli correttamente, please: noi Soloni del pallone, talent-scout dell’us-ur-ato sicuro nonché scafati cercatori dei Fenomeni Catodici ci teniamo, eccome!, alla forma). E tutta una lunga schiera di altri esotici nomi di ragazzini ancora imberbi ma già con le valigie in mano – e forse nel destino – e l’esultanza-performance pronta ad uso e consumo delle telecamere. Sabato scorso si è conclusa l’edizione 2009 del Mondiale Under 20 di categoria, disputatosi all’ombra delle piramidi ma alla luce vivida, vividissima, quasi accecante di tutti i riflettori puntati per l’evento: riflessioni a margine e diario virtuale di tre settimane di reality show calcistico in cui, per fortuna, alla fine non vince uno soltanto.
VAMOS A GHANAR – Bello e avvincente, soprattutto dagli ottavi in poi, il torneo che quest’anno vedeva all’opera in Egitto quelli che, almeno sulla carta (mancava l’Albiceleste, pazienza…) erano i migliori virgulti dei quattro angoli del globo. Dopo le passate edizioni che erano state sostanzialmente il palcoscenico su cui celebrare l’Avvento pagano di gente del calibro della Pulce argentina del Barça, Agüero ed Edinson Cavani, quella egiziana non ha espresso nuovi Messi(a) ma tanti ottimi prospetti a nostro avviso pronti (ed alcuni già lo fanno…) a misurarsi con i pari età. Detto ciò, la vittoria finale è andata al Ghana, prima formazione del Continente Nero ad aggiudicarsi un alloro mondiale, battendo in finale nientemeno che il (più mediocre ed ‘europeo’, a memoria d’uomo) Brasile, in una sfida risoltasi ai calci di rigore dopo che i ghanesi avevano retto in dieci per buona parte del tempo: i nomi di Osei ed Adiyiah dovremo risentirli presto e chissà che non facciano già compagnia a Essien, Muntari & co. nella spedizione sudafricana di giugno… Ciò detto, nel nostro personalissimo diario abbiamo registrato in alcune occasioni più calci che calcio, più nomi sul taccuino dell’arbitro (vero, Rocca?) che su quelli degli osservatori, un bel po’ di topiche da parte delle retroguardie ma anche qualche gol pazzesco – Viùdez: chi era costui?, goleade imbarazzanti e portieri non da meno. Oh, c’era anche l’Italia che, grazie a Dio (e poi spiegherò perché), stecca sempre in questi tornei: dopo l’exploit con il tiqui-taqui spagnolo versione-nursery, i nostri si suicidano contro i pari età magiari e rispettano il pronostico…
LUCI IN THE SKY – I diritti per la trasmissione della rassegna egiziana erano stati acquistati per la prima volta da Sky, motivo per cui abbiamo potuto seguire live and direct tutte le partite, a partire dai gironi qualificatori sino alla finale: ovvia, a ruota, l’improvvisa attenzione che blog, siti specializzati e occasionali opinionisti del web hanno dedicato a quel calcio giovanile che poi ogni domenica, alle nostre latitudini, viene regolarmente snobbato. Ma tant’é: sono le telecamere e le videografiche con le foto appena scaricate da Wikipedia dei nuovi campioncini a dettare l’agenda mediatica. Certo, l’attenzione che il canale satellitare ha dedicato all’intera rassegna e che, domenicalmente, offre anche al Torneo Primavera non è una brutta cosa, anzi: più opinabili sono i modi e i toni usati, che sanno tanto di ‘piacersi troppo’ quando si cerca – forzosamente, caparbiamente – di scovare per primi un talento in fieri e caricarlo della pesante corona di ‘Campione’; assumersi la paternità della scoperta, salvo poi disconoscerla perché è sempre colpa del giocatore “che si è perso e che non ha saputo mantenere le promesse” (fatte a chi?). Spente le luci, smontato il set, fatte le nomination si può tornare a decidere se è più forte Zlatan, più bello Cristiano o più letale Edin: vuoi mai che almeno stavolta ci si azzecca? Gli esperti del giorno dopo, ma dopo dopo.
IL BASTONE E LA CARESSA - Fatevi un giro sulla rete: ‘mondiali Under 20′ + ‘talenti’. Google sa riservare soddisfazioni: pullula di classifiche, top-ten-secondo-me, dotte dissertazioni se Nemeth sia meglio di Fernando Torres quando Fernando Torres aveva l’età di Nemeth (e giocano entrambi nel Liverpool: oh, l’avevo detto io! È destino…) o se Koman non possa già giocare in Italia (peccato: lo farebbe già, se non disegnasse le sue traiettorie solo nelle giovanili…) e di futuribili consigli – leggi: scippi di mercato legalizzati - alle nostre grandi per inserire nel tritacarne uno-due di questi ragazzi, quando poi uno come Abate ancora fatica a trovare un posto in squadra e Giovinco deve sempre dimostrare qualcosa. Poi se ci si mette anche il bravo Caressa che (lo ha ammesso, dopo, onestamente) durante la telecronaca ha con insistenza buttato la croce addosso a Gentili, autore del fallo da rigore e poi espulso contro l’Ungheria per due ingenue trattenute… Un paio di considerazioni: perché queste belle ramanzine in diretta non le riserviamo anche ai ‘califfi’ della nostra Serie A invece che a un ragazzino che ha il diritto anzi il dovere di sbagliare, per giunta in diretta-Tv e in un Mondiale crediamo noi, o a sconosciuti ‘pipperi’ che giocano in tornei a debita distanza di polemica dalle nostre latitudini? Secondo: abbiamo forse perso una partita per colpa di uno, ma magari abbiamo guadagnato un ‘uomo’ che imparerà dai suoi errori e poi abbiamo assistito a dei supplementari commoventi per abnegazione da parte dei nostri. E visto all’opera quel cavallone di Mustacchio sbattersi da solo fino al 120′ e poi Bonaventura cambiare il volto di una gara apparentemente segnata, con i nostri che erano in nove. Non sarà stata Italiagermaniaquattrattre ma: bravi! Il bastone e la carota.
ITALIANS DO IT BETTER? - Come detto sopra, veniamo ai ‘nostri’. La spedizione di Rocca non partiva con i favori del pronostico e con i ‘big’ Balotelli e Paloschi rimasti a casa per i motivi che conosciamo. Al solito, un po’ per demeriti propri, un po’ per la propensione tutta italica a trasformare in tregenda ogni ‘eliminazione’, la nostra selezione si è fermata sul più bello ed ecco la solita, stupida domanda aleggiare nell’aria: perché con l’Under 21 facciamo incetta di premi e con le altre selezioni no? Semplice: perchè quando noi vinciamo i titoli europei con i Gilardino e i De Rossi e i Pinzi, bullandoci di battere Spagna e Portogallo, questi ultimi presentano sovente formazioni sotto-età e i vari Fàbregas e Cristiano Ronaldo fanno già parte della Nazionale maggiore e titolari nei rispettivi club. Non hanno tempo, loro, di rimanere ad ammuffire in Under 21 solo per vincere un titolo in più: sono pronti ad essere leader della selezione A e in Under che ci giochino pure i prospetti ancora più giovani e che già scalpitano dietro i fratellini maggiori. Un caso su tutti, emblematico: Fran Mérida. Osannanto, finalmente, da tutti dopo averlo visto in azione in Egitto, pur steccando contro l’Italia. Peccato che il classe ’90 sia da tempo nei pensieri di Wenger e noto a chi segue costantemente le vicende dell’Arsenal: a breve potrebbe sostituire il partente Fàbregas (un veterano classe… 1987) mentre da noi ci meraviglia ancora della maturità tattica del neo-capitano Francesc. Intanto i nostri continueranno a fare la spola tra terza serie e Primavera, mentre il suddetto talento iberico già prende di mira una maglia da titolare tra i ‘Gunners’ e le Furie Rosse (“Ma noi abbiam battuto LA Spagna, suvvia!”)
FILASTROCCA - Augurando un futuro sereno e radioso ai migliori giocatori del torneo che abbiamo citato all’inizio, ci permettiamo di proporre al lettore di guardare alla nostra Serie C (il nome Lega Pro non ci piace per nulla, scusate… NdR) che forse è più difficile da scovare nella programmazione satellitare ma ci ricorda che una ‘scuola’ nazionale, tra alti e bassi fisiologici, sappiamo ancora esprimerla e che per inseguire un talento non serve andare nel pur affascinante Egitto, ma basta farsi un giretto in Provincia. E di trovare la sua di filastrocca, con i potenziali campioncini che calcano quei campi bruttini e spelacchiati. I warholiani cinque minuti di celebrità anche per loro, gli ‘invisibili’ del calcio.