Roma, la pazienza è la virtù dei forti

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lunedì 8 febbraio 2010

ROMA – Più che un’anti-Inter, pare proprio che quì ci voglia un’anti-Roma. Ma finora, nessun virus è riuscito ad ammalare questa squadra, neanche quando i presupposti facevano pensare esattamente il contrario. La Roma esce vittoriosa dall’Artemio Franchi, dopo essere stata assediata per novanta minuti dalla Fiorentina. Questa squadra è piena d’anticorpi.

SOFFERENZA ED UMILITÀ: LE CHIAVI DEL SUCCESSO – La Coppa Italia ha generato più problemi del previsto. Claudio Ranieri, Giovedì scorso, ha scelto di schierare tutti i titolari, eccetto Juan, con Francesco Totti, appena tornato da uno stop, davanti per tutta la gara. Una soluzione da roulette (russa), suicida per mezza squadra. Ieri la Fiorentina ha dominato. Vargas ha fatto quel che voleva sulla sinistra, con un Motta fresco ma poco entusiasta, senza quel Cassetti stremato dopo aver giocato ogni sacrosanta partita. Per non parlare di Jovetic. Montolivo onnipresente a centrocampo, poco efficace il pressing costante di Perrotta. De Silvestri ottimo motore diesel, no stop, con un occasione sprecata nel primo tempo pù ghiotta di una lasagna a Carnevale. Le circostanze facevano pensare ad un ritorno della Fiorentina tra le grandi, con una strepitosa vittoria a discapito della squadra più in forma del campionato. Cancelliamo quanto appena detto. Julio Sergio tra i pali ieri sera ha deciso che la gloria doveva spettare a lui. Juan e Mexes si conoscono come fratelli (gemelli), ed uno come Gilardino non può sperare di tornare al gol dopo sei giornate, con quei due lì dietro. La Fiorentina ha dominato. Ma le ripartenze della Roma sono state fatali. Il cinismo, la sofferenza e l’umiltà imposte da Ranieri, hanno dato i propri frutti. Quando nemmeno il mister se l’aspettava, Vucinic ha chiuso per sempre la partita, distruggendo i sogni (legittimi) viola. Diciannovesima partita consecutiva senza perdere, Capello è ad un passo. Claudio Ranieri assegna l’onore ed il merito alla squadra. Compatta, unita, come un sinolo. E lo si vede quando entra Ménez, uno in difficoltà, potenziale immenso, incoraggiato dal suo connazionale Mexes. Lo si vede quando entra Julio Baptista, al posto di un Totti invisibile, cercando di tener palla, giocarla per la squadra, dribblare per salire, alleggerire la sofferenza dei compagni sotto l’assedio avversario. Lo si vede dai tifosi, duemilacinquecento, urlando e cantando immersi nel popolo viola. Questa Roma è un tutt’uno con i più svariati fattori che la compongono. Anche arrancando stancamente, giocando discretamente, si è riusciti a vincere. La filosofia non era questa fino all’anno scorso. E’ cambiato ancora una volta, proprio tutto.

CLASSIFICA SEMPRE PIÙ ENTUSIASMANTE – Due punticini sul Milan potrebbero presto perdersi nell’aria, ma finchè ci sono, meglio goderseli. Un Milan che dovrà vedersela proprio contro la Fiorentina per stare al passo della Roma. I viola difficilmente faranno gli stessi (pochi) errori di ieri sera. Ma la Roma non si preoccupa di chi c’è dietro, o avanti. Si gioca, si vince, si dimostra quanto si è maturati da Settembre, e quanto si possa ancora migliorare per incantare la gente. La squadra avrà a disposizione cinque giorni per tirare fiato, per poi giocarsela di nuovo con il Palermo, all’Olimpico. Il fortino giallorosso per eccellenza. Non che gli altri campi non lo fossero. Lo spettro di sognare troppo in grande è dietro l’angolo, e Ranieri dunque predica calma. L’Inter è lontana, ed anche se non lo fosse, lo diventerebbe presto. Si è riusciti a scavalcare tante, troppe, squadre. Sognare non costa nulla, illudersi sì. Questa Roma deve rimanere coi piedi per terra, consapevole dei suoi difetti, ed orgogliosa dei suoi pregi. Sfruttare tutte le proprie potenzialità sarà la chiave della squadra, per soffrire e gioire fino a Maggio, guadagnandosi una giusta, meritata e finalmente arrivata soddisfazione. Accompagnata magari da Coppa Italia ed Europa League.

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